Servizi
Contatti

Eventi



Il libro di Duccia Camicotti

Roberta Degl'Innocenti
Firenze, 8 giugno 2011

Mercoledì 8 giugno 2011 presso l’Auditorium della Cassa di Risparmio di Firenze in Via Folco Portinari n. 5, si è svolto l’evento culturale del mese di giugno che prevedeva la presentazione del libro di poesie Olimpo addio di Duccia Camiciotti. Introduzione di Lia Bronzi, Presidente della Camerata dei Poeti. Intervento di Anna Balsamo. Letture di Andrea Pericoli e dell’autrice.

Al termine della presentazione era prevista la premiazione del 3° Premio Internazionale Il Boccale, promosso dall’Associazione Giglio Blu, per poesia, fiabe e saggistica,

da sx: Andrea Pericoli, Carmelo Consoli, Lia Bronzi, Anna Balsamo e Duccia Camiciotti.

Un breve cenno biografico su Duccia Camiciotti:

Duccia Camiciotti ha frequentato studi classici, si è laureata in giornalismo presso l’Università di Urbino, ha conseguito il diploma di regia presso l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico (Roma), è cattedratica di Estetica (Filosofia dell’Arte) presso l’Accademia di Teatro Sharoff Staniwlaskji di Roma, Via della Lungaretta, e presso il Magistero di Firenze, Via del Parione. E’ Vice Presidente della Camerata dei Poeti e Socia Onoraria nonché membro del Direttivo del Centro d’Arte Modigliani. Nel corso degli anni ha pubblicato poesie su numerose antologie e collaborato con molte riviste specializzate: Art-Director di Pegaso e membro del Consiglio di Redazione di Città di Vita. Due volte è stata presentata a Mosca presso l’Istituto Italiano di Cultura (Ambasciata Italiana a Mosca). Attualmente è in contatto con gli Usa, Tarzana – Holliwood, Los Angeles. Presente nell’Enciclopedia Wikipedia, nel The Cosmos Rewiew della Nasa e nel Los Angeles Times. Ha pubblicato 27 libri di cui 23 di poesia e 4 di narrativa, quest’ultimi scritti come coautrice di Claudio Battistich, suo amatissimo marito.

La serata è iniziata subito con l’introduzione di Lia Bronzi, alla quale è seguito l’intervento di Anna Balsamo, preceduto dalla lettura di un poemetto che l’autrice ha dedicato al marito Claudio Battistich.

Lia Bronzi (Presidente della Camerata dei Poeti) nel corso del suo intervento e Anna Balsamo (vice Presidente della Camerata dei Poeti).

Di seguito l’intervento critico di Anna Balsamo, poetessa, scrittrice e Vice Presidente Emerita della Camerata dei Poeti.

