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L'ultimo libro
di Roberta Degl'Innocenti
al Palagio di Parte Guelfa

Sabato 4 febbraio 2012, alle ore 16.30, a Firenze, nel prestigioso e storico Palagio di Parte Guelfa, un pubblico numeroso (circa cento persone) hanno raggiunto la scrittrice Roberta Degl’Innocenti per la prima presentazione del suo nuovo libro di poesie I graffi della luna (Edizioni del Leone, 2012) in una giornata freddissima, dove era prevista la neve dalle 15 in poi e allarme meteo in tante regioni. Una grande prova di affetto, stima e fedeltà è stata tributata alla scrittrice, che ha subito ringraziato il pubblico per averla raggiunta, nonostante le avversità ed ha ringraziato anche il marito Stefano, al quale ha dedicato il libro. Presentatori della serata il notissimo scrittore, poeta e saggista Paolo Ruffilli, che ha scritto la prefazione al libro, e segue da parecchi anni l’opera di Roberta, e il Presidente del Consiglio Comunale di Firenze Eugenio Giani che presenta i libri della scrittrice, sia di narrativa che poesia, anch’egli da diversi anni. Le letture erano affidate all’autrice stessa. Brani musicali scelti dal Maestro Lorenzo Maria Scultetus e servizio televisivo di Toscana Tv, curato dal giornalista Fabrizio Borghini.

da sx: il critico Paolo Ruffilli, la poetessa Roberta Degl'Innocenti ed Eugenio Giani presidente del Consiglio comunale di Firenze. (© foto Rodolfo Malquori)

Prima dell’intervento di Paolo Ruffilli, Roberta Degl’innocenti è scesa nel pubblico per leggere, insieme a diverse donne della “Florence Dragon Lady”, la poesia di apertura del libro, intitolata, appunto, Ogni donna, e che ha dedicato a loro. Un momento molto bello.

Roberta Degl’innocenti legge la poesia Ogni donna insieme a diverse donne della “Florence Dragon Lady”. (© foto Rodolfo Malquori)

Paolo Ruffilli, nel corso della sua bella esposizione critica, ha parlato dei molti aspetti del libro, soffermandosi sulla forma metrica e sul contenuto, mentre Eugenio Giani ha parlato anche del duplice aspetto della scrittrice, poetessa ma anche infaticabile organizzatrice di eventi e della sua carica di Vice Presidente del Centro d’Arte Modigliani.

Alcuni momenti dell’intervento di Paolo Ruffilli: (leggi il testo integrale)

… (…)… Buona sera, ormai è una tradizione per me quella di presentare i libri di Roberta Degl’Innocenti, una tradizione che poggia, naturalmente, su solide condizioni che riguardano, da una parte, la persona di Roberta ma, naturalmente, dall’altra la sua poesia. Sulla persona di Roberta, credo, che voi tutti sappiate la sua disponibilità, la sua generosità, la sua delicatezza, tutta una serie di qualità tutt’altro che frequenti in un mondo come quello della scrittura e della letteratura. E’ sul fronte della poesia che, naturalmente, mi soffermo perché è la cosa che mi ha sempre interessato, più in generale la sua scrittura perché poi, fondamentalmente, sono portato a non fare troppe differenze fra la narrativa e la poesia. Io credo in una scrittura che valga in assoluto e, se vale in assoluto, non può che essere insieme tutto, non c’è scrittura che non sia insieme narrazione e poesia, sintetizzate nella musica. Poi avranno forme diverse nel dire quello che pronunciano ma, fondamentalmente, si legano ad un’esperienza che è un’esperienza profonda, che nasce da qualcosa che viene da molto lontano, quella che io chiamo l’ossessione perché diciamo che non c’è uno scrittore degno di questo nome che non sia preda di un’ossessione che lo attraversa e che lo trascina ed è l’ossessione che garantisce, paradossalmente, delle coerenza e della sostanza dei risultati.

