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Alla Camerata dei Poeti
con D'aria e d'acqua le parole

Mercoledì 21 aprile 2010 si è svolta, presso la prestigiosa sede della Camerata dei Poeti in Via Folco Portinari n. 5 a Firenze, (Ente Auditorium Cassa Risparmio), la presentazione dell’ultima pubblicazione della scrittrice fiorentina Roberta Degl’Innocenti (D’aria e d’acqua le parole, Edizioni del Leone, 2009, poesie).

Un pubblico numerosissimo si è stretto intorno a Roberta per festeggiare ed ascoltare gli interventi dei relatori e le poesie. Presenti tanti esponenti delle varie associazioni fiorentine, poeti, pittori e, dal punto di vista istituzionale, il Presidente del Consiglio Comunale di Firenze Eugenio Giani (che ha fatto anche un intervento) e il Presidente del Consiglio Comunale di Scandicci Fausto Merlotti.

Relatori della serata Lia Bronzi, Presidente della Camerata dei Poeti, Carmelo Consoli e Duccia Camiciotti. Letture di Andrea Pericoli e dell’autrice.

Lia Bronzi, presidente della Camerata dei Poeti, e la poetessa Roberta Degl'Innocenti.

La poetessa Roberta Degl'Innocenti e Fausto Merlotti presidente del Consiglio comunale di Scandicci (Firenze)

Dopo i saluti di Lia Bronzi ha avuto inizio la serata con la lettura di una poesia (come d’uso alla Camerata) di altri poeti. Per l’occasione erano state invitate Martha Lazzeri Ugolini e Simonetta Lazzerini di Florio (quest’ultima ha dedicato una poesia scritta proprio per Roberta).

Sono cominciate poi le letture, tratte dal libro in presentazione, ed eseguite dall’attore Andrea Pericoli e l’autrice stessa. La prima poesia letta da Roberta Degl’Innocenti è stata Crepuscolo di ciglia, dedicata alla madre, …(…)… inizio con la poesia dedicata alla mia mamma, tra l’altro il libro è dedicato lei: la mia mamma si chiamava Pierina Montagni e vedo nel pubblico mia cugina Iolanda che saluto …(…)…

da sx: l'attore Andrea Pericoli, la poetessa Roberta Degl'Innocenti e i relatori Lia Bronzi, Carmelo Consoli, in piedi, e Duccia Camiciotti.

Per quanto riguardano gli interventi critici ha iniziato Lia Bronzi (critico letterario e d’arte) con la lettura del saggio: La terra è sacra se il poeta la feconda.

Di seguito alcuni passi del saggio: …(…)…“D’aria e d’acqua le parole”, recita il titolo della raccolta di poesia di Roberta Degl’Innocenti, ad evocare due degli elementi di purificazione necessari per adire alla conoscenza, attraverso la parola poetica, intesa come inizio del proprio viaggio interiore che, partendo dal gran mare dell’essere, anche quando infuria la tempesta, sa volgere il proprio spirito ed il cuore, attraverso l’aria, verso l’azzurro incommensurabile del cielo. In approdi di mare e transiti di cielo, dunque, fluisce una parola poetica tesa all’elegia , che si muove in una scena compatta e vitale, al tempo stesso, e canta, nella sua oggettiva fissità, leggera come piuma al vento, la sua più bella canzone d’amore, dotata di una sua inequivocabile identità e riconoscibilità.

