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I “Versi”
di Claudia Gori

Sabato 10 luglio 2017 alle ore 17,30, presso il Caffè Storico Letterario Giubbe Rosse, Piazza della Repubblica n. 13/15r, Firenze, è stato presentato il libro di poesie di Claudia Gori, dal titolo Versi, Edizione Fondazione Mario Luzi.

Presentatori Jacopo Chiostri, giornalista e scrittore, Roberta Degl’Innocenti, poetessa e scrittrice.

Molte le persone intervenute alla presentazione del libro.

Intervento di Jacopo Chiostri.
Intervento di Roberta Degl’Innocenti.

A iniziare la presentazione Jacopo Chiostri che poi ha fatto anche un’intervista all’autrice.

Di seguito l’intervento di Roberta Degl’Innocenti:

Claudia Gori, laureata in Lettere e dottore di ricerca in Storia e Civiltà, è autrice di numerose pubblicazioni nell’ambito della storia contemporanea. Questo pomeriggio presentiamo, però, un suo libro di poesie dal titolo semplice, essenziale, quasi che l’autrice non desideri connotare con altre parole il suo scrivere poesie.

Oppure una via di accesso verso il lettore, in modo che possa, lui stesso, a seconda delle proprie emozioni e sensazioni, percorrere la via della conoscenza del tracciato poetico.

Intervento dell’autrice.

Di seguito le sezioni del libro: “Poesie delle rose, Il clima, Piante, Acqua, Pensieri sul mare” Attraverso questa suddivisione ideale, che ci porge l’autrice, il lettore entra nel suo mondo interiore e, tramite la visione del mare, ne accoglie le suggestioni.

L’autrice “approda” e usa le sue parole che troviamo a pagina 7 (Prefazione, che lei stessa scrive) dove riconosce il luogo della propria esistenza, quando la vita non porta dolore”.

Lettura dalla Sezione Il Clima

Avvistamento sulla Torre

“In rima, io credo
per amore, per mare
arrivando: dall’alto
muri o torri, sulla sabbia:
ecco, già arriva
toccando sulla terra
pesante, e il cuore.

Tremando, senza voce
che urli, dove non sente



o capire, o se possa d’offrire aiuto,
o speranza…
no, il cuore
teme la morte
non respira: guarda
è arrivato?
Se fosse, solo,
qualche respiro e poi sarebbe
alla fine, per morire
abbastanza?

Una poesia complessa, non tanto nella forma perché arriva al lettore in maniera diretta, quanto nel significato.

In questo è importante l’affermazione di Matteo Leombruno (Presidente della Fondazione Mario Luzi) che scrive la sua nota sul libro nel retro di copertina: “L’aspetto simbolico è evidente e marcato sul filo dei versi, così come negli antri più appartati e introspettivi della parola allegorica”.

Il fatto anche che Claudia Gori stessa scriva la prefazione al proprio libro, sembra quasi un colloquio col lettore, una modalità di approprio che ne denota la sensibilità.

Dallo scritto dell’Autrice: “La raccolta nomina la sabbia e il mare, dove l’autrice “approda” e dove riconosce il luogo della propria esistenza, quando la vita non porta dolore (come già espresso, perché il passaggio è fondamentale per comprendere la poesia di Claudia Gori, nota R.D.).

L’essenza rimane nascosta, ma subito riconoscibile e, quindi, è svolta oppure “parla” tramite quello che viene riconosciuto. L’arrivo per mare rappresenta il primo significato o il “riconoscimento”; il mare e lo scoglio o l’impervia rupe quello, quando appare o che “si “trova”, quando appare perché “visto”.

Quindi anche la complessità del libro, come significato, intendo, non nello svolgersi della forma poetica che appare in verso libero ed in forma quasi colloquiale, è però mitigata dal luogo: dalla raffigurazione del mare, dalla suddivisione, come una trama, voluta e pensata dell’autrice.

Intervista di Jacopo Chiostri.
Parte del pubblico presente.

Questo libro: i suoi, fra virgolette, “Versi” e mi riferisco al titolo hanno, a loro volta, una ulteriore, scelta presumibilmente dall’autrice, dove la natura è sovrana. Solitamente, quando si suddivide in parti il proprio libro di poesie, cosa che accede sovente, credo sia anche per cercare un modalità di approccio per il lettore. Modalità che l’autore propone. Una via d’accesso per capire e capirsi.

La poesia di Claudia Gori ha dei soggetti ricorrenti: la rosa, il mare, che però confluiscono in un unico desiderio: quello di esprimere la propria interiorità. Un modo di offrirsi al lettore, di aprire la porta del proprio essere, di entrare in sintonia con qualcuno e qualcosa e questi suoi versi, semplici e complessi, lo rivelano.

Vorrei però chiudere il mio viaggio nella scrittura da Claudia Gori con la lettura della poesia “Tempesta”, che si trova a pagina n. 38, nella sezione Piante, dove ancora una volta l’autrice si rivolge alla rosa.

Tempesta

Rosa, che guardi
vorrei occuparmi del tuo bene
e sapere se riposi –
frescura d’intorno –
se dormi o pensi.
Allora, saprei,
che posso sostenere
o ritenere


questo viaggio –
nel quale, io sola
arrivo e trovo
se cerco,
che c’è ancora
per arrivare,
un porto
e sempre per via
una tempesta.

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