Paolo Ruffilli nel corso della presentazione. (© foto Rodolfo Malquori)

La voce di Roberta è una voce riconoscibile, nel senso che è la sua, non appartiene a nessun altro e, in questa sua originalità, è una voce al femminile che ho sempre sentito molto interessante e coinvolgente per una ragione che cerco di sintetizzare in poche parole: perché è una voce nel segno della delicatezza, quasi per una legge dell’inversamente proporzionale, trovo, ogni volta, nella poesia di Roberta, questa capacità di esprimere con la delicatezza tutto quello che lei pronuncia e, sempre per una legge dell’inversamente proporzionale, diventando tanto più delicato il tocco, il tratto della scrittura va ad immergersi in qualcosa di più coinvolgente, più drammatico, più pesante: una caratteristica che mi ha sempre coinvolto che trovo giustamente ascrivibile a quella voce che ho detto femminile, perché poi una voce femminile è ben diversa da quella maschile: due mondi che appartengono a universi distanti, remoti, nonostante tutti i tentativi che si fanno di avvicinarsi gli uni alle altre e viceversa. Siamo due pianeti totalmente diversi, parliamo lingue diverse, abbiamo voci estremamente diverse. Poi cerchiamo di adeguarci perché la nostra differenza radicale ci spinge ad andare verso l’altra parte: cioè subiamo l’attrazione di ciò che non siamo e di qui il tentativo, appunto, di avvicinarsi, trovando cioè un terreno comune. Però la voce femminile è voce femminile e dentro questa voce femminile, nel caso di Roberta, questa delicatezza conosce tutte le sfumature e tutte le sottigliezze che, in fondo, sono tipicamente femminili, quella capacità, cioè, di essere dentro il minimo dettaglio, dentro l’apparenza dell’ombra, dentro la situazione del dettaglio apparentemente marginale, e di essere tutto questo nel dar voce a ciò che sembrerebbe al contrario l’opposto e cioè il sentimento, le emozioni. Chi, per eccellenza, è capace di dare voce al sentimento e le emozioni? La voce femminile perché quella maschile, purtroppo, è condizionata da tutto un repertorio, diciamo logico razionale, anche quando, nel caso particolare, abbiamo di fronte un maschio che non ci sembra particolarmente intellettuale, ciò nonostante soffre, come dire, di questa ascendenza che lo riporta a dare pronuncia al sentimento e alle emozioni in modo apparentemente diverso, spesso attraverso il silenzio, perché se c’è uno capace di non parlare di sentimenti e di emozioni è proprio l’uomo, normalmente. Questa voce al femminile di Roberta ha dalla sua, poi, tutte quelle caratteristiche che ne fanno una voce letterariamente interessante, che sono le caratteristiche che si legano a quell’esercizio che rientra dentro la scrittura, a maggior ragione quella letteraria. In poche parole, anche se magari un autore non è consapevole, l’esercizio di tutte quelle figure che chiamiamo retoriche, quella capacità che diventa automatica di trasferire ciò a cui si dà pronuncia immediatamente nel simbolo. L’uomo è in generale un animale simbolico: tutti noi, senza rendercene conto, parliamo per simboli, ma certo un poeta è, particolarmente, uno che parla per simboli e, nella simbologia di questa voce femminile di Roberta, giustamente, la luna trova una presenza e una dimensione che sono fortissime. Del resto, da un punto di vista strettamente simbolico, al femminile si addice la luna perché la luna ha tutte quelle caratteristiche che nominavo prima, nel segno cioè delle sfumature, delle penombre, delle gradazioni, proprio perché, in qualche maniera, è contraddistinta e caratterizzata da una luce di riflesso. Essere portatori di una luce di riflesso non è affatto un limite, non è affatto una valenza secondaria, di secondo grado, all’essere portatori di una luce diretta, tutt’altro, da un punto di vista simbolico, lo sappiamo, che la luce riflessa è molto più capace di rivelarci cose che la luce diretta invece ci nasconde, perché la luce diretta, proprio per il fatto che è diretta, è molto più abbagliante e ci impedisce di vedere, mentre una luce riflessa si fa interprete di quelle sfumature che quindi ci danno fino in fondo il senso di quel sentimento, di quell’emozione di cui parlavo. Dico tutto questo facendo riferimento quindi alla luna per leggervi solo i primi versi di quella poesia che s’intitola La rotta delle stelle: Convinciti che niente è come sembra, / il lago blu fortezza di mimose, / la punta vespertina della sera, / il bacio dei coralli dentro il vaso. / La luna è privilegio dei poeti, / s’indigna inquieta, meretrice strana, / languida cortigiana delle note, / principessa di versi e di canzoni. Nel leggervi questi versi, tra l’altro, ho cercato di fare leva sull’aspetto metrico, su cui poi ritorneremo, perché, naturalmente, un’altra delle cose che mi hanno sempre coinvolto e convinto della poesia di Roberta è proprio la sua straordinaria valenza metrica. Ma torniamo alla luna, torniamo alla sua caratteristica di luce riflessa che è quella più adatta per parlare