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Anna Maria Guidi
e
Sandro Penna

un approccio psicocritico

Roberta Degl’Innocenti
Firenze, 9 marzo 2011

Mercoledì 9 marzo 2011, alle ore 16.30, presso l’Auditorium della Cassa di Risparmio di Firenze in Via Folco Portinari n. 5, si svolto un evento straordinario che prevedeva la presentazione del saggio di Anna Maria Guidi dal titolo La carità erotica nell’edonismo geoestetico della poesia di Sandro Penna: un approccio psicocritco.

Introduzione di Lia Bronzi, Presidente della Camerata dei Poeti, che ha scritto la prefazione al libro stesso. Relazioni critiche di Giuseppe Baldassarre e Giuseppe Panella. Letture di Andrea Pericoli.

da sx: Andrea Pericoli, Giuseppe Baldassarre, l'autrice Anna Maria Guidi,
Lia Bronzi
, Giuseppe Panella, Duccia Camiciotti e Carmelo Consoli.

Un breve cenno biografico su Anna Maria Guidi:

Anna Maria Guidi è nata e risiede a Firenze. E’ stata per oltre 30 anni responsabile del Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’Ateneo. Poetessa, saggista. Fa parte del Consiglio Direttivo della “Camerata dei Poeti” ed è Socio Onorario per meriti culturali del “Centro d’Arte Modigliani”. E’ attiva operatrice culturale sul territorio cittadino. Nell’ultimo decennio ha collaborato assiduamente con “Pianeta Poesia”, presentando in varie ed importanti sedi. Collabora autonomamente alla redazione on-line di Literary e di Dibattito Democratico del Centro Studi Donati di Pistoia. Recensita da autorevoli firme ha pubblicato 5 libri di poesia (nel 1998 Esercizi, nel 2000 Incontri, nel 2002 Tenacia d’ombra e Certezze, nel 2005 In transito). Ha conseguito prestigiosi consensi critici e numerosi premi importanti. Attualmente sta lavorando alla stesura di testi di saggistica e di poesia.

Come è d’uso, prima della presentazione del libro previsto nell’incontro, vengono chiamati a leggere uno o due poeti con un loro testo oppure di altri. Nella serata dedicata ad Anna Maria Guidi sono state lette due poesie da Giancarlo Bianchi: Tra le voci del sonno di Pier Francesco Marcucci dal libro Distanze ed altri scritti e la poesia Un anno dopo (a mia madre) dello stesso Andrea Pericoli.

Dopo la lettura delle poesie di introduzione l’attore Andrea Pericoli è stato chiamato a leggere alcune poesie scelte dall’opera di Sandro Penna.

Siamo così entrati nel vivo della presentazione del saggio di Anna Maria Guidi con l’introduzione di Lia Bronzi che ha espresso il suo pensiero parlando anche di “novità interpretativa” da parte dell’autrice e presentando i due noti critici Giuseppe Panella e Giuseppe Baldassarre, preceduti dalla lettura di altre poesie.

Lia Bronzi e Giuseppe Panella.

Di seguito gli interventi critici dei relatori.

