Servizi
Contatti

Eventi



“Inquietudine da imperfezione”

alla Libreria Salvemini di Firenze

Venerdì 10 marzo 2017 alle ore 17, presso la Libreria Salvemini, Piazza Salvemini n. 18 Firenze, presentazione del libro di poesie Inquietudine da imperfezione (Passigli Editore) del poeta Evaristo Seghetta. A presentare il libro Roberta Degl’Innocenti, poetessa e scrittrice, dopo i saluti di Mauro Marrani della Libreria Salvemini. Letture di Evaristo Seghetta e Roberta Degl’Innocenti. Presente anche Marco Colangelo della Regione Toscana.

Roberta Degl'Innocenti ed Evaristo Seghetta.

Nel corso del pomeriggio esposizione del quadro Inverno del pittore Giancarlo Ferruggia.

Una breve biografia dell’autore:

Evaristo Seghetta nasce a Montegabbioone, in provincia di Terni, nel 1953. Vive e lavora ad Arezzo.

Scrive poesia da sempre, ma inizia a pubblicare nel 2012 ottenendo subito riconoscimenti importanti. Queste le sue raccolte pubblicate:

“I semi del poeta” (Polistampa Editore, 2013) Opera premiata, tra l’altro, al Concorso Letterario Tagete (2013) e premio della giuria al concorso Astrolabio (Pisa, Gennaio 2015).

“Inquietudine da imperfezione” (Passigli Editore, 2015), Opera premiata con il 2° posto al Premio di Poesia delle Cinque Terre (Portovenere, 2015) con Sirio Guerrieri. Dello scomparso Sirio Guerrieni, la stessa Degl’Innocenti, ha fatto poi un ricordo personale.

1° Premio Fiorino d’oro (Palazzo Vecchio, 2015). Il libro ha avuto numerosi altri riconoscimenti fra i quali la medaglia d’argento al Concorso di Poesia Giorgio Caproni - Livorno, 1° Premio al Concorso La Locanda del Doge, Rovigo e 1° Premio al concorso Giovanni Pascoli – Barga (Lucca) e ancora, nel novembre 2016, ha ricevuto il 1° Premio al XVIII concorso Tagete – Arezzo).

Morfologia del dolore (Interlinea, 2015) luglio, 2015 e nello stesso anno è stato conferito il premio Unicorno- Confindustria Rovigo.

Su Evaristo Seghetta hanno scritto: Franco Manescalchi, Carlo Fini, Giuseppe Panella, Alberta Bigagli, Camillo Bacchini, Michele Brancale, Valeria Serofilli, Franco Manzoni, Carmelo Mezzasalma. Sue poesie sono apparse su diverse riviste letterarie tra le quali “Retroguardia” , "Erba d'Arno" e “Feeria” oltre a varie recensioni su molti quotidiani nazionali tra cui su “La lettura” del Corriere della Sera, La Nazione e Gazzetta di Parma.

Veduta d'assieme della sala durante la presentazione.

Molte le persone che sono intervenute alla presentazione presso la Libreria Salvemini. Presente anche Marco Colangelo della Regione Toscana.

Di seguito l’intervento di Roberta Degl’Innocenti:

Ho scelto di iniziare la presentazione con un testo tratto dal libro Morfologia del dolore.

Io sono le mie parole,

sono la traduzione puntuale
del dolore ancestrale,
epifania affissa
alla porta dell’esistenza
e l’inchiostro a delinearne
lo spazio, fra titolo
e prezzo.

La risposta cartesiana

al quesito originale
è solo il dolore,
frutto dell’esposizione
a prove, prove, prove…

Io sono in questa cantilena
che permette al mio udito
di passare il messaggio al cervello,
di rinchiudere nell’anello
del prima e del dopo
il ronzio dell’eternità.

 Risulta palese che ci troviamo subito di fronte a una poesia che unisce forma e significato, nella quale il verso ci accarezza ma ci fa anche riflettere.

