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“Plastic Shop”
di Andrea Campucci

alle Giubbe Rosse di Firenze

Domenica 19 novembre 2017 alle ore 17,30 a Firenze presso il Caffè Storico Letterario Giubbe Rosse, Piazza della Repubblica n. 13/15r, è stato presentato il libro di narrativa Plastic Shop di Andrea Campucci (Leone Editore).

A presentare l’evento, al quale hanno partecipato molte persone, il giornalista e scrittore Jacopo Chiostri e Roberta Degl’Innocenti, poetessa e scrittrice.

Di seguito una breve nota biografica dell’autore: Andrea Campucci è nato a Incisa Valdarno (Firenze) nel 1983 ed è laureato in filosofia. Autore di romanzi e saggi filosofici, collabora attualmente con alcuni editori fiorentini. Plastic Shop è il suo esordio con Leone Editore.

Dopo l’intervento di Jacopo Chiostri, che è entrato nel merito del libro, Roberta Degl’Innocenti ha letto la sua relazione, della quale riportiamo alcuni passaggi:

Andrea Campucci e Jacopo Chiostri.

Roberta Degl'Innocenti e Andrea Campucci.

“Andrea Campucci con questo libro interessante e dinamico ci porta, quasi sempre in maniera rapida, incalzante, in un sistema di vita che spersonalizza e sorprende. Usa un espediente, che è poi la trama di questo originale lungo racconto, quasi un romanzo: ambientare lo scritto in un Outlet, uno dei tanti luoghi dove oggi è d’uso acquistare alla ricerca di sempre nuovi e convenienti acquisti.

Si tratta quindi di una trama originale che, in fondo, ci conduce sempre all’uomo con sogni e debolezze, con l’ansia di vivere e la frenesia che conduce, appunto, la vita.

Il libro, pervaso da una evidente ironia, ci accompagna, anzi ci guida, con rapidità nell’Outlet di Barberino di Mugello. Quindi un viaggio, non viaggio, che inizia con il protagonista che si reca all’Outlet insieme a un gruppo di amici che diventeranno anche essi stessi protagonisti dello scritto. Il periodo è quello precedente il Natale e l’espediente è rappresentato dal protagonista in cerca di un regalo per il fratello.

Ecco un breve passaggio dove l’autore ci introduce in questo mondo frenetico e colorato. Il gruppo di amici è arrivato alla meta ed è così che viene descritto, in maniera molto efficace, l’ingresso all’outlet di Barberino di Mugello: (p. 27) “lo spettacolo che ci si presenta è quello di un complesso di edifici in cartapesta che ricordano una struttura a metà fra il casinò di Las Vegas e il Castello di Prezzemolo a Gardaland. “

Quindi l’ironia, di cui parlavo prima, e che pervade tutto il romanzo, o lungo racconto, s’intuisce e si svela subito fin dalle prime pagine.

Il testo è scritto in prima persona, infatti è la voce del protagonista che racconta e sviluppa la storia, attraverso gli amici che lo accompagnano e alle sensazioni che l’ambiente induce.

Roberta Degl’Innocenti e Andrea Campucci.

Ecco i nomi degli amici: Gerardo, Christian, Paolo, Matteo. Amici e complici di Andrea, anch’essi stessi protagonisti della giornata nell’Outlet dove ogni esperienza è portata all’eccesso.

In realtà il libro è un viaggio, attraverso il quale le persone vengono messe a nudo, entrando in un mondo reale-irreale.

L’autore del libro riesce a trasformare lo scritto a tratti in un gioco, a tratti nella disperazione della solitudine, anche e proprio in mezzo alla gente, e in un luogo come un grande magazzino di compere dove perdersi in una ricerca estenuante, a tratti folle.

Appartenere al caos, dove ogni forma di ricerca è condotta allo spasimo e dove tutto può accadere, come in una sorta di pazzia dilagante. Nel corso della lettura ci immergeremo in questa lucida pazzia collettiva per seguire la fantasia, davvero inesauribile, di Andrea Campucci. Senza perdere di vista però il motivo della presenza all’Outlet di Barberino: Andrea cerca un regalo per il fratello in occasione del compleanno. Fratello che ha un progetto di cui si parla nel libro: “percorrere le orme di Sir Hubert Wilkins (1888-1958) attraverso l’Artico appare sempre più folle.” (p. 54)

A un certo punto, nel corso della narrazione, dove Andrea Campucci descrive il caos più totale, viene espressa un’idea fulminante (siamo a pagina 60). Parla l’io narrante:
Sento poi i commenti piuttosto scocciati provenire dal camerino accanto al mio, dove si presume che una gallina isterica non abbia apprezzato lo scherzo di un’amica di spostarle la tenda mentre si stava cambiando. E allora mi domando: perché non aprire un negozio di abbigliamento senza camerini? Un luogo dove tanti perfetti sconosciuti entrano, si spogliano e si provano pantaloni, mutande eccetera senza curansi dei propri simili …”

Aggiungo che, nel corso della lettura, si accentua il caos che regna nel luogo, e anche il caso che domina la vita e che ne diventa complice e padrone.

Parte del pubblico.

A conclusione di questo lavoro, interessante e originale, nel quale l’indubbia fantasia di Andrea ha condotto le pagine e gli eventi, ho scelto un testo poetico, a me molto caro, del qual darò lettura, e che penso sia adatto allo scritto di Andrea: si tratta della poesia “In ogni caso” di Wislawa Szymborska, poetessa e saggista polacca, premio Nobel per la letteratura nel 1996”.

Dopo la presentazione del libro sono state poste alcune domande all’autore che ha risposto sia a Jacopo Chiostri che al numeroso pubblico presente.

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