Giuseppe Panella

L’approccio tentato con quest’opera di Anna Maria Guidi alla poesia penniana non è quello solitamente proposto dagli studiosi di Penna (come hanno fatto, spesso egregiamente oppure meno in altri casi, Raboni, Anceschi e Pecora, Mengaldo e Garboli) ma forse proprio quello già in parte proposto dal Debenedetti, e cioè una riflessione sulla dimensione psicologica della poeticità in atto nella scrittura lirica del mondo da parte del poeta. Si tratta di un approccio che la G., sulla scia del caposcuola Charles Mauron, il fondatore di questa disciplina a cavallo fra stilistica, critica letteraria e psicoanalisi applicata, ha definito “psicocritico” e bisognerà chiarirne il perché. Non si tratta infatti di abbandonare l’analisi delle forme poetiche e del loro sviluppo quanto il provarsi a verificare i motivi per cui esse sono state prodotte e realizzate dal loro “produttore” artistico. Nel caso di Mauron, l’indagine verte sulle metafore più utilizzate e meglio sviluppate dall’autore in vista della comprensione del meccanismo di funzionamento della sua scrittura perché in esse può essere individuata la molla che fa scattare l’ispirazione lirica o narrativa. Per la G. conta la dimensione generale in cui la poesia sorge e si alimenta per individuare quelle “intensità libere” che sono la sorgente prima della costruzione formale successiva. Per questo, viene privilegiata la dimensione dell’erotismo come “vacanza dalla vita” ed espressione del Desiderio universale verso il mondo che si configura, nella maggior parte dei casi, quale forma di un possesso che non vuole essere solo intellettivo (e platonicamente definito! Su questo la G. è molto esplicita) ma carnale ed edonisticamente rilevante per l’Io del poeta. Penna ama il mondo e le sue immagini ma non vuole tanto possederle quanto farsene carico. Predomina in lui “la voluttà dell’assunzione” del magma materico che lo circonda, lo affascina, lo consuma e lo compromette a tal punto da spingerlo a rappresentarlo in brevi lacerti di eufonica condivisione (“Al pari d’un profilo conosciuto,/o meglio sconosciuto, senza pari/fra gli altri animali, unica terra, la tua forma casuale quanto amai”.): che è certo poesia erotica e qualificantesi come tale ma anche inno alla vitalità e terrestrità di tutti gli esseri e, quindi, colontà di comprensione e accettazione di essi come tali. Nell’ottica della G., il poeta utilizza la poesia per esprimere la sua soggettività libera e trionfante -la realtà che lo circonda, proletaria e spesso negata alla poesia, viene trasfigurata non perché di basso profilo e negativa, ma perché capace di produrre in chi la osserva quel piacere (l’ “edonismo geoestetico”) che si trasmette sin esteticamente, ma anche come espressione formalmente definità dal linguaggio lirico utilizzato, attraverso un omaggio poetico ad esso. Scrivere è per Penna l’espressione di quel godimento che contemporaneamente è atto d’amore (e quindi carità nel suo significato originario- grazia e volontà di incontro e adesione nei confronti degli altri e dell’Altro, considerato come possibile diverso e spesso apparentemente lontano e incompatibile). La G. è netta in questa sua acuta ricostruzione dell’ottica poetica di Penna, e non nasconde il suo disinteresse per le analisi di chi vede nel poeta un puro e semplice riconcorrerer le proprie sensazioni per gratificarsene giustificandole ‘sub specie poeticae expressionis’, esaltandole e motivandole come necessaria ludicità del gesto lirico:

“Anche per questo nella irregolare grazia del suo allusivo disegno/riserbo linguistico, sempre così lontana, nella pur faconda inverecondia della consueta cifra sessualistica, dal triviale maledettismo di Bellezza ….il ricorrente tentativo di nobilitare il diaristico solipsismo del suo incandescente ertismo erotico: compulsiva dedizione, che dalla spudorata contemplazione dell’occasionale ‘adtestatio rei visae’ si effonde trasfusa dentro il “mare sonoro della vita” che accoglie e assume, allontana e confonde, decanta e incanta, pacificando la rovente irrequietudine del solitario poeta nel “dolce rumore” del suo mantrico andirivieni: (“Com’è bello seguirti/o giovine che ondeggi/calmo nella città notturna./Se ti fermi in un angolo, lontano/io resterò, lontano/dalla tua pace, o ardente solitudine mia”).

Sostanzialmente immersa nel mare della bellezza, la poesia di penna non è mai “edonismo estetico” alla D’Annunzio o culto della bellezza come progetto di espulsione decadentistica del brutto quale male assoluto del vivere comune. ….Non c’è disprezzo per la volgarità del vivere, ma solo consapevolezza della sua necessità quotidiana, indispensabile ingrediente per la felicità. Da qui l’idea che tutto può divenare oggetto poetico purché si riesca a immergervisi completamente mantenendo quel distacco che fa scattare il clikck della poesia. La “disappartenenza all’umano” non è dunque culto della ‘turris eburnea’ o elogio delle esperienze solo cerebrali delkl’avvicinamento ai corpi altrui, ma volontà di far parlare il corpo in forma di parole per comprenderlo nell’immenso mistero rivelato dal Tutto. Da qui l’accettazione della vita e, nel contempo, il sentirne solo parte e non volerla dirigere e modificare a proprio libito, violentandola con la sola forza della ragione lirica, ma accarezzandola con le immagini del linguaggio della sperimentazione novecentesca italiana già divenuto tradizionale (D’annunzio e Pascoli), non Montale o Ungaretti con la loro tentazione d’assoluto): (“Il sole di settembre indora i canti/degli operai. E’ già lontano il tempo/quando vinti al gran sole i nudi corpi/turbavano il mio cuore. Adesso brilla/deserto il fiume. Ritornato è l’uomo/in piedi. Io rido a più sereno amore”).