La poesia di Evaristo Seghetta ha un respiro cosmico, nel quale la sua storia è personale ma anche riconducibile a quella di ognuno di noi, che vi si può ritrovare e riflettere. Ho conosciuto l’autore alcuni anni fa, alla Biblioteca Mario Luzi, in occasione della presentazione del suo primo libro con il gruppo di Franco Manescalchi. Era presentato dall’amica Patrizia Fazzi e mi resi conto subito di trovarmi di fronte a una bella poesia, parola non scontata.

Uso tre diversi termini per definirla: semplicità, forma, significato.

Semplicità per il modo di approcciarsi che conduce il lettore in maniera naturale verso le parole che scivolano compatte e coerenti, percepibili e inafferrabili (come il destino, come la vita).

da sx: Roberta Degl'Innocenti, Evaristo Seghetta e Marco Colangelo della Regione Toscana.

Leggiamo, a pagina 57, alcuni versi della poesia Inverno (dal libro che presentiamo stasera):

“É la nebbia che insegue la pioggia / o la pioggia che insegue la neve, / in questa breve marcia per spazio e cadenza, / in questo ritmo di vana credenza / del certo e del vero”,

Una poesia profonda, che si avvale, però, di mezzi quotidiani come il tempo, le stagioni per parlare della vita, del suo scorrere lento o veloce, per approdare alle nostre certezze oppure, semplicemente a ciò che è verità. Quindi una poesia che si legge con un approccio individuale e cosmico.

Franco Manescalchi, Presidente di “Pianeta Poesia” e uomo di grande cultura, del quale troviamo uno scritto nella seconda e nella quarta di copertina, spiega la struttura del libro. Ne riporto due commenti relativi alla struttura poetica:

“A livello stilistico piace l’asciuttezza del verso libero che, di strofa in strofa, trova una sua evidenza per l’uso delle assonanze, la rima, gli incipit”.

E ancora:

“Insomma la struttura è solitamente fervida e stilisticamente sorvegliata”.

La prefazione, lunga ed efficace, è affidata a Giuseppe Panella, anche lui noto critico letterario.

Scrive Giuseppe Panella: La poesia per Seghetta Andreoli è dunque (lo ammette lui stesso!) l’Alfa e l’Omega dell’esistere consapevole e cosciente, la ragione stessa dello scrivere che si configura come possibilità del vivere autentico e libero dalle strettoie del contingente.

Evaristo Seghetta e Roberta Degl'Innocenti nel corso delle letture.

Tra l’altro Alfa e Omega è anche la poesia che chiude il libro e che leggeremo più avanti.

Prima di andare oltre prego Evaristo di leggere il testo “Inquietudine da imperfezione” che accoglie la titolazione.

Ma veniamo ai capitoli nei quali Evaristo suddivide il libro, introdotti da una propria frase e da una poesia in corsivo: I rintocchi scandiscono le ore. Trovo questa sua modalità di approccio con i propri lettori molto gradevole.

(Prima parte) I rintocchi scandiscono le ore, quindi i mesi, il tempo, le stagioni che scorrono rapide o lente, a seconda del nostro umore, quando la vita ci accarezza o percuote.

Tutto questo è motivo, per il poeta Evaristo Seghetta, linfa vitale di creazione, emozione.

Fermare l’attimo in cui la vita si racconta e ci racconta.

Il presentatore, per regola, non deve essere particolarmente elogiativo ma per Evaristo mi rimane difficile seguire questa regola imparata tanti anni fa perché, la sua, è anche poesia che tocca le mie corde del cuore con la sua dolce consapevolezza.

Iniziamo questo viaggio nelle parole di Evaristo Seghetta con una parte della poesia Febbraio, in questo suo viaggio nelle stagioni.
-“Abbraccia il vento / coriandoli e foglie / in questo valzer convulso / di neve e di sole. (Pag. 32)
La beccaccia curiosa / tra la siepe che ghiaccia / adesso riposa: / spina di rosa il suo grido / nel gelo”.

