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Meeting d’inverno
con Beatrice Bausi Busi

Nella suggestiva Sala degli Specchi di Palazzo Vivarelli Colonna nel centro di Firenze si è svolta il 22 gennaio 2009 l’incontro con Elementalia, l’ultima silloge di poesia di Beatrice Bausi Busi.

da sx: Anna Maria Guidi, Giancarlo Bianchi, Lia Bronzi e l'autrice Beatrice Bausi Busi.

Realizzato a cura del Pianeta poesia di F. Manescalchi, presentato da Lia Bronzi e Anna Maria Guidi, e coordinato dall’accorta regia di Giancarlo Bianchi, l’incontro si è svolto in un clima di distesa, amicale colloquialità che ha contagiato il numeroso pubblico in un sinergico ‘tutt’uno’ d’armonia: la magnetica armonia di “Elementalia” che – come ha detto la Guidi – ‘trans-volontaria-mente s’allaccia e s’irradia, corrispondendo in un voluttuoso amplesso di caleidoscopiche parole, con quell’ ‘implessivo’ animismo che contamina e seduce il materico ingombro della trasmigrazione carnale, plasmata dal soffio cosmico del suo stesso, sempiterno spirito’…. ‘Soffiate d’aria, quasi “brezza leggera” che sfiora e rinfresca, roride d’acqua gioiosamente zampillante fra “il verde del pratile”, impastate di terra e “strato su strato” sedimentate e compresse “nelle crepe dell’arsura” “per non uscire in superficie”, roventi e urenti di fuoco, in “balenii d’istinti incoercibili” quelle parole “senza mezze misure” deflagrano “dall’interno umorale sentire” della poetessa …(anarchica sacerdotessa “appestata d’amore” devota sol-tanto alla religio del percepire e consentire senza credi né riti, militanze e obbedienze)… sciamando e defluendo come “puro magma in colata di vulcano” in un tellurico sciame di effusiva, possente bellezza sulla traccia dell’ “aureo filone” dei sensi, in “empatici sussulti”fiduciosamente liberati dalla “inutile spoglia” di un nocivo volere.’ Così – ha proseguito la Guidi, appoggiandosi spesso alle citazioni versali per illuminare il suo commento – ‘nella eretica ‘genesis’ di “Elementalia” la volitiva superbia del peccato dell’origine è grado a grado sbozzata e iniziata alla nervida mitezza d’una “farfalla posata sul palmo della mano” fiduciosamente pronta al volo verso la sua “futura dimora”, che l’aspetta sfavillando d’estasi nella fantasmagorica “aurora boreale” preparata nell’ “infinito palcoscenico” della sapienza divina: la kerigmatica sapienza che avvince “nella stessa cosa fluente” tutta l’arca cosmica che, senza preferenze né esclusioni, accoglie e comprende tutta l’ “elementalia” alchemicamente consustanziata da animali e vegetali, minerali e cieli, uomini, elementi (i 4 elementi delle prime 4 sezioni della silloge) ed “elementari”.’ Ma chi sono – ha continuato la Guidi – questi “elementari”, cui la Bausi ‘dedica l’ultima sezione della silloge?’

Anna Maria Guidi nel corso del suo intervento.

L'autrice mentre legge le sue poesie.

Sono gli gnomi, gli elfi, le deve, le naiadi, i satiri e le baccanti e tutte le consimili “essenze dilette della madre terra” eluse e denegate dagli uomini (indifferenti, violenti inquinatori) che, invisibilmente “silenti/veglianti”, attraverso le “ondeggianti malìe” della loro medianica calamita ci assistono e sorvegliano per attrarci al “punto d’incontro” con quella gnostica “brace perenne…al minimo alito pronta a divampare” in cui risuona,“tesa come corda di violino impregnata d’estasi”, “la coscienza d’amore universale”: archetipale “tesoro sepolto” in/di cui siamo inclusa “parvenza e insieme impronta” “salva sotto la cenere” dei “giorni affocati” dalla nostra disanimata, farnetica, tecnocratica cainità.’

Avviandosi alla chiusura della sua esposizione la Guidi ha rimarcato la ‘strabiliante compattezza sincretica di questo mitologenico sabba di poesia che libertariamente congiunge in una pirotecnica danza del fuoco il misticismo zen e lo gnosticismo trismegistico, l’orfismo cabalistico, l’antroposofia steineriana e l’attualità cosmo teandrica di Panikkar, contaminati dalle suggestioni teurgiche dello zoroastrismo vedico/sciamanico dell’Avesta e dal tauma della naturalis magia paracelsiana, albione della scienza moderna’. … precisando però che ‘un più mirato approfondimento di questi riferimenti culturali non aggiungerebbe un bel nulla all’audace provocazione cognitiva di questa poesia: che senza chiedere percepisce e intende, comprendendo senza voler capire con la visceralità aptica e sinaptica dei 5 sensi + 1, il c.d. 6° senso, il paleosenso che l’odierna filosofia cognitiva (da Heider a Woodruff, da Gopnik a Goldman) chiama meandreading, fenomeno (ancora in via di indagine) che consente ad ogni sé la connessione simultanea con ogni altrità in sé assimilata alla medesima carità intellettiva confluente nel cerchio energetico della realità (già rosminiana) dell’ontologia cosmica’.

Prima e subito dopo l’intenso intervento critico di Lia Bronzi che – con la sua consueta, sapiente sensibilità ed originalità esegetica ha miratamente accostato gli “elementali” della Bausi agli eteronimi pessoani – la stessa Bausi è personalmente intervenuta ringraziando ed intrattenendo il pubblico con la diretta lettura di varie poesie della silloge, interpretate senza enfasi declamative con la sua naturale grazia nel dire ed offrire.

Bianchi ha poi invitato i presenti, fra cui noti operatori culturali, ad esprimere quesiti, commenti e pareri. Veri e propri cammei di apprezzamento e gradimento, a vario titolo motivati, sono stati – fra gli altri – presentati alla Bausi da Simonetta Lazzerini Di Florio, Anna Balsamo e Silvia Ranzi, concludendo una serata davvero dettata e compartecipata dalla/nella verità e lealtà responsoriale della poesia, che senza voler sapere né potere, tutto sa e può muovere e con-muovere alla solare, solidale reciprocità dell’attenzione, nel piacevole contagio del sorriso, sorgivo e condiviso.

La poetessa e critico Anna Maria Guidi e il coordinatore della presentazione Giancarlo Bianchi.


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