E nella raccolta ci sono corrispondenze tra spazio e tempo, tra suoni e colori, forme e sensazioni, tutte tradotte in immagini poetiche fondate, sia sulla rappresentazione che sull’allusione, ma anche su di una raffinata ricerca di sonorità, ritmi e risonanze visive, analogiche e metaforiche, che diventano la primaria ed essenziale chiave di lettura, di questa poetica, comprensiva di un simbolismo naturalistico del tutto fascinoso. Fin dalla prima lirica si possono riscontrare versi che hanno valori formali e musicali legali all’iconografia dell’animismo tahaitiano di Paul Gauguin…(…)… Lia Bronzi ha poi parlato della dedica alla madre teneramente e solidamente definita “ … abbraccio di convolvolo alla rete” …(…)…, il linguaggio intimo e segreto dei fiori e delle cose mute, come ben si può riscontrare nelle sezioni del testo dai vari titoli emblematici come: Sogno incantesimo; Graffiacielo; Omaggio a Firenze; Viaggi indiscreti; Rosaviola; Firmamento di luci (Via del Larione). Questa ultima lirica, introdotta dall’exergo, “Alla casa dove vivono gli Amori”, ha una storia a sé e del tutto particolare, infatti mi fu inviata dalla poetessa e la conservo ancora, assieme a Favola bruna, nel lontano 16 agosto 2005, quale omaggio alle Tate la prima, dedicata, a me la seconda, e dimostra come in Roberta, affezionata alle sue “Tate”, anche di fronte alla dissoluzione della materia, un passato d’amore non muore mai, perché s’incardina nella casa del vissuto reale e affettivo, anzi esso diviene vita a la accompagna come fosse il suo futuro …(…)…. Lia Bronzi ha poi proseguito il suo bellissimo saggio approdando, di volta in volta, a parlare delle varie parti del libro e dello stile di scrittura …(…)… gli spazi si dilatano e ci avvolgono spesso nella sacralità del silenzio, quelli urbani come Firenze, ma anche le boscose Abbadia San Salvatore e Vallombrosa a Capodanno, la elvetica Lugano, o lo spazio egregorico e geografico nel giardino dei Boboli a Firenze. Tutti spazi che mostrano sempre e comunque gli inarrivabili segreti dell’anima, dove l’autrice recupera la propria dimensione cosmica, quella che la mette in rapporto con le ragioni ultime dell’esistenza per divenire, quindi, sintesi del cosmo, mentre le due attività scritturali sono riflesso di funzioni universali che contemplano l’alterno tramare di archetipi spirituali che costituiscono l’invariabile legge della natura. Come dire che la poetessa contempla nella madre terra l’incandescenza che il suo io proietta, mediante la parola poetica, nell’andamento lirico, rendendolo così sacro. Ma quello che m’importa far rilevare a proposito del testo “D’aria e d’acqua le parole” è che la vera protagonista è ancora lei: Roberta Degl’Innocenti, in virtù di una sua estesa rappresentazione articolata e dilatata come volontà organica, perché il linguaggio che crea passa soprattutto attraverso le sue emozioni e la sua spiritualità, più che attraverso frasi costruite con forme sintattiche e grammaticali perfette, ma senza calore, così come accade spesso a tanta poesia non vera. Ma la cosa che più ci avvince e ancora è come prevalga un’anima fanciulla che riesce, con la sua intatta passione a sacralizzare e liricizzare fantasticamente tutto il contesto poetico. Per altri testi (narrativa e poesia) avevo sostenuto che, se un riferimento cultuale si poteva fare a proposito di questa letteratura, quello più vicino mi sembrava il surrealismo di Depestre e di Pessoa, ancora oggi affermo questo concetto, con una eccezione: il surrealismo di Roberta è ormai divenuto Degl’Innocentiano ed è datato: inizio terzo millennio, con tutte le caratteristiche di modernità, per questo certamente non imitabile e tanto meno copiabile, rilievo che è necessario fare in un momento in cui, nel villaggio globale, ci sono molti plagiatori: “Vecchi manzoniani che tirano quattro paghe per il lesso” di carducciana memoria .

Concludo invitandovi ad entrare nel mondo ricco e variegato di Roberta per cantare insieme emozioni, sogni, cadute e risvegli, nella pienezza, profondità e musicalità della vita, per poter dire con lei:”La terra è sacra se il poeta la feconda”.

A conclusione dell’intervento di Lia Bronzi (molto apprezzato) ci sono state altre letture e poi quello di Carmelo Consoli (Segretario della Camerata dei Poeti). Tra l’altro Consoli ha scritto un saggio su l’intera opera di Roberta Degl’Innocenti (sia per la poesia che per la narrativa) ed era stato uno dei presentatori del libro D’aria e d’acqua le parole alle Giubbe Rosse, insieme a Tiziana Curti. Dopo Consoli è stato chiamato ad esprimersi il Presidente del Consiglio Comunale di Firenze Eugenio Giani che da molti anni segue l’autrice presentando sempre i suoi libri. La conclusione, prima dell’autrice e del pubblico, è stata di Duccia Camiciotti (critico letterario e d’arte e Vice Presidente della Camerata dei Poeti).

Roberta Degl'Innocenti e l'attore Andrea Pericoli mentre si alternano nelle letture.