Il poeta parla per immagini e sensazioni, riesce ad evocare il tempo, il mese, supportato dalla musicalità del versi.

Propongo un testo che riguarda il mese di aprile dove ancora parola e immagine sono supportate da una forma musicale che rende piacevole il testo anche alla lettura: “Si rincorrono le nuvole, / impassibili, / spietate, / veleggiano nel grigio, / come i sogni all’alba, / come le speranze / protratte dall’incertezza, / tra nebbia e sole.
Ma nascono sempre più fitte / le viole / e non hanno paura, resistono. / Sui loro petali si fonda il futuro / e profuma”. (pag. 41)

Andando avanti, una curiosità: troviamo, a pag. 53, sempre nelle stagioni, una poesia che ha per titolo Settembre dove l’autore scrive: a Ravenna, anno 2006, sulla tomba di Dante.

.

Intervento di Roberta Degl'Innocenti.

Giancarlo Ferruggia con il quadro Inverno.

Prima di lasciare questa parte del libro, dedicata alle stagioni, vorrei leggere Hiems (che significa Inverno) (pag. 61)

“Questa rosa di ghiaccio / dai riflessi dorati / trabocca di aroma / d’incenso e di vino; la neve ammanta / silente il giardino. / La notte avanza, / sfavilla il cammino” .

Oltre alla musicalità del verso prevale questa sua modalità di proporre immagini sensoriali, quasi tattili, di una natura affascinante e coinvolgente.

Lasciamo le stagioni per la parte del libro dedicata all’amore: (Seconda parte)

É nella notte autunnale / che sorge un pensiero d’amore scrive Evaristo. Si tratta di pensieri amorosi dove trapela un eros discreto. Ho scelto per la lettura Ti verrò a trovare (dedicata alla poetessa Donatella Giancaspero) che leggeremo a due voci.

(p. 71 Legge R. Degl’Innocenti)
Ti verrò a trovare / dopo l’ultimo / sbuffo dei comignoli,/ dopo che il giallo / della mimosa / sarà più giallo / del sole nuovo.
Sorrideremo / e parleremo / e canteremo:
ci vestirà la primavera.

Seconda parte legge E. Seghetta (p. 72)
Così, ti ascolterò suonare, / con il corpo raccolto nel calice del giglio, / tra i petali flessuosi, / dove si librano / le melodie delle api, / e come miele / la tua musica / invaderà le cavità / del cuore. / Anche gli dèi / ci inviteranno / a banchetto.

In questo notevole testo, dedicato a un’amica, esiste un sentore panico fra natura e percezioni, dove i colori sono caldi, la natura è amica anch’essa e “complice” di questo sogno di un incontro accompagnato dalla “melodia delle api”

Inoltre, a pag. 73, nella poesia Ma Poi in un verso Evaristo Seghetta parla di un sogno sognato, condivido questo verso anche io perché entra molto in sintonia con il mio modo di scrivere poesia.

Nella terza parte del libro troviamo la frase: É nel mare del vuoto che affondano i remi (p. 77)

É l’uomo e il suo divenire in un compendio di versi forti ma mai scevri di dolcezza. Scrive Evaristo Seghetta a pagina 82 (Uomo)
“Sogna, l’uomo / sogna un sogno leggero, / che superi la gravità dell’Io: / sogna di elevare / le vertebre del cielo, / di sfiorare / le dita di Dio”.

Il sogno, quasi come una “salvaguardia” della vita.

Vorrei fosse letta anche la poesia Persone (86) che trovo intrisa sì di verità, ma anche di quella dolcezza e speranza che percorrono, più o meno evidenti, la poesia di Evaristo.

Saluto di Mauro Marrani.

Roberta Degl'Innocenti e Marcella Spinozzi Tarducci.