… (…)… Alcune definizioni, tutte da meditare, sulla poesia orfica: la parola diviene strumento ermetico, quasi esoterico, apollinea: quando la poesia si fa luce, poesia della poesia, forma bella come una scultura del Canova, quando si fa parnassiana o anche arcadica, o quando attinge a solari serenità o all’amore per le piccole grandi cose della vita; dionisiaca: nel marcato delirio dei versi nell’esaltazione spirituale ma anche materialistica della loro rappresentazione ed espressione Epica: la poesia regina che canta le epopee, gli avvenimenti, i sentimenti, le glorie: pensiamo alla metafisica avventura della Commedia dantesca o al grandioso proscenio della poesia omerica o virgiliana: l’epica è contenitrice in realtà di tutti i generi poetici, anche per giunta della poesia lirica, la quale poesia lirica è quel momento straordinario - attimo fuggente - che fa rifulgere adamantina una lacrima che sa fermare su pagina, struggenti e indimenticabili, bellezze e dolcezze anche nel dolore, rivolta com’è a tutto sublimare… Non vado oltre: proprio alla poesia lirica volevo arrivare e soffermarmi per coglierne l’essenza in questo libro: Duccia, undici anni fa, profetica nel segno forte e insistito dei suoi versi, allora premonizioni, oggi realtà da prima pagina della cronaca quotidiana, tanto attuali da essere materiale tornante, da farle chiudere questo libro con quei versi riportati e, senza fare una grinza, perfettamente al passo con gli eventi che ci circondano come se lei avesse scritto la parte IV, titolata “Disperazioni”, qualche ora fa e per gli avvenimenti di mezza giornata prima, pure, in questo “Olimpo addio” Duccia sarà felice di apprendere che ha intercettato al volo, nella prima e seconda parte del libro, quella nota, lirica appunto, che credeva non arridesse alla sua spesso angustiata ispirazione poetica, che non appartenesse ieri alla sua musica interiore. Forse perché non immaginava, quando in altre sillogi la invocava come una bella visitatrice che non si soffermava più da lei, che il modo per esserne raggiunta era,. più che in un moto d’estasi, nella resa di fronte alla veridicità del temuto e avvenuto: una sorta di canto del cigno che coglie l’armonia della bellezza quando viene isolata, evidenziata da tutto quanto si è perduto o si sta perdendo intorno, ma l’aspirazione.- certezza metafisica resiste. Ordinatamente enunciamo le quattro parti in cui si suddivide il libro, e che virtuosamente lo equilibrano, di seguito:  Ritratti con amore”, “Evocazioni”, “Interrogativi”, “Disperazioni”. La prima parte: “Ritratti con amore”, è contenitrice di quanto per la poetessa è amore:  dal personale sentimento per Claudio Battistich, il marito scomparso (ma Duccia ce ne fa avvertire il carismatico permanere in essere), all’effusione universale d’amore nel sentire della poetessa per cui i…viventi, anche piccoli animali, giustamente da terziaria francescana quale Duccia è, e anche i luoghi, appartengono panteisticamente a quel tutto che, non solo converge nel nostro universo, ma ambisce all’infinità di quelli sconosciuti: siamo “figli delle stelle” colmi di “nostos”, nostalgie spaziali, baratri luminosi d’incolmabili ideali, vedi la poesia “Universo”; cito gli ultimi cinque versi: ”Per poco resto qui/ che già mi sento parte di voi, / trafitta dall’incommensurabile/ battito di cuori in numeri/ nel vostro galattico tempio.” I tasselli, di questo “universalismo” d’amore, indulgono alle predilezioni di sempre della scrittura di Camiciotti e l’amore ora si fa quindi memoria biblica in “A Hiram di Tiro”, ora amicizia fraterna in “A Lia Bronzi”, “Inno alla luce” nel trillo dell’allodola che, scrive la poetessa, “…canta/ di rapide scintillanti, /così l’Essere adorano/le piccole creature.”, si fa “Ara pacis”, altare, per quella dea, la Pace, che resta il sogno irraggiungibile dell’umanità tradita, resta in transito continuo, l’amore, con la sempiterna venerata archeologia: vedi l’omaggio a “Babilonia ricostruita”, (virtualmente, s’intende) che potrebbe contrastare con l’aspirazione avveniristica ma il leit motiv archeologico ne è in realtà un tutt’uno se si pensa allo spostarsi nello spaziotempo che permea la scrittura di Duccia, scientifica e fantascientifica, nell’approfondito studio, vuoi esoterico, del paranormale: tutte cifre metafisiche di molte opere di Duccia. S’incastonano in questa prima parte i cosiddetti “Percorsi fiorentini” che si esprimono nelle due liriche ”Forte Belvedere” e “Cupola del Duomo”: a mio avviso tra le composizioni più mirabili del libro, cui segue, asportata da un’altra silloge, come spesso ad un autore può accadere ed è consentito, quel “Venerabile Appennino”così ispirato alla scultura del Gianbologna che si chiude con l’incomparabile verso:”l’abissale ferita dello sguardo”.. A commento dell’Universalità di Duccia, da intendersi non che l’ermetica poetessa sia a voltaggio universale come un apparecchio elettrico, ma si fa universale nel suo programmarsi in vite future, in futuri altrove, aggiungerò che, per una tendenza che era marcata e preesistente, è stato scatenante il riavvicinamento alla poliedrica poetessa Vanna Bonta, residente in California e immersa, attraverso la Nasa, in un totale, celeste, coinvolgimento spaziale. Dunque, se ho affermato che “Ritratti con amore” è colonna portante, oltre che introito al libro, non perché le tre parti seguenti che articolano il volume gli siano consone, ma perché, anzi, dissonanti nell’angosciata concezione, creano contrasto,ostacolano l’ascensione del “nostos” stellare di Duccia: in ciò si estrinseca l’essenzialità del titolo “Olimpo addio”. Ma voglio avvertire il lettore di far mente locale all’etimologia della parola “addio”, che dal latino “dies”, giorno, vuol dire: “al giorno che…”: e siccome il giorno è luce, l’addio è come un lancio nella luce imperscrutabile abile e immensa del futuro. In “Evocazioni”, seconda parte, abbiamo la presa di cognizione del fatiscente evolvere del circostante, quasi in metaforico satanico sabba come nei versi di “Notte sul monte Calvo”, e se, per la “Demolizione d’un vecchio albergo”, godremo “il desolante nulla / e il raccapriccio”, rimane tuttavia ferma l’esortazione di “Guardiamo le stelle”: ”Ma voi guardate il cielo / quando nel ventre griderà la terra / e sul filo di sole del pensiero / noi saliremo al regno della pace”.

