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Alla Libreria Salvemini di Firenze

“Lucerna di versi”
di Giuseppe Colapietro

Venerdì 15 febbraio 2019 alle ore 17, presso la Libreria Salvemini, Piazza Salvemini n. 18 Firenze, si è svolta la presentazione del libro di poesie Lucerna di versi di Giuseppe Colapietro (Edizioni Masso delle Fate 2011).

Presentatori Roberta Degl’Innocenti, poetessa e scrittrice e Jacopo Chiostri, giornalista e scrittore, responsabile eventi Caffè Storico Letterario Giubbe Rosse. Letture dell’autore.

Giuseppe Colapietro e Roberta Degl'Innocenti.

Ad iniziare Mauro Marrani, gestore della libreria, con i saluti di benvenuto ed, a seguire, i relatori Roberta Degl’Innocenti e Jacopo Chiostri. Nel corso del pomeriggio Giuseppe Colapietro ha dato lettura di diverse poesie che il pubblico ha dimostrato di gradire.

Di seguito ll’intervento di Roberta Degl’InnocentiLucerna di Versi”, un bel titolo per la silloge del poeta Giuseppe Colapietro che presentiamo oggi alla Libreria Salvemini. Una silloge che ci avvolge con grazia e leggerezza pur mantenendo significati importanti.

Con un linguaggio pulito e accattivante il poeta ci apre la porta del suo mondo: in punta di piedi con la luce leggera ma fluente della lucerna, la “sua” fra virgolette, lucerna di versi, con discrezione, per farci entrare nel suo universo poetico interiore.

L'autore Giuseppe Colapietro, il libraio Mauro Marrani e il critico Roberta Degl'Innocenti.

Il libro, pubblicato con Masso delle Fate nel 2011, si avvale della autorevole prefazione di Ruth Cardenas, della quale riporto le parole iniziali: “Mentre nella fiamma della candela bruciano i sogni e il meditar si avvolge nella luce proporzionata della lampada (come ci insegnano i grandi filosofi dello stupore), nella lucerna, per rigore di struttura e per chissà quale ancestrale magia, coesistono all’unisono fiamma e luce, persuadendo chi si avvale di essa, a sognare pensando e a pensare sognando,”

L’immagine di copertina, invece, è affidata a Grazia Tomberli ed ha la grazia e la leggerezza antica del tempo trascorso. Nelle pieghe del tempo occhieggiano i libri, indispensabili compagni di vita.

Ma veniamo al poeta il cui mondo, fatto di quotidianità e meditazione, ci accoglie con versi che evocano immagini di vita e silenzio, natura e sentimenti, il tutto tramite una parola comprensibile ma curata nella struttura.

Giuseppe Colapietro trasmette, racconta, ci accoglie facendoci entrare nel suo mondo, nelle sue emozioni. La luna, da sempre grande interprete dei poeti, illumina il suo cammino e si fa garante della luce e delle ombre. Uso, però, le parole del poeta a pagina 11:

“Cosa si cela dietro ad ogni muro?
Forse segrete storie
Raccontate soltanto alla luna.”

La natura, in ogni suo elemento, provoca nel poeta quello stupore “bambino”.

Dalmazio Masini, Presidente dell’Accademia Vittorio Alfieri, nella sua bella testimonianza che chiude il libro e, attraverso la quale, apprendiamo tante notizie sull’autore, parla, tra l’altro, di contemplazione della natura. Un altro tema caro a Giuseppe, e del quale ritroviamo i versi nello scorrere della silloge, è l’amore. Da pag. 18:

Soffio
(ai nostri trent’anni)

“… Che importa se una ruga incide il volto
se la polvere degli anni
ci tocca e si deposita.

Fa breccia dentro il cuore ogni granello
che la saggezza umana ha coltivato.
Brucia le sterpe il contadino
e lascia che la cenere depuri.”

Un amore, questo, dedicato alla compagna di vita, che lui trasmette alle cose che incontra, alle persone che hanno accompagnato, o accompagnano la sua vita, ad esempio il padre, e poi, sempre alla natura, dispensatrice di emozioni e visioni nella sua semplice complessità. Quindi questo suo rapporto con il sentimento amoroso va oltre il sentimento quotidiano, oltre i rapporti con gli altri, ma viene anche inserito in un contesto universale.

Il libro si apre, così, a noi fra ricordi e sentimenti, meditazione e stupore, la fresca apparizione della natura e le considerazioni dell’essere, il sentimento d’amore. Importante, sempre il richiamo alla vita e la consapevolezza del silenzio come strumento di autoconoscenza e di ascolto.

Il tavolo della presentazione.

Il quadro di Giancarlo Ferruggia.

Leggo, a pag. 37, qualche verso della poesia “Favole negate”, quello che l’autore dedica al viaggio delle rondini.

“Nude meditazioni
come piante d’ottobre
vestono favole
attenuate nel tempo
e approdano nell’anima.

Naufraghi pensieri
avete sfiorato il mare
laddove incontra il firmamento
e il volo radente dei gabbiani.
Avete seguito poi
in stormo
il viaggio delle rondini…”

Il sentimento del tempo è una felice costante in questa prima, e già matura silloge, del poeta Giuseppe Colapietro. Il tempo che lui chiama in una felicissima intuizione:

(pag. 40) Tempo
“Insondabile miraggio”

Nel corso della silloge troviamo una precisa attenzione verso il sociale, verso un’umanità smarrita, e l’autore lo fa con la dolcezza e la pietas che lo contraddistingue: a pag. 58 con la poesia

Giardino umano

“Italia, approdo e continuo naufragio
crocevia di transito umano
patria di libertà e di sogno…”

Ho notato che in molte occasioni il poeta usa la parola “sogno”, come spesso parla della “luna”, d’altra parte il poeta, lo dico sempre, s’innamora delle parole e le usa come parole ricorrenti.

Momenti del pomeriggio.

Ma vorrei ritornare alla forma poetica, usata da Giuseppe Colapietro, in tutti questi testi che sono fronte di un’ampia scelta fra le poesia scritte per comporre la sua “”Lucerna di Versi”.

Il poeta spazia dal verso libero alla struttura metrica con tante poesie nelle quali troviamo l’endecasillabo, ma anche strutture più chiuse, come il sonetto e il rondò italiano, come nota Dalmazio Masini, suo maestro.

In diverse occasioni ci sono poesie dedicate al poeta e alla scrittura, ne cito due:

“Uguale ad uno specchio è il foglio bianco…”
(Scrittura, pagina13)

Oppure

“…Sei l’ombra che insegue il mio percorso…”
(Poesia…chi sei? Pagina 77

Nelle poesie di Giuseppe Colapietro è insita la solitudine dell’uomo e il complesso rapporto con la fede, come si evince dalla poesia “Presagio (pag. 76).

Vorrei chiudere però questo mio viaggio nel libro di Giuseppe con la poesia che inizia il libro. Il finale è una struggente lirica dedicata al figlio (pag. 81).

Ritorniamo, con circolarità, a questa flebile luce della lucerna che incanta.

Lucerna

“Non so perché la luna si nasconda
schiva e commossa
dentro al suo perlucente lucernaio.
Forse paura o forse stupore
per sentirsi addosso
le labili fragilità umane.
Sguardi d’amanti, sguardi indifferenti
a volte ostili, talora avversi,
sguardi rapiti, sguardi tremolanti.
Cosa si cela dietro ad ogni muro?
Forse segrete storie
raccontate soltanto alla luna.
Una nube spavalda ed errabonda
Rincorre i miei pensieri…
E al riflesso della luna, cerco rifugio
dentro la lucerna di e stesso.”

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