Persone (letta a due voci)

Ma anche chi muore / resta, come graffito sul sasso. / Resta sulle scale / scosceso, sui fossi, / sugli steli / dei papaveri rossi. E mente chi dice / “non ci sono più”. /

Mente: non sa / che il vento torna a spirare, / sopra la torre, sul campanile, / portando con sé, / oltre il cortile, lo spirito / eterno, vivo, come respiro / che lega al cielo / l’azzurro degli occhi.

La poesia di Evaristo ha sempre una profondità di significati, uniti a una forma piacevole e musicale che accompagna il lettore in un viaggio nelle parole. Sempre con dolcezza, anche quando il significato si fa potente.

In questo viaggio nelle parole di Evaristo, in sequenza il titolo Di flauto e tamburo risuona il dolore (4.a parte)

Molto bella anche la poesia in corsivo che precede il titolo.

Il dolore si esprime in pochi versi, Il dolore è essenziale come, in alcuni casi, la poesia di Segretta. La parola trasmette, in automatico, al cervello la sensazione, anche il titolo della parte del libro che trasmetto citando un verso:

Nella poesia Olivi (pag. 102) l’autore ha personificato anche la natura. In questo dolore ancestrale che colpisce anche per la sua pacatezza, per la sua immensità.
“Sono soldati, i miei olivi. / le chiome tagliate,/ ampia la fronte, / allineati nel prato, / accerchiata la fonte. / Divisa grigioverde / di foglie: giacca e mostrine”.

Questa struggente e forte immagine che alterna uomo e natura: personificando la natura stessa, in maniera tangibile, reale. In tutto ciò il dolore, che non ha bisogno di parole altisonanti. Bastano queste immagini, evocate dal poeta, a renderlo tangibile.

Il percorso nelle parole dell’amico Evaristo ci porta lontano e fa affiorare sentimenti e sensazioni diverse.

Andiamo avanti nel viaggio: “Come i tuoi occhi, ho gli occhi”. Quinta parte del libro in questa ideale suddivisione dell’autore. Di questa parte mi affido alla lettura della poesia in corsivo: Occhi di poeta (107)
“La luce degli occhi / è comunque in noi / chiamati alla poesia. / E’ riflesso febbrile / insolitamente normale, / che appare nei pochi / predisposti dai geni.
Come i tuoi occhi ho gli occhi, / palpitanti di rara sinfonia, / che il verso diffonde / tra gli anemoni rossi.”

Interessante anche il testo che chiude la sezione e che ha per titolo: “Quel che resta della poesia” in considerazioni che si uniscono alla vita che scorre, al ritmo delle ore, sperando non sia auspicabile quello che scrive Evaristo (p. 113) “Ma della poesia poco resta”. :

Il libro si chiude con la parte (6): Nei chiostri di pietra, da qui s’inabissa la voce

Ed è proprio in questa che troviamo la poesia riportata nella copertina del libro, breve e coinvolgente, in questi versi armoniosi e leggeri come il suono della rada pioggia che evocano. Molto belli.

Pag. 121 (Gocce)
Piovono rade, / gocce bizzarre, / grigie sulla pietra grigia / e lasciano tracce /lettere oscure / leggibili solo / alle rondini / che volano basse.

Carmelo Mezzasalma, dei quali tutti noi conosciamo il valore, ha fatto per questo libro ed il suo autore un lungo articolo su Feeria dal titolo “Respirare la poesie” del quale riporto solo una frase determinante: “Il poeta ha trovato un suo linguaggio personalissimo e sicuro”.

Per chiudere questo incontro con la bella poesia di Evaristo Seghetta leggiamo un frammento della poesia Alfa e omega che si trova a pag. 135.
“È sfilata via anche questa notte / con l’effetto clessidra, / nello scorrere dei granelli / giù verso il basso, / lento come l’acqua del fosso, / dove la collina spiana, dove si rispecchia la luna.”

10 marzo 2017

 

articolo


ultimi articoli
Literary © 1997-2017 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza