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Ninnj Di Stefano Busà e Sirio Guerrieri alle Giubbe Rosse

Venerdì 20 aprile 2007, presso il Caffè Storico Letterario Giubbe Rosse in Piazza della Repubblica a Firenze, si è svolto un incontro con due personaggi importanti della cultura italiana: Ninnj Di Stefano Busà e Sirio Guerrieri. Motivo dell’incontro la presentazione di alcune loro opere in poesia, rispettivamente L’arto-fantasma e L’altro versante. Relatrici Lia Bronzi e Roberta Degl’Innocenti.

Ninny Di Stefano Busà, scrittrice, poeta, critico. E’ responsabile per la Lombardia dell’Unione Nazionale Scrittori e Presidente del “Centro “Iniziative Letterarie”. Fa parte o presiede molte autorevoli giurie in varie Regioni d’Italia. Insegna Letteratura e Storia delle Poetiche presso l’Università Terza di Milano.

Sirio Guerrieri è nato a Vezzano Ligure. Poeta, scrittore, saggista. E’ laureato in Lettere Classiche all’Università di Genova, ha insegnato materie letterarie, filosofia e storia nei Licei e Istituti Superiori. Collabora a vari quotidiani e riviste letterarie. E’ presidente o componente di giuria in vari premi. E’ critico letterario molto accreditato in campo nazionale.

Il pomeriggio è iniziato con la lettura, eseguita da Roberta Degl’Innocenti, di due poesie tratte dai libri. Dopodiché Lia Bronzi, critico letterario e d’arte, ha iniziato la sua presentazione con un intervento sulla poetica di Ninnj Di Stefano Busà ed entrando nel merito del libro “L’arto-fantasma”.

 
da sx. gli autori Sirio Guerrieri, Ninnj Di Stefano Busà e il critico Roberta Degl'Innocenti.

Di seguito Roberta Degl’Innocenti, poetessa, scrittrice ed operatrice culturale ha espresso anche lei il suo pensiero …(…)… Ninnj Di Stefano Busà in questa vibrante, appassionata raccolta tesse le trame dell’esistere con accenti e vibrazioni sonore, guizzi d’incanto e celestiali malinconie. Dall’analisi testuale emerge una poesia profonda, interiore, dove la fanciullezza svelata serba ancora il candore e “l’acerba meraviglia delle foglie”. La Degl’Innocenti ha poi spiegato anche il significato del titolo e proseguito la sua relazione .…(…)… le liriche di Ninnj sono tese ad evidenziare un malessere, la consapevolezza delle assenze, nelle ombre che appaiono-scompaiono: una figura, un ricordo che emerge purissimo, una memoria che si fa nostalgia. I versi, contenuti nel suo rigore stilistico, si snodano formando un unicum tutto suo, uno stile personalissimo, come nota Vittoriano Esposito in un commento in calce al libro.

La Degl’Innocenti ha poi proseguito: …(…)… Due le parole chiave della raccolta: Assenza e Distacco …(…)… l’Assenza, intesa come molteplicità di significati, sono le ombre senza nome, l’ignara stagione della fanciullezza, in una sorta di nostalgico stupore, e non solo. La poetessa scrive più poesie con questo titolo e poi cita l’assenza in altri testi. Ad esempio: “Luoghi sono dell’incompiuta sorte / più cupa forse è in noi l’assenza / o la voce di ciò che più la inquieta”. Quindi questo senso di incompiutezza, genera un malessere padrone, un vago senso di rimpianto che illanguidisce e tormenta.

A questo punto la Degl’Innocenti ha letto tre testi preceduti da un proprio commento: Marzo, Fioritura di silenzi, L’assenza, prima di concludere l’intervento, esprimendosi sull’ultima parte del libro .…(…)… L’ultima parte del libro, più breve, raccoglie anche la titolazione: “L’arto-fantasma”. Qui la drammaticità si fa più evidente, marcata. La malinconia a tratti sorprende una solitudine ancestrale. Mi colpisce ancora un verso che inizia con la parola Disarma. E’ comunque una conclusione. Nel disagio-inquietudine, nella solitudine dei vivi, ecco che Ninnj dice: “disarma la rondine”. Quindi un momento di pausa al dolore. Non dimentichiamo, universale. In questa parte del libro, a tratti più criptica, ma anche densa di aromi e colori nell’indaco che sfuma la pallida sera o negli azzurri fieni, la poesia “Vanità del nulla ” mi affascina e sconvolge. Si passa dalla dolcezza alla forza. Una contrapposizione di sentimenti in un vegliare attento ad ogni anelito di vita, al fremere dell’ombra dalla quale emerge una “memoria remotissima”. Quel nulla che aleggia, flette “il tempo fuggitivo, una smarrita eredità di ombre”. Le parole conclusive del testo: “Ti appalesi, / oh vanità del nulla, con l’esattezza del bisturi / incidi sulla carne viva” sono la lacerata conclusione di uno scavo che non si ferma, percorre un suo “inferno di parole e suoni”. Allora l’assenza è anche quel vascello fantasma che lei ricorda, l’ombra che rasenta i muri, “il sogno che genera altro sogno”. E ciò che lei chiama: “Delira da mane a sera una sostanza terrestre, / arde di vita trascorsa, di una sua finitezza, / si rapprende, da una cenere all’altra, da un tempo / all’altro, nei taciturni cerchi della terra”. ..(…)…

 
da sx: il critico Lia Bronzi, gli autori Sirio Guerrieri e Ninnj Di Stefano Busà.

