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A Bagni di Lucca con Anna Maria Guidi
e la poesia di Sandro Penna
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Nell’ambito
dell’intenso calendario di lezioni dedicate alla poesia novecentesca dalla
Scuola di Poesia realizzata dal Circolo culturale “L’occhio di Erato” di Bagni
di Lucca insieme al fiorentino “Pianeta poesia” – rappresentati dai rispettivi
promotori e curatori Mario Lena e Franco Manescalchi – si è svolta nel
marzo-aprile 2008 la II edizione della felice iniziativa
didattica. Patrocinata dal Comune dei ‘Bagni’ anche quest’anno la Scuola – cui
hanno partecipato i docenti del ‘Pianeta’, fra cui lo stesso Manescalchi con
Bagatti, Baldassarre, Panella, De Filippis e Guidi – è stata ospitata nelle sale
del Casinò Municipale della storica città termale, di recente restituito al suo
nativo splendore.
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| Mario
Lena in apertura della serata con Anna
Maria Guidi. |
Sapientemente
mirato ad illustrare il fecondo panorama delle variegate istanze poetiche del
secolo appena trascorso, il programma è stato condotto attraverso una mirata
‘mappa’di lettura, verticalmente ostensiva, della ‘coerente dis-continuità’
palazzeschiana e della ‘rinnovazione montaliana, dell’ ‘europeismo’ di Campana e
dell’ ‘epos mediterraneo’ di Cattafi, dell’ ‘epica della società futura’ di
Fortini, del ‘mito e presenza’ di Quasimodo e del ‘lapsus infinito’ di
Zanzotto, delle singolari rappresentanze ‘al femminile’ e dell’ ‘epigrammatico
alessandrinismo’ penniano, cui è stata dedicata, il pomeriggio del 5 aprile,
l’indagine di Anna Maria Guidi.
La Guidi ha saputo
intrattenere a lungo la vivace attenzione del pubblico, illustrando anche
attraverso la ‘diretta di lettura’ di numerosi testi, la ‘implessiva’ ricchezza
umana e poetica di Penna, decantata attraverso il filtro introspettivo di una
originale immersione critica nella sua opera omnia.
Nella sua ampia
indagine esegetica ella ha infatti maieuticamente rivisitato lo “spontaneismo
specularmente speculativo della epifanica immediatezza del c.d. alessandrinismo
penniano” considerandolo come “la viscerale/trionfale, libera/libertaria
espressione della sua impubere/impudica naturalità carnale, dedita e devota
soltanto all’imperativo categorico del dio desiderio”. Nella “costituzionale
dis-appartenenza alla realtà costituita/costruita da un mondo adulto, edotto e
ormai abbandonato dalla voglia di guardare oltre il vedere per attrarre e
scoprire, stupire e stupirsi” – come ancora ha detto la Guidi – “Penna si permette di
frequentare in solitario/elitario anonimato, nella centralità centripeta di un
nadir senza censure né cesure, la sua esclusiva normalità omosessuale
complice-mente celebrandola dis-umanata nell’amniotica/erotica coalescenza
sensuale e versale con la cosmica pienezza relazionale dell’esistente: un
esistente di cui il poeta, a suo indiscriminabile talento e piacimento, consegue
così quel metastorico spazio solidale dove c’è posto per tutti e per tutto (e
addirittura, dove ‘ci sono le cose più che le persone’), compassionevolmente
accolto in una serenante ‘strana/gioia’ di vivere’ che accetta ‘anche il
dolore’, contemplato e cantato in ogni presenza, ogni anfratto, ogni minuzzolo,
dell’infinità dell’universo intero”.
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| Anna
Maria Guidi nel corso del suo intervento. |
Nonostante l’attardarsi dell’ora, il pubblico ha seguito con intensa attenzione
la critica full immersion della Guidi dentro le più intime sfaccettature della
“biolografica” poesia di Sandro Penna, ‘uno dei nostri poeti più indiscutibilmente
tali, sebbene non condivida ancora la piena notorietà popolare come Saba,
Ungaretti e Montale’ – come già ebbe a dire il De Benedetti – che ha avuto il
merito e il coraggio dei grandi che non hanno preteso di legare il loro nome al
predominio della parola universale che serenamente s’innalza sull’accarnato
groviglio esistenziale: ma che, “proprio per il canone inverso d’una
elettiva/sovversiva evasione” – come la Guidi ha concluso – “si è avvicinato così
alla gloriosa rinuncia dell’arte attraverso la costante pratica della
passionale/archetipale indifferenza in cui s-commettere l’innocente peccato
di scrivere ugualmente”.
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autore |
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