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Ruffilli tra parole d'aria e d'acqua
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Sabato 18 aprile 2009, nella
prestigiosa sede fiorentina del Palagio di Parte Guelfa, è avvenuta la
presentazione ufficiale del nuovo libro della poetessa e scrittrice fiorentina
Roberta Degl’Innocenti, pubblicato con Edizioni del Leone e prefazione di
Paolo
Ruffilli.
La presentazione del libro era,
appunto, affidata al notissimo critico che si era già occupato dei due
precedenti libri dell'autrice.
Il pubblico delle grandi occasioni,
numeroso e importante, si è stretto in un abbraccio corale nei confronti
dell’autrice che ha dedicato il libro alla madre Pierina Montagni, come ha poi
successivamente spiegato al pubblico.
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| L'intervento
dell'Assessore alla Cultura di Firenze Eugenio
Giani. |
Presente anche l’emittente televisiva
Toscana Tv che ha intervistato Paolo Ruffilli, Roberta Degl’Innocenti e
Roberto
Cellini (Presidente del Centro d’Arte Modigliani). Nel corso del pomeriggio è
arrivato l’Assessore alla Cultura Eugenio Giani che si è espresso sul libro e
sull’autrice che conosce sia per avere già presentato altri suoi due libri, sia
come Vice Presidente del Centro d’Arte Modigliani. L’evento era organizzato dal
Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura. Ha iniziato Roberta Degl’Innocenti
con tre letture: la prima Crepuscolo di ciglia, dedicata alla madre, la
seconda Ballata dei Poeti, poesia citata più volte da Ruffilli nella
prefazione, la terza Labbra di vele, nella quale è presente il
verso Principessa pigra d’aria e d’acqua.
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Paolo Ruffilli e
Roberta Degl'Innocenti nel corso della presentazione. |
Di seguito alcune parti del bellissimo
intervento di Paolo Ruffilli che ha parlato sia del libro che della personalità
dell’autrice.
…(…)…Buona sera, è con grande
piacere che sono qui a presentare il nuovo libro di Roberta: D’aria e
d’acqua le parole che, già da una prima lettura, mi era subito sembrato
proprio di una maturità felice, come testimonierò qui, con parole tuttavia
diverse, da quelle che ho scritto in prefazione. Chi vorrà, poi, leggerà la
prefazione, ma un testo critico ha le sue necessità, invece una conversazione ne
ha delle altre. E’ chiaro che toccherò alcuni punti che poi sono sviluppati
nella prefazione con le ragioni, naturalmente, critiche, che mi fanno dire che
questo è un libro di una maturità felice … (…)… Ruffilli ha poi parlato
ricordando quello che, a proposito dei poeti, ha detto un filosofo, un filosofo
moderno: Heidegger, il quale, come tanti altri filosofi, interessato e attento
al discorso della poesia, sottolinea come i poeti, quanto più sono significativi
e coinvolgenti, tanto più attingono a una ricchezza di umanità che li
caratterizza. Proseguendo: …(…)… Un grande poeta, se è grande, lo è perché ha
una grande umanità e parto da qua perché, naturalmente, da tanti anni conosco e
seguo Roberta, conosco la sua poesia. Conosco anche la sua persona, che è una
persona sicuramente di grandi qualità umane e di una disponibilità, di una
dolcezza, di una capacità di lasciarsi coinvolgere in senso positivo. Aspetti
che si legano ad altre sue qualità: una sensibilità molto accentuata, una
capacità di dare pronuncia, poi, a questa sua sensibilità perché ci sono anche
persone che, pur avendo una grandissima sensibilità, non riescono a dare
pronuncia a questa sensibilità, non trovano le parole giuste e, in questo caso,
come abbiamo visto fin dal titolo, sono parole di aria e di acqua, come diremo.
Ma una delle caratteristiche di Roberta, da sempre, lampante, conoscendola, e
molti di voi, se non tutti, la conoscono e anche bene, è proprio questa sua,
intanto personalità di una completezza femminile, che rientra proprio bene nel
discorso della poesia e del poeta che fa Heidegger, perché, per Heidegger, il
poeta è quella eccezione, perché i poeti sono rari, si trovano con il lanternino
e forse neppure con quello, no? La caratteristica del poeta è che, crescendo,
diventando adulto, tuttavia si conserva anche fanciullo, ragazzo, bambino,
insomma riesce, paradossalmente, ad essere una specie di punto d’incontro di
tutte le età che ha attraversato, senza che nessuna di queste età scompaia dalla
sua esperienza esistenziale e, da sempre, da quando conosco Roberta ho sempre
visto in lei insieme la bambina, la ragazza, la donna, in quella completezza al
femminile, appunto, di cui dicevo, in una convivenza straordinaria che consente
e realizza quello che Heidegger chiama la radiografia della vita, del vivere,
del nostro vivere, quella radiografia che riesce solo a chi ha conservato tutti
gli obbiettivi, nel senso proprio fotografico, l’obbiettivo del bambino, quello
del ragazzo, poi via via quello dell’uomo, sempre più maturo.
Ruffilli ha poi parlato di come questa sia una caratteristica dominante in
Roberta che si lega, appunto, a tutta un’altra serie di coincidenze degli
opposti perché, in fondo, anche la coincidenza della bambina, della ragazza e
della donna è una coincidenza degli opposti …(…)… Così come altre coincidenze
degli opposti, che caratterizzano la sua esperienza, questa intelligenza acuta
che lei dispiega anche nella lettura degli altri poeti, per esempio, insieme a
questa sensibilità accentuata che da poi voce alla sua poesia. Quindi
questo concentrato, insieme di intelligenza e sensibilità è, ancora una volta
nella maturità, questa coincidenza della consapevolezza, che è frutto
dell’esperienza e insieme di quella ingenuità, in senso alto e nobile che è,
appunto, una caratteristica della bambina, ancora capace di
meravigliarsi e di sorprendersi, senza per questo rinunciare alla parte sua più
adulta che la spinge, poi, a cercare di capire o di spiegare il perché di
quello che le capita, meravigliandosi, sorprendendosi…(…)... Ruffilli,
parlando sempre di coincidenza degli opposti, ha poi spiegato che il libro parte
dalla dedica alla madre ed è stato scritto proprio nel tempo in cui è avvenuta
la scomparsa della mamma. …(…)… quindi con un piede decisamente dentro il
dramma, la sofferenza, il dolore di una scomparsa in un legame così forte, così
inscindibile come quello con la propria madre e, nello stesso tempo, è un passo
che muove non nella direzione diciamo del dramma, non del buio o del grido ma,
paradossalmente, nella direzione, invece, di una felicità che si lega alla luce
e che si lega al canto, quindi, in una contrapposizione rispetto a quello che
sembrerebbe il motivo di partenza. D’altra parte, in questo libro, si accentua
una caratteristica che era già nella poesia di Roberta: una caratteristica che,
vi confesso, è stata una delle cose che da subito mi ha coinvolto nella lettura
dei suoi testi già da molti anni a questa parte, cioè il fatto che in lei, la
memoria, non ha le caratteristiche a cui normalmente siamo abituati, cioè quella
dimensione in qualche maniera del ripiegamento che è tipica di chi sente
che l’unico modo per recuperare ciò che è stato è voltarsi alle proprie spalle
e, in questa operazione, quindi, attraverso il ricordo, recuperare qualcosa che,
però, è andato perduto. Ma è un’operazione, quella del girarsi, del
volgersi alle proprie spalle che contempla, inevitabilmente, una conseguenza: la
malinconia, perché anche se nel ricordo qualcosa sopravvive, sopravvive però
nella consapevolezza che non c’è più. Ecco, questa non è mai stata l’ottica
memoriale di Roberta e meno che mai in quest’ultimo libro. Proprio a
partire, guarda caso, dalla scomparsa di una figura, per lei così decisiva e
dominante, come la madre. Il passato che rivive, anche in questo libro, nel
rapporto con sua madre e con le altre figure ed esperienze che si legano
all’infanzia, alla giovinezza, non ha un’ottica elegiaca tradizionale, non ha
una piegatura malinconica, direi neanche fondamentalmente nostalgica, perché è
immediatamente, come dire, acquisito dentro uno spazio del presente, del qui e
adesso. Il passato non è alle spalle in questo libro ma è dentro di lei, è nel
suo essere quello che è, perché è tutto quello che è già stato, e quindi lei è
bambina, ragazza, donna e via via sempre più matura …(…)… quindi non
bisogna voltarsi indietro perché il passato lo si vive quotidianamente in ciò
che si è ed in ciò che si fa. Ecco la natura di questo libro che, quindi, è
pieno di immagini luminose proprio perché, contro ogni apparenza da quell’inizio
della mamma morta, in realtà non c’è ombra non c’è buio, non c’è grido, ma c’è
luce, ci sono colori, ci sono suoni che ci riportano ad una musica di cui poi
diremo qualche cosa di più. Questa luce è quella che rivela i colori e
il libro è pieno di colori: non c’è pagina dove non ci siano dei colori che
squillano ma, nello stesso tempo, c’è anche quel suono che di pagina in pagina,
in realtà, realizza una sorta di sinfonia …(…)… un libro nel vero
senso della parola e che ha un suo svolgimento interno che parte da un principio
e arriva a una conclusione ma ha una sua circolarità per cui il lettore, poi,
alla conclusione si può ritrovare benissimo al principio …(…)… Paolo
Ruffilli ha parlato poi delle meraviglie del creato come la vita che si dispiega
intorno a noi e anche dentro di noi e di come le meraviglie del creato sono
anche riconducibili a categorie. Le categorie dei tre regni della natura e come
queste presenze si ritrovano nelle pagine del libro: gli animali, le piante, i
luoghi, la meteorologia e, naturalmente, le presenze umane.
