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Due autrici
parlano
del disagio

Colella e Pennacchioni

Roberta Degl’Innocenti
Firenze, 18 gennaio 2012

Mercoledì 18 gennaio 2012, alle ore 16.30, presso l’Auditorium della Cassa di Risparmio di Firenze in Via Folco Portinari n. 5, si è svolto l’evento culturale del mese di gennaio che prevedeva la presentazione di due libri di narrativa: Storie di disagio mentale di Giuliana Colella e Il dispiacere solitario di Ornella Pennacchioni.

Interventi critici di Lia Bronzi e Duccia Camiciotti. Letture di Andrea Pericoli.

da sx: Andrea Pericoli, Giuliana Colella, Lia Bronzi, Ornella Pennacchioni, Duccia Camiciotti e Carmelo Consoli.

Un breve cenno biografico sulle due autrici:

Giuliana Colella
E’ nata a Pescara dove risiede. Ha insegnato Italiano e Storia presso le scuole statali ed in seguito in una scuola privata. Coltiva la passione della scrittura da sempre, ma solo da alcuni anni ha cominciato a partecipare ai concorsi letterari. Il suo nome figura pertanto nelle Antologie-ricordo di diversi Premi, nel libro
Poeti e Scrittori contemporanei allo specchio delle edizioni Helicon, nella Letteratura Italiana – Poesia e Narrativa dal Secondo Novecento ad Oggi (critica e testi) della Bastogi. Per la stessa casa editrice ha pubblicato Inquietudine ed altri racconti (2006) e Il mio mondo e altri racconti (2008). E’ socia del Centro d’Arte Modigliani, Presidente Roberto Cellini.

Ornella Pennacchioni
La sua stagione di scrittrice si apre in rete, tre anni fa, pubblicando brani a tema, dopo aver scritto due romanzi tenuti nel cassetto. Il primo, adesso edito, ha per titolo
Il dispiacere solitario ed è in presentazione proprio alla Camerata, l’altro, che sarà pubblicato tra breve, ha per titolo L’immorale della favola. Il primo romanzo sta seguendo un percorso a tappe in varie librerie e locations prestigiose. Inoltre se ne è interessato un istituto scolastico superiore di Catania e, nella prossima sessione, verrà inserito come testo consigliato. Inoltre è stato fatto oggetto di seminari di psicologia, non ultimo all'attenzione di logopedisti. Se ne sta discutendo per farne una riduzione teatrale. Paolo Ferrari ha parlato di questo romanzo al Maurizio Costanzo Talk.

Il poeta Duccio Corsini.

La poetessa Tiziana Curti.

Per le poesie di introduzione, normalmente affidate ad altri autori, sono stati chiamati il poeta Duccio Corsini con il testo Alla deriva del fiume e la poetessa Tiziana Curti con il testo 1825 passi.

Lia Bronzi, Presidente della Camerata dei Poeti, ha parlato delle due autrici, tracciandone un profilo critico ed entrando poi nel merito del libro di Giuliana Colella, mentre l’attore Andrea Pericoli ha alternato letture dai due libri.

da sx: Giuliana Colella e Lia Bronzi.

Di seguito alcuni passaggi della prefazione di Lia Bronzi, relativa al libro Storie di disagio mentale di Giuliana Colella.

…(…)… All’unicità del contenuto semantico dei racconti “Oscure presenze e strane percezioni” e “Un caso di follia” che compongono il testo Storie di disagio mentale di Giuliana Colella, corrisponde un’identica struttura narrativa e una stretta omologia a livello della costruzione, tale da attestare la profondità d’indagine psicopatologica posta in essere dalla stessa scrittrice. Cosicché le due diverse forme contenutistiche, pur viste e proiettate in scene e schemi diversi, ci appaiono come rappresentazioni di un unico modo di vedere le cose, che mette in atto un vasto processo di semiosi al fine di far affiorare le motivazioni nascoste dell’inconscio, attraverso una scelta che sia, al contempo, gestuale, dialogica e fonologica.