Lia Bronzi ha poi proseguito parlando di Sirio Guerrieri, esprimendosi sul poeta in generale e sul libro “L’altro versante” …(…)… Sirio Guerrieri nella letteratura italiana contemporanea si distingue per passione civile ed ideale e fermezza etica, mentre la tensione poetica, squisitamente umorale, procede nel senso della precarietà odierna, della perdita, delle insopportabili assenze, alla ricerca di umbratili zone dello spirito, nelll’irradiazione del tempo che se ne va, negli stimoli sempre vivi e presenti della vita, che cercano e trovano un approdo nella visione crepuscolare del mondo e dell’amore …(…)… ed ancora …(…)… Guerrieri è, senza dubbio, punto nodale ed epigono di una linea prettamente ligure di poesia, dopo Montale, per impiantistica semantica aperta e orientata culturalmente verso un’immensa disposizione naturalistica…)…)…

Dopo la relazione di Lia Bronzi è di nuovo intervenuta Roberta Degl’Innocenti: …(..)… …(…)… Un tripudio di verde, di esseri pulsanti: una natura viva e vibrante si affaccia nei versi limpidi e struggenti di Sirio Guerrieri. Quasi un incantamento. La ricerca formale si esplica in liriche sempre attente alla musicalità del dettato, al ritmo che si traduce in grazia e dolcezza …(…)… Poesia di contenuti, l’apparente chiarezza sottende sempre significati importanti: l’uomo e il tempo, negli scorci socchiusi di una memoria che diviene sì struggimento, ma anche giocosa ironia. Ad esempio uno dei primi testi recita “Elegia per Bruno”, dove il dolore trova una via di fuga nell’ipotesi d’un incontro-ritorno. Un passaggio, quindi, come il dipanarsi continuo dei giorni che consumano le stagioni. Nel libro “L’altro versante” il lettore viene sollecitato, circuito, quasi abbracciato da una veemente immersione nella natura, ricordata nei suoi vari elementi. Una visione reale che apre, però, le porte del sogno, lo invita, lo coinvolge nello smarrirsi fra erbe, alberi, fiori, animali, tutti esseri che Sirio tratta con rispetto profondo, smarrirsi in ciò Anna Bono, autrice della prefazione, chiama sogno-memoria.

…(…)… All’inizio ho parlato, fra le varie cose, di animismo panico per questa sua totale immersione nella natura amica, tra fruscii sommessi, il canto festoso dei grilli o la golosità delle fragole purpuree o per quei sorprendenti sonagli d’erbe. Eppure una sacralità evidente s’avverte nella preghiera per l’altro me stesso, una delle prime poesie del libro. Guerrieri si rivolge alla Madonna. Una preghiera struggente che, a tratti, assume forza, nella sacralità del dono e dell’offerta, nello specchiarsi dell’anima, indifesa. Nello strazio della foglia accartocciata da fiato di brina che rade l’asfalto e turbina nel vento. (animiamo, si identifica, diviene esso stesso foglia)

Una preghiera, che accoglie il tumulto della terra, il dolore del vivere, l’ansia salvifica della redenzione…(…)… Ritornando alla poetica di Sirio Guerrieri ero tentata di scrivere la parola Aerea per i voli d’infinito, per quel suo girovagare vagabondo e poi levitare l’azzurro dei sogni. Leggendo e rileggendo le poesie ho trovato poi le parole “trilli di dolcezza aerea” in un contesto di primavera. Quasi tutta la poesia di Sirio è pervasa da questa sensazione ineffabile, unita al malinconico stupore che inginocchia la vita e poi riemerge a respirare il calore dell’altro tempo, ancora vivo e presente.

La Degl’Innocenti ha poi parlato della poesia Il poeta si lascia morire (Ricordando Guido Piero Conti), commentandone il significato, prima di concludere: …(…)… concludo questa chiacchierata su Sirio Guerrieri, su appunti scritti di getto dopo le letture dei testi che mi hanno un po’ stregata, catturata dalla malia dello stupore delle pervinche, da un silenzio interrotto da fremiti sottili, dal rumore leggero dell’erba e il suo sapore. Come una favola magica e un po’ crudele, quando dispiega il senso della vita per poi sorprendere ancora con grazia a tenerezza il fanciullino che è in ognuno di noi.

Successivamente è stata la volta degli autori e sono state lette alcune poesie. Il pomeriggio si è concluso con successo e consensi da parte del pubblico.

Notizie dell’evento sono apparse sul quotidiano La Nazione.


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