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Fabrizio Borgini
(a dx) nel corso dell'intervista per "Toscana Tv" al critico
Paolo Ruffilli e alla poetessa
Roberta Degl'Innocenti. |
Paolo Ruffilli
e Roberta Degl'Innocenti. |
Parlando poi del sogno: …(…)…
questa è la dimensione costante nella poesia di Roberta, per cui le meraviglie
del creato passano attraverso, appunto, anche quelle che si chiamano le alte
funzioni e ci riguardano e tra queste indubbiamente il sogno ha una presenza
costante. Il sogno viene anche, come dire, nominato come tale in più di
un’occasione, in più di una poesia, perché il sogno è una ricchezza
straordinaria dal punto di vista espressivo e nella celebrazione del trionfo
della vita direi che il sogno ha la sua parte che è quella che poi ognuno di
noi, in qualche maniera conosce, anche se, se ne dimentica, perché tutti noi
sogniamo ogni notte, anche se poi ce ne dimentichiamo … (…)… Il sogno ci libera
improvvisamente: non abbiamo più il nodo dello spazio, non abbiamo più il nodo
del tempo, siamo dovunque in una contemporaneità che rende possibile questa
coincidenza e questa convivenza del già stato con quello che è, o quello che
sarà, ci consente un’ubiquità che è l’altro grande dono di tutti i creativi che
siano poeti, che siano pittori, o che siano artisti, cioè la capacità di
prendere il volo anche se non si sa volare, perché si vola in altro modo. E’
questa un’occasione, un’opportunità in più …(…)… Paolo Ruffilli ha parlato
poi dell’origine del linguaggio, dell’elaborazione del linguaggio e dei simboli
arrivando poi al titolo: sono parole di aria e di acqua perché la sua
particolare vocazione ha bisogno di questi elementi, elementi, appunto, mobili,
che sembrano inafferrabili e quasi incontenibili, nel senso che, comunque, però
si possono afferrare e si possono contenere ma, con una capacità, dico dell’aria
e dell’acqua, di sfuggire facilmente ai contenitori e, proprio per questa
fluidità, elementi capaci di arrivare dove non si arriva con altri elementi,
apparentemente più concreti, perché più materici o più terragni. Ma non è
affatto vero che siano poi così meno concreti degli altri perché aria e acqua
sono la sostanza di quello che noi siamo. Ci dimentichiamo,
continuamente, che il settantacinque per cento del nostro corpo è acqua e la
cosa incredibile è che, una buona parte del restante, è proprio aria, per cui
aria e acqua sono la maggior parte di ciò che noi siamo come consistenza, quindi
non è vero che non abbiano questa portata di concretezza e proprio per questo
sono capaci le parole di aria e di acqua a realizzare, come chiamiamo
l’operazione: il miracolo …(…)…. Quindi gli elementi più fluidi e più mobili
sono le parole con le quali Roberta ha scritto questo libro e con cui lei, come
poeta, ha reinventato, dandole nuova pronuncia, la vita in quella che lei
chiama, in una sua poesia, una Favola Bruna attraverso, appunto,
vi dicevo quel sogno che in una sua poesia lei chiama incantesimo del
pensiero. Un’espressione che io ho trovato, non solo splendida dal punto di
vista proprio poetico, ma significativa perché capace di alludere a quella
capacità del pensiero di essere anche sogno, cosa che è sempre stata molto
sentita, detta e ripetuta attraverso riflessioni diverse dai filosofi,
dai pensatori, tra questi proprio Heidegger, che citavo all’inizio: questo
incantesimo del pensiero che è il sogno…(…)… Ecco che ritorno a quel suono che
via via si va modulando, pagina dopo pagina, creando questa grande
orchestrazione complessiva perché naturalmente la poesia è tale proprio perché è
musica. Io, personalmente, sono convinto che in poesia la musica sia tutto,
addirittura. Perché, appunto, è forse proprio quella natura di aria e di acqua