Va da subito rilevato come nel primo racconto “Oscure presenze e strane percezioni”, che si snoda con la voce dell’io narrante in movimento, quella del protagonista Alfonso, appunto, emerga il dramma di un’esperienza umana in via di compimento, mentre la materia delle storia si presenta come un coagulo vivo ed incandescente, strettamente connesso alla concezione esistenziale del protagonista, secondo un’altalena esasperante di voci, oscure presenze e strane percezioni, che non mancano di rivelarsi sulla stessa struttura e scrittura del testo.

Si parte infatti, da parte del protagonista, da uno status apparentemente normale, con “l’altro di sé” costituito da persone reali, e cose quasi parlanti e antropizzate, da subito pronte per essere infrante, secondo un crescendo di emozioni negative, che confluiscono ineluttabilmente in un qualcosa o qualcuno, che non è pacificante ma disperante e patologico, per un’improvvisa dilatazione dell’immagine che è necessario completamento in pectore artificis esprimente un’abilità particolare nello scalare il ritmo narrativo, al fine di mettere a fuoco un difficile realismo dell’interiorità …(…)… Nel racconto “Un caso di follia” l’amore per la bella Martina farà scatenare la follia di Luca, certamente debole con propensione alla violenza, per sentimenti nutriti, riposti e conturbanti, che si avvertono violati, perché non più corrisposti …(…)… Un opera viva, questa, dove la realtà del mondo contestuale è presente, che ci fa, ancora una volta, interrogare sui disvalori della nostra società e il suo “mal di vivere”. Non manca, nel testo, un’attenzione al valore della parola nel più esatto e proficuo senso tecnico letterario e formale. A ristabilire quiete nella narrazione è senza dubbio una forma di compostezza estetica che è terapeutica e consolante, quale antidoto definitivo e necessario per una buona lettura, cosa alla quale Giuliana Colella ci ha da tempo abituati.

da sx: Ornella Pennacchioni e Duccia Camiciotti.

E l’intervento di Duccia Camiciotti relativo al libro Il dispiacere solitario di Ornella Pennacchioni.