dei sentimenti, delle emozioni ed, a maggior ragione, del sentimento per eccellenza che è l’amore. Chi più e meglio di una donna sa parlare dell’amore? Diciamo che noi maschi tutto quello che sappiamo dall’amore lo abbiamo imparato dalle donne, altrimenti non sapremmo niente, e non sappiamo, nonostante tutto, quasi niente, nel senso che siamo un po’ più sordi rispetto alla forza di questo sentimento. Ebbene, in questo libro, l’amore ha una sua presenza ancora una volta in quella chiave che dicevo prima di delicatezza, tanto più forte, per me lettore, è stato attraversare l’amore che vive nei versi di questo libro. Dicevo, è stato tanto più forte, perché tutto ha un solfeggio delicato, delicatissimo, tutto, indubbiamente, ha un suo punto di partenza strettamente privato, autobiografico, dunque c’è un amore reale, di una lei e di un lui, ma leggendo, immediatamente, traspariva questa valenza, in fondo tipicamente della poesia che universalizza per cui quel lui e quella lei erano tutti i lui e tutte le lei. Ed è una virtù non da poco, io ritengo questa, dell’essere capace di trasferire ciò, che ti riguarda più nel privato, in una valenza universale che riguarda tutti quanti e, del resto, è una valenza che è tipica di Roberta perché agisce, prevalentemente, attraverso quella capacità di dar voce all’amore anche a un luogo, un luogo, appunto, da lei tanto amato che è la sua città: Firenze. Sicuramente anche in questo libro è fortissimamente presente ma, alla stessa maniera, di quel lui e di quella lei, anche questa città rimbalza automaticamente in una valenza universale, per cui ci trascina dentro tante altre città e l’attraversamento di Firenze è, in realtà, l’attraversamento del mondo. Nel caso particolare questa valenza di un lui e di una lei, dicevo, perché questo lui e questa lei riempiono con la loro esperienza d’amore tutto il libro, anche attraverso la città o le città che lui e lei attraversano, ma in particolare Firenze. Come diceva, mi ricordo in un’occasione proprio fiorentina, Mario Luzi: Firenze è una città che ha una natura duplice come poche città: è insieme maschio e femmina. Sono poche le città in grado di essere maschio e femmina contemporaneamente, in genere le città o sono maschio o sono femmina o sono neutre, ce ne sono di neutre: una per eccellenza è Berlino. Berlino è una città neutra. Ci sono le città maschio e le città femmina. Firenze è una città che è, insieme, maschio e femmina e, nella poesia di Roberta, questa natura duplice salta fuori, senza che lei magari se ne renda anche conto attraverso questa presenza fortissima di una città che è insieme terra e acqua, l’acqua dell’Arno naturalmente, la linfa vitale: il simbolo per eccellenza femminile. Ma c’è la terra collina che ha una valenza più maschile e, in particolare, in una di queste poesie c’è poi questa presenza straordinaria del vento che, come una specie di ago, cuce insieme l’acqua e la terra: cioè questa natura duplice che in Firenze come dire, aveva sicuramente ragione Mario Luzi, si evidenza in una convivenza di ciò che apparentemente non può convivere perché Firenze ha in sé il marchio tipicamente toscano di quella quadratura del cerchio, che è tipicamente maschile, cioè la valenza razionale, logica, ma, nello stesso tempo, ha quel timbro di armonia che invece è femminile, e che riesce ad ammansire e rendere delicata e gradevole la quadratura del cerchio. Ho detto qualcosa, potrei dire tante altre cose, ma certamente voglio andare all’aspetto che mi sta particolarmente a cuore e che è la natura musicale di questa poesia. Una delle cose che mi è sempre piaciuta nella scrittura di Roberta è questa sua, direi quasi innata tendenza, a mescolare i generi tra di loro: per cui i riferimenti nella sua scrittura, in caso particolare in poesia, non sono solo ad altra poesia, come sempre succede comunque per uno scrittore, perché la letteratura è sempre fatta di altra letteratura, chi pensa il contrario è su una strada sbagliata, il grande scrittore, iper lettore, è quello che, avendo letto tutto, ha assorbito tutto quanto e trasferisce in ciò che scrive ciò che lo ha preceduto, ma nel caso di Roberta i riferimenti evidenti sono anche ad altri campi, ad altri generi, sicuramente citavo prima questa sua scrittura tout court che riguarda la narrativa e in poesia trasferisce e trascina certe caratteristiche della narrativa, ma penso anche al cinema perché c’è una prospettiva, una dimensione tecnico formale, anche cinematografica, dentro le sue poesie, penso a certi aspetti delle arti figurative, insomma, tutta una serie di riferimenti in una stratificazione che, tuttavia, trova una coerenza in quella musica alla quale facevo cenno prima, perché la musica è fondamentale nella poesia di Roberta. Direi che, in particolare, anche questo libro, addirittura più di quelli che lo hanno preceduto, è una partitura musicale e la definirei una partitura musicale sinfonica in sei parti e un intermezzo, con una ouverture e una chiusura.