Eugenio Giani, Presidente del Consiglio comunale di Firenze, durante il suo intervento.

Di seguito alcuni passi del suo intervento: …(…)…E’ come se volasse, Roberta Degli Innocenti, in questo “D’aria e d’acqua le parole”, un volo sincrono nella versificazione, una scrittura impeccabile, ma allo stesso tempo una danza fantasiosa, armoniosa, un ritmico collegamento di passi, di movimenti, di sospiri, di riso e (quasi) pianto talvolta, benché questa elevazione spirituale escluda la disperazione, avendola superata nell’estetica. Un’estetica pura, aerea, essenza tradizionale della poesia, e in particolar modo della donna in poesia, essenza distillata di quanto non tocca terra ma conduce dolcemente e tenacemente verso l’illimitato regno dei sogni e della fantasia, ma sempre ritmata da un assoluto reale trasfigurato, animato, senziente, e di rara sensibilità, un accostamento d’immagini e sentimenti di fascinosa delicatezza e di non comune ispirazione antropomorfica. E parlo di antropomorfismo perché alle creature, le più disparate, sempre insolitamente suggestive, si attribuiscono atteggiamenti umani, limpidi e melodiosi come, oserei dire, la danza classica, cioè prive di soprassalti esagerati e colme di rare profondità psichiche e logistiche. E’ come se tutte queste accezioni naturali, umanizzate, intridessero i versi di sentimenti capaci di suscitare insolita e sottile commozione, grazia inusitata, memoria incancellabile e armonie celestiali. Questa, in breve, la bellezza della lirica di Roberta Degl’Innocenti, sempre e comunque ispirata al colore (anche se nel caso presente non soltanto), in un digradare o avventurarsi in ascesa di sfumature cromatiche d’infinita delicatezza, semoventi e volteggianti, sempre alle porte del maniero di favola in cui l’autrice sospinge i suoi lettori, per trasportarli quasi in un felice mondo dell’oblìo d’ogni connotazione buia o dolorosa, là dove persino la sensitività naturalmente trionfa e con essa l’arte della scrittura fino a sublimare i concetti del reale, e le cose stesse, che si amano delicatamente d’una sensualità filo-musicale, e d’uno spessore quasi tattile di rari e squisiti sentimenti espressi con lampi d’assoluto o di fenomenico, al limite con una dimensione esclusivamente spirituale.

Dopo le parole di Duccia Camiciotti (anch’esse molto apprezzate) si è svolta l’ultima parte delle letture concluse con Firmamento di luci (ricordata da Lia Bronzi) letta a due voci.

Successivamente è stata data la parola al pubblico con interventi di Anna Balsamo che ha anche letto la poesia dell’epigrafe (autrice Duccia Camiciotti) composta e regalata a Roberta nel giorno del suo compleanno (2005), Roberto Cellini, Presidente del Centro d’Arte Modigliani, che ha sottolineato l’eccezionalità della serata e l’impegno di Roberta all’interno dell’associazione e le recenti mostre alle Giubbe Rosse per i pittori, curate in prima persona.

Cellini è poi entrato nel merito del libro prima di passare il microfono alla poetessa Anna Maria Guidi (del Consiglio Direttivo della Camerata) per il suo raffinato intervento.

A conclusione sono intervenuti la poetessa Manuela Pana, dolcissima fanciulla, e il poeta Lenio Vallati che segue da sempre le presentazioni di Roberta.

La poetessa Roberta Degl'Innocenti a fianco di Lia Bronzi nel corso del suo intervento.

La parola finale all’autrice che ha ringraziato il pubblico, gli eccezionali relatori, il Presidente del Consiglio Comunale di Firenze Eugenio Giani e Fausto Merlotti, Presidente del Consiglio Comunale di Scandicci, ha poi ricordato la lettera d’auguri giunta dal Professor Giorgio Bárberi Squarotti, gli auguri arrivati per e-mail dal gruppo Formica Nera di Padova, ringraziando anche Rodolfo Malquori per le fotografie della serata (tra l’altro è sua la copertina del libro) e il proprio editore (Lorenzo Cazzaro dell’Edizioni del Leone) per i bellissimi inviti.

Una serata storica, davvero importante.

Notizie dell’evento sono apparse sul quotidiano La Nazione.


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