che da forma alle parole e quindi al pensiero e al discorso. Ecco, la musica,
della poesia di Roberta, è l’argomento con cui termino questa mia
conversazione citando, ancora una volta, un suo passaggio, perché lei, ad un
certo punto parla, di una musica bolera, che poi ci leggerà magari, ecco in
qualche maniera, quindi, dando voce più cosciente anche ad un’esperienza,
intanto che in lei è comunque istintiva, che è quella capacità musicale
trainante, perché è poi il bolero proprio quel tipo di musica che è trainante,
ma è trainante nel senso del coinvolgente, non è trainante nel senso del
tirante, del fatto che si tira dietro qualcuno facendolo strisciare, no, lo
porta avanti coinvolgendolo. Ecco, è sicuramente il tipo di musica che c’é nella
poesia di Roberta. Queste le considerazioni fondamentali che volevo qui
testimoniare per sottolineare, ancora una volta, la mia personale adesione
proprio alla poesia di Roberta e al piacere di essere stato qui, ancora una
volta, non solo il prefatore, ma anche il presentatore, di questo suo
bellissimo libro della maturità più felice. (leggi l'intervento integrale)
Al termine dell’apprezzatissimo
intervento di Paolo Ruffilli Roberta ha letto alcune poesie delle varie sezioni
entrando nei dettagli e rivelando alcuni aneddoti. Nel corso del proprio
intervento Roberta ha esordito con una serie di ringraziamenti che hanno
coinvolto Paolo Ruffilli, che da tanti anni la segue, l’Edizioni del Leone nella
persona di Lorenzo Cazzaro e di tutto lo staff, Rodolfo Malquori per la
fotografia della copertina: a questo proposito Roberta ha spiegato che si
tratta della foto di un servizio scattato alla Libreria Edison nel settembre
2005 in occasione della presentazione di Paolo Ruffilli a Firenze del libro
Un vestito di niente (sempre con Edizioni del Leone). Ha ringraziato poi
Duccia Camiciotti per la poesia a lei dedicata e che è in epigrafe al libro,
Roberto Cellini per tutto l’aiuto ad organizzare la presentazione,
Fabrizio
Borghini per la ripresa televisiva e il proprio marito Stefano per l’amorevole
pazienza.
Si è addentrata in alcuni dettagli
delle sezioni, di come e quando è nato il libro. Ha nominato tutte le persone
che hanno già recensito il libro e gli autori delle tante lettere ricevute e una
poesia dedicata.
All’Assessore alla Cultura Eugenio
Giani, seduto al tavolo accanto alla scrittrice, Roberta ha dedicato la poesia
Minuetto (che riguarda Firenze al mattino).
Roberta ha letto anche la poesia
Due foglie, un ricordo del Giardino di Boboli, dedicata all’amicizia fra lei
e lo scrittore Mauro Marzi, luogo dove, da giovanissimi, si leggevano ciascuno
le proprie poesie ed ha concluso con la poesia Firmamento di luci, dove
si parla di Via del Larione, una bellissima strada che dalla città pare aprirsi
alla campagna e dove abitavano i suoi Tati, casa dell’infanzia dell’autrice.
Prima di leggerla ne ha anche ricordato i nomi: Pia e Rita Magherini, Adolfo
Stratini e Dino Ciappi.
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| La poetessa e
critico letteraria Duccia Camiciotti. |
Dal pubblico sono intervenuti: Roberto
Cellini, Presidente del Centro d’Arte Modigliani, Anna Balsamo, Vice Presidente
della Camerata dei Poeti, Duccia Camiciotti, scrittrice, poetessa, critico
letterario e d’arte, che ha anche letto la poesia dell’epigrafe.
Una serata di grande emozione e
condivisione, coronata da tanto pubblico.
Notizie dell’evento sono apparse sul quotidiano La Repubblica.
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| L'antica sala
del Palagio di Parte Guelfa che ha ospitato la presentazione del libro di
poesia. |
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autore |
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