Roberta Degl'Innocenti col marito Stefano al quale è dedicato il libro. (© foto Rodolfo Malquori)

Vi leggo un altro breve passaggio, di nuovo facendo leva sulla metrica: Indugia la città nel suo respiro, / principessa di vicoli e cortili. / La danza delle ore, il passo breve, / le porte d’oro brillano il tramonto. / C’è un fiume che separa le due sponde, / un’aria di stupore sulle ciglia. / Sui davanzali migrano gli odori, / in sintonia di ponti, quasi un gioco.(Rossomiele, Firenze in ottobre). Per chi abbia l’orecchio allenato non sarà difficile cogliere altrettanti endecasillabi. La poesia di Roberta è una struttura di endecasillabi, direi un endecasillabo, certamente in una chiave moderna, come potrebbe essere altrimenti! Ma indubbiamente un endecasillabo che contribuisce, decisamente, alla natura musicale della partitura di cui vi dicevo. Una vera e propria sinfonia anche perché a lei, magari non se ne rende conto, ma sempre, ogni volta, per ogni libro, per come l’ho seguito, ed a maggiore ragione in quest’ultimo, naturalmente dal suo punto di vista, cioè dall’interno, la soddisfazione le doveva venire dall’orecchio e, fino a che non le è arrivata, non è stata soddisfatta. A cose fatte l’oggetto che abbiamo di fronte è appunto una sinfonia. Vi dicevo con una ouverture, con una sua chiusura. Tra l’altro, avete sentito l’ouverture: Ogni donna, però forse non avete visto che, a piè di pagina, ci sono dei fiori, così come nella chiusura scoprirete che ci sono delle foglie morte. Ma niente accade per caso: anche quando sembra ce le cose accadano per caso. E troverete, proprio nella chiusura, un verso, un verso che dice Scrivevo sempre i sogni. Questo è un aspetto che non avevo ancora toccato e che è sicuramente fondamentale nella poesia e nell’esperienza più in generale di Roberta. Cioè la prospettiva, la dimensione del sogno. Del sogno, cioè, come possibilità di vedere quello che, altrimenti, nella vita normale non si vede perché c’è quella luce diretta che ci abbaglia e ci fa vedere una cosa per un’altra: è il sogno che è rivelatore, il sogno che ci fa scoprire qualcosa che non avevamo ancora scoperto, che ci fa vedere quello che in parte ci era rimasto coperto, o del tutto coperto. In questo senso, naturalmente, il discorso andrebbe riaperto per mettersi a parlare della valenza dei sogni nelle poesie di Roberta. Ma questo lo rimanderemo alla prossima occasione, però come non sottolineare un aspetto in fondo tipico del sogno da che mondo è mondo. Gli uomini sono nati sognatori, l’uomo primitivo, l’uomo proprio arcaico era già sognatore, noi viviamo nel malinteso che l’uomo primitivo fosse senza sentimenti, senza emozioni, che non pensasse niente, che non provasse niente, abbiamo l’idea che l’uomo nasca concreto e poi diventi astratto. Invece non è vero, l’uomo nasce già astratto: è un’astrattista, è un sognatore, il sogno è una dimensione fondamentale e formidabile. Nello spazio, appunto, di quei simboli che poi fanno l’ossatura, oltre che la sostanza, della poesia. Il sogno è tante cose, come sappiamo ormai, visto che sul sogno si sono cimentati in tanti. Prima ancora di arrivare a Freud c’è già tutta una grande, enorme letteratura che riguarda il sogno e tra le caratteristiche del sogno c’è indubbiamente anche, come dire, quella parte, tra virgolette, profetica, nel senso cioè di preveggenza o di previdenza che è interessante e con cui voglio chiudere leggendovi, brevissimamente, qualche verso di una poesia di Roberta che s’intitola Il sogno della neve, che rispetto alla presentazione di stasera con tutto quello che ci è accaduto di contorno è interessante. Fate caso all’endecasillabo: Le ombre della notte sono pigre, / tredici dicembre, il giorno breve. / La luce che bisbiglia con pudore, / Lucia che sogna il sogno della neve. / I fiocchi sono lenti una carezza, / un rito di farfalla dorme il muschio. / La neve quando sogna è desiderio. …(…)… Mi fermo qui. (leggi il testo integrale)