La poetessa, giornalista e docente Duccia Camiciotti.

In “Interrogativi”, terza parte del libro, aderendo alla titolazione, l’autrice indaga, rimugina: notevole proprio che le poesie qui raccolte, sempre connotate dai temi propri di Camiciotti, nonché dall’imperituro amore per Claudio, siano contraddistinte, pressoché tutte, tra i versi da punti interrogativi e spesso l’autrice lo sa, come nel caso di Eluana, irrisolvibili. Nella quarta parte di chiusa della raccolta, la quale come spesso nella struttura dei libri di Duccia risulta essere l’assemblaggio di più di una silloge, esplode prepotentemente la Duccia Cassandra del presente, perché le previsioni si sono fatte realtà o meglio, come la poetessa intitola la sezione, si son fatte “Disperazioni”: la Camiciotti, magistralmente, chiude il libro col ripescaggio del materiale di una apprezzatissima sua proto opera,”Apocalisse Tecnologica”, cioè la realtà noire che stiamo vivendo e che ci attende. Volta per volta Duccia rielabora anche dalla cronaca: la quale gioca sulla reale ambiguità che è presente nel cinico binomio tra il vero e lo scoop giornalistico e Duccia non appartiene ai “comunque lieti danzanti sull’affondabile Titanici”! E’ in questa sezione ultima, ad esempio, che troviamo la notizia del rogo che incendia il Monte Olimpo, da cui “Olimpo addio” che dà il titolo al libro, poesia che la poetessa conclude emblematicamente: ”Altrove si sono salvati / gli dei nostri mendichi / se pure il sogno / non ha casa”. Cioè la casa del sogno è lo spazio, inteso anche fisico-astronomico tra gli astri d’incommensurate tribù stellari. Quindi, come scrive Federico Gabrieli, l’editore, in queste pagine sono state messi a disposizione del patrimonio spirituale della società idee e pensieri con i quali si vuole lanciare “messaggio” all’evoluzione della nostra storia. Scelti da Duccia, gli exergo di Hermann Hesse fanno da luminoso fanale ai quattro canti dell’opera.

Verso la conclusione dell'intervento di Anna Balsamo.

Duccia rimane dunque epica, cioè a dire, nel pieno possesso di tutte le poetiche possibili, non esclusa quella lirica: resta in tutte artefice insuperabile di drammaticità, irraggiungibile nella sua nitida connotazione di nunzia apocalittica ma anche si proietta nella sua irresistibile vocazione di figlia delle stelle.

Al termine dell’apprezzato intervento di Anna Balsamo sono state fatte diverse letture dal libro di questa autrice che ha un posto di assoluto prestigio nel panorama culturale internazionale.


articolo


ultimi articoli
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza