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Questo calice amaro
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Grande concorso
di pubblico il pomeriggio di venerdi 12 giugno 2009 nella Sala del Gonfalone di
Palazzo Panciatichi, storica sede della Regione Toscana a Firenze, per corrispondere
all’invito del Presidente, On.Riccardo Nencini, alla presentazione
dell’antologia poetica Questo calice amaro, edita da Polistampa nel maggio
2009, cui hanno partecipato le 23 poetesse qui nominate in ordine alfabetico:
Anna Balsamo, Alberta Bigagli,
Graziella Bindocci,
Rosanna Boddi Bronzi, Alma
Borgini, Lilly Brogi,
Duccia Camiciotti, Margherita Cardarelli,
Maria Grazia
Coianiz,
Roberta Degl’Innocenti,
Lia Di Vita Quintavalle,
Mara Faggioli,
Anna
Maria Guidi, Simonetta Lazzerini Di Florio,
Leonora Leonori Cecina,
Paola
Lucarini, Annalisa Macchia,
Maria Grazia Maramotti,
Manuela Minacci, Cristina
Morandi, Clara Nistri,
Luisa Puttini Hall,
Anna Vincitorio.
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| Il pubblico all’inizio della
serata: in primo piano, da dx, Anna Maria Guidi, Anna Balsamo e Duccia
Camiciotti. |
Ideata e
attivamente promossa da Clara Nistri seguendo il tragico ‘input’ offerto dalla
‘diretta mediatica’ del ‘caso Englaro’, l’antologia raccoglie le personali
considerazioni e poetiche espressioni delle autrici in merito all’angosciante
dilemma di “dover decidere per se stesso e il prossimo, della vita e della morte
per esistenze sospese al filo di un respiro” – come scrive A.Balsamo in 4a di
copertina – che turba sia il laico che l’uomo di fede. “Con pietà, e senza
condanna, chiamiamo ‘calice amaro’ il trovarsi di fronte al dilemma di tali
tormentose scelte” – ha quindi proseguito la Balsamo.– E la Nistri nella stessa
pagina conclude: “Scelte proposte, anzi imposte, dalla ragione, per taluni
accadimenti e situazioni come l’aborto, l’eutanasia, il testamento biologico.
Ragione, non coscienza, poiché quest’ultima risponde e corrisponde ad altri
requisiti, non necessariamente religiosi, di difesa dell’etica, della memoria,
della persona, che infondono valore alla sofferenza, al dolore, alla perdita. 23
poetesse fiorentine levano qui la loro voce non in difesa né in accusa, in
quanto la ‘scelta’, qualunque essa sia, è sempre e comunque un ‘calice amaro’,
ma ad avallo di coloro che sono protagonisti silenziosi del dolore.”
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| Il tavolo dei relatori: da dx
Gabriella Castrica, Fiorella Falteri Falteri e Valerio Nardoni. |
A interpretare
la variamente, ma sempre intensamente ‘e-motivata’ risposta poetica delle 23
autrici di fronte all’irredimibile dilemma contenuto nel fiele di quel calice
sono intervenuti i critici letterari Gabriella Castrica e
Valerio Nardoni, che
hanno compiuto una verticale esplorazione delle liriche, di ognuna rintracciando
il segreto ‘cuoremente’ palpitante a fil di verso: due interventi di sintetica,
sintonica efficacia, quelli di Castrica e Nardoni, in cui la loro ben nota
professionalità esegetica ha corrisposto con umana, solidale pietas con le
sofferte tematiche antologiche.
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Anna Maria Guidi legge
la poesia Malìa. |
La violinista Sara Gianfriddo. |
Sara Gianfriddo,
magistrale violinista, ha selezionato con mirata sensibilità alcuni intermezzi
musicali, nel corso della serata – abilmente condotta da
Fiorella Falteri –
offerti all’intenso gradimento del pubblico, davanti al quale le 23 poetesse si
sono avvicendate al microfono per la lettura dei loro testi: di cui La malìa
di Anna Maria Guidi, più volte apprezzato negli interventi di Castrica e
Nardoni, è integralmente sottoriportato:
La malìa
Scossaci,
incognito Iddio.
Sorvegliaci.
Inquisisci
se distillando
in caldere di mosto
torride vigne
di pena
affochiamo
filari di dubbi
in briache
vendemmie di certezze.
Ingrigia il
sole
al delirio
degli acini abbagliati.
Snebbia gli
effluvi etilici.
Foga i
gorgogli emetici
nella strozza
della mente.
Infierisci.
Perseguitaci.
Saetta i tuoi
quesiti:
una tempesta
di nervido
silenzio
senza tuoni né
nuvole né tavole.
Chè s’infumi
la mente
nel sabba dei
suoi vomiti.
Scoscendi
l’infezione
di questo
miele lubrico
che conturba e
contende
il vino del
lutto
al sangue del
tuo calice.
Assediaci.
Infestaci:
e liberaci
dalla tentazione
di liberarci
di te.
Non
prometterci premi e castighi.
Ma dacci ora
ed ognora
nell’infebbrata arsura
di questa
farnetica pena
sol-tanto una
particola
di carità
audace:
l’audace
carità della paura
che rorida ci
salvi dalla foia
di bere in
quel calice
la malìa
della tua
disumana,
superna
onnipotenza.
La serata si è
avviata alla conclusione verso le 19, quando lentamente la prestigiosa Sala è
stata lasciata in solitaria attesa di altri eventi culturali, capaci come
questo, nella sua angosciante condivisione, capaci di attrarre e coinvolgere per
proporre a confronto ragioni e meditazioni, sentimenti e accadimenti, sospesi
‘al di qua’ di partigiani giudizi e pregiudizi nella solidarietà della
individuale riflessione poetica.
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autore |
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