Alcuni momenti dell’intervento di Eugenio Giani: (leggi il testo integrale)

…(…)… Ci tenevo in modo particolare ad arrivare. Devo dire che ho seguito anche in modo particolare Roberta, partendo da quell’esperienza di uno dei centri culturali per me più significativi e vivi sul nostro territorio; il Centro d’Arte Modigliani, appunto, che ha come Presidente Cellini, che è qui, in piena solidarietà con quello che è il lavoro comune, e con la Vice Presidente che è Roberta. Cellini segue di più l’arte figurativa, Roberta la letteratura, la poesia. Il Modigliani è un centro a me molto caro, a parte il legame con mio padre, un centro che ho conosciuto, nel corso del tempo, come una delle associazioni di artisti, di poeti, di pittori, di letterati di maggiore significato e rilievo a Firenze. E quello che mi ha sempre colpito di Roberta è proprio questa sua duplice funzione, personalità: da un lato la poetessa, la letterata di grande spessore, con un grande lavoro su se stessa nel suo perfezionamento, nella sua crescita, nel suo modo di esprimersi e dall’altra un’organizzatrice di cultura, perché la sua capacità di fare rete, di collegare persone, di rendere, momenti culturali ed eventi, significativi in questa città, attraverso il lavoro di gruppo, è davvero notevole. Quindi, da un lato l’organizzatrice che fa cultura, dall’altro la scrittrice, la poetessa che sa interpretare in prima persona questa funzione e questo dono così bello che ha ricevuto. Devo dire che è importante poi che Roberta viva delle tappe, che in qualche modo riprendano il suo lavoro, e ce lo propongano e, da quando con La luna e gli spazzacamini, qui in questa sala, in questa sede, mi colpì la sua maturazione, il suo livello, ecco uno dopo l’altro i testi fino ad arrivare a quello che Ruffilli ha definito il libro “capitale” fra virgolette, per lei. Effettivamente lo condivido: questo è un libro che raccoglie tutta una serie di eterogenee espressioni artistiche di Roberta, vedi quel suo spaziare in luoghi diversi: da quella bella poesia su Madonna di Campiglio a quell’interpretare il concerto di De André, a Genova, a Pisa, a Firenze, i luoghi che poi le sono cari. In una poesia, che in molti casi diventa prosa per il suo carattere discorsivo che, a mio giudizio, esprime davvero la lirica e l’espressione musicale della poesia, nel senso di armonia e di espressioni delle parole e, dall’altro, riesce a raccontare quella tipica dimensione narrativa che fa della letteratura il trasporto verso sensazioni ed emozioni su cui ci conducono le parole. In una chiave che, indubbiamente, mette insieme liriche molto diverse ma che uniscono proprio per il livello di maturità artistica raggiunto.

