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Oltre l'ibisco. Prodigi d'autunno

Tu mio ibisco nell’ultimo tepore estivo
sei ricordo del mio giardino
in me impresso come dono di luce
in versi raccolta.

In luce ed ombra
le ore
fra foglie di speranza.

Ma nel tuo giallo ardente
sogno in orizzonte di petali

dal tuo cuore profondo
primordi di pistilli

promesse in sciami leggeri
di vita ancora iterata

rinnovo in noi
catarsi di luce.

Ed ora tu difeso
nel domestico spazio
ancora mi offri
miracolo di corolle.
Attendo con fede
al provvido tuo cammino
ché nulla al creato è impossibile.
Ma d’improvviso
altri prodigi leggo
come incanto d’autunno.

chiome esplose in un incendio d’oro
nell’immensa azzurrità

foglie in filigrane leggere nel vento
in mulinelli gialloramati

sempre in danza ignare
fra bianchi voli di gazzette

e immobile nel cielo di rami nudi
la sofora splende nel grigio perlato
alla pioggia a rimbalzi d’oro
quale luminoso ziggurat
quale prezioso minareto
tensione sempre al divino.

Confusa all’onda virale
al mio, al cosmico affanno
mi lascio andare foglia al vento

ormai suasa del mio vivere
sospesa nel mistero virale
fra l’alfa e l’omega e oltre.

Ma già è imminenza di candore nuovo
nel turgore intimo dell’elleboro.

S’aprirà l’immacolata corolla
con antiche Parole-risposte di vita nuova?

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