In questo “più sereno amore” (donami evocatrice e sussuntiva della poesia?) il poeta passa dalle parole ai corpi e viceversa attraverso continuativi sondaggi che circoscrivendo perimetrano infine il quadro sempre limitato (la poesia d’amore) eppure sempre aperto verso la totalità di un disegno che vuole essere onnicomprensivo. La capacità di guardare senza lasciarsi risucchiare dal gorgo delle emozioni inespresse limitandosi a definirle con lirico rigore formale è una delle caratteristiche più significative della parola poetica penniana. Come, infatti, scrive la G.:

“E’ dunque alla geoestetica persistenza dell’esistente che Penna guarda, nel riserbo/ri-guardo d’intrattenersi in disparte a contemplarla …nell’edonismo commotivo sfacciatamente risvegliato senza alcun riguardo né riserbo dall’imprevedibile materializzazione in cui quell’esistente emerge individuato di volta in volta nell’erotico appostamento/avvistamento”.

Giuseppe Baldassarre e Anna Maria Guidi.

Giuseppe Baldassarre

Amore e sensibilità: la parole per entrare nel libro di Anna Maria Guidi sulla poesia di Sandro Penna, anzi sull’origine primigenia della poesia penniana.

Amore dell’autore stesso come scaturigine della poesia e amore dell’autrice per Penna, così da volgere la propria sensibilità di poetessa e le proprie competenze nel campo delle manifestazioni psichiche per cercare di coglierne origine e caratteristiche dell’opera. L’origine della poesia viene individuata da Anna Maria Guidi in una pulsione erotica precedente l’io, in una sorta di fanciullino erotizzato che diviene capace di eventi creativi, mitogenetico quindi. Unico in grado di cogliere il reale, proprio nella e per la sua libertà piena. L’eros unito all’ingenuità.

La poesia nella sua fluidità temporale ne rappresenta gli aspetti, i gesti, la momentaneità e l’immutabile vitalità. L’atteggiamento dell’autrice è di chi procede nella lettura delle poesie penniane come in un paesaggio da scoprire, seguendo un percorso intravisto e contemporaneamente lasciandosi guidare da segnali che appaiono per strada, affidandosi all’intelletto e all’emozione. Operazione critica e insieme empatica: rivivono le pulsioni, le motivazioni, le tonalità del sentimento, le scelte stilistiche. In modo sorprendente anche per noi che leggiamo.

L’autrice può a buon diritto anche prendere decisa posizione nei confronti di un preteso alessandrinismo di Penna: “Confuto …. il pluricertificato alessandrinismo… permettendomi addirittura di sovvertirlo in trasgressione alessandrina. La fluida immediatezza impressionistica del suo sinestetico prodigio poetico nasce infatti dalla condizione identitaria, che compulsa e convulsa come un vulcano inquiescente, monta, preme e trabocca spandendosi”.

Dimostrazione di come una lettura che entri davvero in contatto con l’opera e la sinergia di tutte le competenze di un lettore attento possano giungere a comprenderne le venature profonde e le conseguenti modalità espressive.

E’ perciò un notevole apporto critico questo di Anna Maria Guidi, proprio per la sua eccentricità intellettiva e l’affinità emotiva.

Un arricchimento, un dono prezioso e unico per la comprensione di un importante genuino e libero poeta lirico del Novecento italiano.

Andrea Pericoli nel corso di una delle letture.

Dopo le lusinghiere ed interessanti parole dei critici è stata la volta dell’autrice che, visibilmente contenta, ha iniziato con i ringraziamenti, rivolgendosi a Lia Bronzi che ha detto dedicarsi con impareggiabile dedizione alla cultura artistica, a Giuseppe Panella per l’intensa fascinazione che la sua dialettica ci ha offerto, a Giuseppe Baldassarre per l’introspettivo rigore con il quale conduce le sue analisi. Proseguendo con Duccia Camiciotti per il magistero artistico che ha svolto nella sua Vita Poesia, Carmelo Consoli, bravo poeta e critico letterario, Andrea Pericoli che sa magistralmente porgere la grazia dell’altrui poesie. Anna Maria Guidi si è poi rivolta al pubblico …(…)…ognuno di voi, cari amici di percorsi condivisi, siete tanti e non vi posso nominare uno per uno…(…)…. Ricordando Anna Balsamo, Vice Presidente Emerita della Camerata dei Poeti, Giuseppe Antonio Brunelli, finissimo francesista, Roberto Cellini, Presidente del Centro d’Arte Modigliani, Roberta Degl’Innocenti, Vice Presidente, scrittrice e poetessa, Anina Norcini Tosi, Presidente dell’Associazione Il Cenacolo, Franco Manescalchi, Presidente di Pianeta Poesia.

Sono infine intervenuti con un pensiero sul saggio di Anna Maria: Carmelo Consoli, Anna Balsamo, Anita Norcini Tosi, Duccia Camiciotti.

Una serata di successo e di qualità, confermata anche da un pubblico attento e molto numeroso.

La gremita Sala dell'Auditorium della Cassa di Risparmio di Firenze.

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