Roberta Degl'Innocenti, il giornalista Fabrizio Borghini e Paolo Ruffilli. (© foto Rodolfo Malquori)

Una poesia molto cara che mi ha colpito è questa lettura della nostra città, di Firenze, questo Arno che divide, questo vivere le due dimensioni delle sponde, la Torre S. Niccolò, a me molto cara, che lei richiama e che ho voluto quest’anno, con la bontà del Sindaco Renzi, aprire alla frequentazione dei nostri fiorentini e dall’altra la sera in Piazza della Repubblica alle Giubbe Rosse. Bella, questa pluralità di espressione, in una città che viene descritta attraverso il ritmo, l’armonia, la sensibilità della poetessa che in qualche modo rispecchia anche qui i due aspetti: da un lato il talento, la creatività, la purezza dell’artista, dall’altro la concretezza, la capacità di vedere, di tradurre la sensazione di operatività dell’organizzatrice di cultura, della figura che riesce davvero ad essere di coordinamento, di equilibrio e di promozione di una rete. Insomma a me davvero Roberta è davvero molto cara e la ringrazio. La ringrazio per l’opera che fa e le faccio davvero i complimenti per il suo talento che si sta sempre più affinando ed esprimendo ai massimi livelli. E’ importante che lei abbia il conforto di tante persone. Stasera ci sono tante persone alla presentazione del libro e poi un gruppo che quando c’è dà sempre il segno della qualità: le donne in rosa. Questo gruppo, che in qualche modo rappresenta uno dei volti belli di Firenze, proprio perché nella socialità e nella solidarietà trova sempre l’ingrediente del sorriso e devo dire che ci stava proprio bene la loro presenza alla presentazione di Roberta che in tante occasioni ha saputo animare la cultura e delle belle serate a tutti noi con le iniziative che ha promosso. Oggi è lei protagonista e in questa presentazione dei graffi della luna, di questo libro “capitale” fra virgolette, come è stato giustamente descritto, gli auguri più sinceri e forti da tutti noi perché sono convinto che, se la tappa è “capitale” è una delle tappe perché ancora Roberta ha da allietarci con l’armonia della sua poesia. Grazie.

Roberta Degl’Innocenti ha ringraziato tutti i presenti, Paolo Ruffilli sempre presente alla prima presentazione dei suoi libri, come il Presidente Eugenio Giani, Lorenzo Cazzaro dell’Edizioni del Leone per tutte le gentilezze e la professionalità, Susanna Varetto, la grafica che ha composto la bella copertina e tutte le persone che hanno già scritto recensioni per il libro (che sono veramente tante) fra le quali Lia Bronzi (un saggio importante e significativo), Giorgio Bárberi Squarotti (una bella lettera arrivata per prima cosa), Ninnj Di Stefano Busà (una bella recensione arrivata prestissimo e da Ninnj stessa postata sul proprio blog), e tanti altri per le belle parole espresse sul libro: Luciano Nanni, Dalmazio Masini (pubblicata su L’Alfiere), Lilia Slomp Ferrari, Flavia Lepre (letta su RadioRai), Ermellino Mazzoleni, Massimo Seriacopi, Stefano Ridolfi, Silvio Bordoni, Roberto Cellini, Chiara Novelli, Mauro Marzi (per la poesia). Ha ringraziato anche Giampietro Tonon per tutti gli articoli che appaiono sempre su Literary, Franco Manescalchi, Presidente di “Pianeta Poesia”, per il prestigioso articolo apparso su “Il Corriere di Firenze” e riguardante la poesia su Pisa, il fotografo Rodolfo Malquori per il servizio fotografico, il Maestro Lorenzo Maria Scultetus per la musica ed il giornalista Fabrizio Borghini per il servizio televisivo.

Una parte del pubblico in sala. (© foto Rodolfo Malquori)

Per le letture l’autrice ha cercato di percorrere idealmente le varie parti del libro, dalla prima parte Turchina, più sensuale, alla seconda Ragazzi e sogni, più romantica, dalla quale ha letto due poesie e in particolare una riguardante un viaggio a Parigi che ricorda i primi tempi del suo amore con Stefano, alle poesie dell’inverno, a Fabrizio De André ed ha concluso con Rossomiele (ode al vino) e Scrivevo sempre i sogni per la quale l’editore ha messo in fondo alla pagina le foglie. Per la poesia di apertura Ogni donna ha invece inserito i fiori.

Veduta d'assieme della sala.
A conclusione della splendida serata è stata data la parola al pubblico dal quale sono intervenuti Roberto Cellini, Presidente del Centro d’Arte Modigliani e il poeta Carmelo Consoli che in varie occasioni ha seguito l’autrice scrivendo anche un saggio sulla sua opera
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