Di Ornella Pennacchioni, o meglio della sua magica scrittura, ci sarebbe da parlare oltre il limite d’una consueta presentazione, per quanto cosciente e, almeno nelle intenzioni, introspettiva quanto oggettivamente affiorante da un registro stilistico inusitato per magnificenza e semplicità, per sincerità e mistero. Ma, essendo ciò impossibile anche in una semplice conversazione, si rischia sempre di non essere esaurienti e d’appropriarsi indebitamente d’un solo filone della sua onirica ed univoca ricchezza espressiva. Notate bene, ho detto “ricchezza”, ma niente di ridondante ed eccessivo vi è in lei, nel suo stile piano, policromo e polimorfo, mai però calato contemporaneamente in più d’un filo conduttore, e quindi discorsivo per quanto immaginifico, lineare per quanto scandito in suggestioni coinvolgenti e, al medesimo tempo, rarefatto il necessario. Intendo dire che in un insieme dove una cascata d’immagini, una danza sinuosa, restano elementi dominanti non vi è mai barocchismo (per quanto il barocco, specie in letteratura e in musica, a me piaccia) non vi è mai più del dovuto in un filo d’intensa luminosità che talvolta sembra morire per risorgere altrove, talaltra ci abbandona del tutto e mai per sempre, talaltra ancora si nasconde per far capolino in altre vesti non meno smaglianti e sbalorditive, ma sempre filiformi come i suoi moltissimi guanti, direi prensili, comunque simbolo d’un cambiamento di rotta ad ogni loro sovrapposizione. Mi dispiace inoltre aver usato ex abrupto l’aggettivo magico riferendomi alla sua scrittura, perché essa è molto di più, è quasi un’arma di cui la realtà ( e non a caso dico “realtà”) si riveste. Qualcuno avrà pensato, forse,. a contenuti di fantasia, nient’affatto – almeno secondo me – questa è biografia, anzi autobiografia. , Ma perché, allora, il tutto comincia con un viaggio in aeroplanino di latta, descritto però in maniera quasi diaristica, riferendosi ad un mondo la cui essenza ci appare agile e disinvolta, ma inconsueta e misterica per quanto luminosa e bella. Il più naturale dei grandi viaggi potrebbe essere una delle tante definizioni di questo romanzo. Immaginate di possedere il privilegio d’essere mille in uno, di possedere insomma un personalità poliedrica comune a molti creativi, e riflettete bene sulla” biografia” di Ornella, in un viluppo di migliaia di Ornella la nostra autrice ha voluto liberarne diverse, ma una per volta, e illuminarle a giorno, non però in modo accecante. Il sottotitolo del testo suona: Gilda D. La storia di Viola. E passiamo già per due interposte persone che naturalmente sono una sola.. A questo punto, tuttavia, e a scanso di equivoci, occorre un chiarimento, anche se può apparire ingenuo: il termine biografia, o meglio autobopgrafia, non va inteso letteralmente, ma solo come genere letterario. Del resto l’aereoatterra in una “cioccolateria” alquanto emblematica, d’una suggestione inimitabile, stile anni ’30 del secolo scorso, installata nei locali d’una vecchia casa di tolleranza, e pertanto comoda e accogliente, di cui Artemisia è direttrice. prima di scomparire drammaticamente in quanto personaggio superato. Chi potrà mai dimenticare la Guanteria e la bambina, unica lavorante posizionata nel retrobottega (pensate che un giorno sarà addirittura santa, dal corpo quasi incorruttibile esposto in una piccola chiesa in Francia!), nonché il singolare venditore, (il padre?) sempre uguale a se stesso ma sensuale e galante? E chi scorderà Carlo (il fratello?) d’incerta ascendenza per quanto ben conosciuta, anche troppo? E i personaggi del romanzo di Gilda mostrarsi vivi e vegeti fisicamente, talvolta addirittura sfuggenti alla macchina da scrivere? Surrealismo mi si potrebbe obiettare, ma non ci siamo. Troppo simbolico ogni protagonista, ogni quadro scenico o movimento o chiaroscuro in questo climax neo-pirandelliano! Occorre approfondire per comprendere il valore di ciascuna connotazione e qui sta il posto privilegiato che in tale romanzo assume il contenuto, E’ Gilda Dettori che scrive, che illustra la sua poetica e tutto riveste di suggestioni tipiche delle arti figurative, anche la misteriosa bambina abbandonata e pure usata e mercificata, la cui vita sembra trarre origine ed utilizzo dal bordello. O no? Non conta. Ciò che conta, in conclusione, è l’ossimoro figurale dell’angelica protagonista nell’allegorica carrozza del diavolo, nera e tirata da cavalli neri.

L'attore Andrea Pericoli.

Dopo gli interventi critici Lia Bronzi ha posto alle due autrici alcune domande sulle motivazioni della scelta per il racconto (Colella) e romanzo (Pennacchioni), invitandole a parlare di sé.

Giuliana Colella: …(…)… questo rapporto, o meglio trasporto, oppure anche colpo di fulmine per la narrativa, nasce quando i personaggi compaiono improvvisi ed io mi limito a scrivere le loro vicende. I due personaggi (relativi ai protagonisti dei racconti) mi hanno tenuto compagnia in un momento particolare della mia vita, confondendo la mia pena con la loro pena. L’autrice si è visibilmente commossa riferendosi alla scomparsa del marito ed ha poi continuato a parlare entrando nel merito dei personaggi e delle vicende raccontate nel libro. …(…)… nel racconto mi interessa l’analisi dei personaggi che si accosta molto verso la società di oggi. Ed io seguo i personaggi, momento per momento, divento loro amica e non so come andranno a finire le storie

Ornella Pennacchioni: …(…)… Vivo una forma di solidarietà talmente elevata da avere difficoltà a separarmene. Il mezzo della scrittura nasce per caso. Infatti io nasco come artista, scenografa, inoltre dipingo …(…)…. Continuando poi a raccontare …(…)… a seguito di attacchi di panico ho deciso di aprire questa porta, sono passati cinque anni. Questo grande potere della scrittura mi permette di decidere sia la vita che la morte dei miei personaggi.

A conclusione della serata è stata data la parola al pubblico e si sono espressi in maniera favorevole: Roberta Degl’Innocenti, Anna Balsamo, Lorenzo Maria Scultetus, Manuela Pana, Clotilde Vesco. Le conclusioni sono state di Carmelo Consoli.

Un pomeriggio interessante e di successo.

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