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Il libro di Tiziana Curti

Roberta Degl’Innocenti
Firenze, 19 gennaio 2011

Mercoledì 19 gennaio 2011, alle ore 16.30, presso l’Auditorium della Cassa di Risparmio di Firenze in Via Folco Portinari n. 5, si svolto il primo incontro dell’anno 2011 che ha visto protagonista la poetessa e pittrice fiorentina Tiziana Curti. Nel corso del pomeriggio è stato presentano il suo ultimo libro di poesie Alle radici del canto (Nencini Editore, 2009).

da sx. Andrea Pericoli, la poetessa Tiziana Curti, Dalmazio Masini, Lia Bronzi, Duccia Camiciotti e Carmelo Consoli.

L’evento è stato organizzato in collaborazione con l’Accademia Vittorio Alfieri ed era presente fra i relatori il suo Presidente Dalmazio Masini, poeta, autore di canzoni e attore.

Relazioni critiche di Duccia Camiciotti (Vice Presidente della Camerata dei Poeti) e Carmelo Consoli (Segretario della Camerata dei Poeti). Letture dell’attore Andrea Pericoli e dell’Autrice. Ad introdurre e coordinare la serata la Presidente della Camerata dei Poeti Lia Bronzi, critico letterario e d’arte.

Come è d’uso, prima della presentazione del libro previsto nell’incontro, vengono chiamati a leggere due poeti con un loro testo. Nella serata dedicata a Tiziana Curti i due poeti invitati erano Mario Macioce, Direttore del Laboratorio di Poesia dell’Accademia Alfieri e Leonora Fabbri, Segretaria.

L'attore Andrea Pericoli mentre legge le poesie di Tiziana Curti.

La poetessa Tiziana Curti.

Leonora Fabbri ha letto una sua poesia dal titolo: Notte d’amore a Roma e Mario Macioce: Viene la notte, dopodiché Lia Bronzi ha parlato dell’autrice e del libro, dell’impegno di Tiziana come pittrice per la quale lei stessa ha parlato durante la mostra personale alle "Giubbe Rosse" e nella Collettiva a San Giovanni Valdarno, entrando poi nel merito del libro oggetto della presentazione, strutturato con un modello classico sapientemente scandito dal ritmo e dalle metafore. Dell’eleganza della veste tipografica con una bellissima carta e abbellita dai disegni di Tiziana stessa.

Dalmazio Masini, autore della prefazione del libro, ha iniziato dicendo che ha conosciuto Tiziana nel 1995, in occasione del concorso "Poesie in bus", e poi della crescita di Tiziana che ha aderito al laboratorio di poesia scrivendo in metrica con importanti risultati. Fra l’una e l’altra voce Andrea Pericoli ha letto alcune poesia, insieme a Tiziana Curti.

Di seguito gli interventi di Duccia Camiciotti: scrittrice, poetessa, critico letterario e d’arte e di Carmelo Consoli: poeta e saggista.

Duccia Camiciotti:
Non è certo una novità l’ispirazione amorosa nella poesia, ma un fattore classico al contrario, tale da interessare tutti i tempi e tutti i luoghi del mondo, se non altro per simbiosi. Stile sicuramente secolo XXI, allorquando, liberatosi in massima parte, se non totalmente, d’espressionismi, sperimentalismi, ermetismi, etc., il lessico poetico rientra nel canone della comprensibilità a largo raggio, uscendo in tal modo da alcune, se pur suggestive, nebbie a cui l’ermetismo, dalle tinte talvolta magiche e sacrali, l’aveva nascosto a chi desiderasse entrare illico et immediato nella sfera emozionale dell’autore. Evocata ed invocata anche a scopo catartico e liberatorio, specialmente nella condivisione di sbalzi narrativi e relative abissali sensazioni alternate, nonché di vicende le quali, attraversando in un lampo struggente l’inferno, arrivano al paradiso terrestre alla fine d’un ciclo esistenziale armoniosamente compiuto. Non che questa poesia, che si autodefinisce a ragione spontanea, non possieda sorgivi accostamenti di suoni, cadenze e lemmi configuranti evolute espressioni d’arte (non per niente la nostra autrice su dedica anche alla pittura - e con particolare abilità e ottimo success - in una visione sui generis molto fascinosa e suggestiva dell’esistente naturale ed elaborato), ma suggerisce sicuramente un fluire di suoni immediatamente catturabili. Una forma egregia di naturalezza che sorprende e lascia piacevolmente colpiti, intrigando il lettore in sensazioni, stati d’animo, risvolti psichici universalmente sperimentate e sperimentabili. Mi auguro infatti, e per il loro bene, che molte persone abbiano conosciuto l’amore in forma così delicata e perfetta, così penetrante, insieme sentimentale e passionale, i cui risvolti particolareggiati – credo – siano comuni ad una specie d’archetipo, ovvero la parte più bella e compiuta di noi, i cui frammenti si ricompongono in un’immagine eterna che sospinge verso immutabili reazioni. Dall’antica poesia femminile egizia a Saffo di Lesbo alle cantate romantiche, passando per il Dolce Stil Novo, per Dante e Petrarca, l’amore è e resta al centro dell’ispirazione, dell’interpretazione quasi tridimensionale e animicamente fulgida del paesaggio, del paesaggio riempito dall’esultanza dei quattro elementi, classici appunto, e molto sensibili allo stato d’animo dell’uomo che vede tutto quanto lo circonda immerso in una cromatica nuova, nei singoli colori e nelle rispettive funzioni, esaltato dalla felicità che varca secoli e millenni della specie, che rivive i primordi in una musica naturale dalle cadenze spesso metafisiche se non semplicemente mistiche. E quanto al classicismo qui espresso in un lessico e tramite una ritmica assolutamente attuali se pure intessuti di settenari singoli e doppi, endecasillabo etc., ciò che fu nella storia dell’umanità, è e sarà, soprattutto è in questo presente, più giovane che mai. Nella visione positiva delle accezioni vitali, l’amore risulta perenne fonte di gioia, anche se lontano nel tempo e nello spazio, persino se transitato ma non finito, in quanto il suo riverbero non ha termine ed è sufficiente ad illuminare l’umana esistenza e quanto vi si trova adiacente o inserito. Insomma, è una luce che illumina e trasfigura ogni cosa come abbiamo visto all’inizio e, in ultima analisi, nell’amare si esorcizzano la sofferenza e la morte. Persino nella condizione meno propizia l’amore è fonte di gioia ineffabile e persistente. L’illustrazione di copertina sembra elaborare melodiosamente una chiave di violino, e su di un moto di volutamente ingenuo entusiasmo si mantengono anche le illustrazioni interne più figurative della stessa Tiziana Curti: fiori e boccioli, spighe e papaveri, alberi, rami e piccole piante, dall’aspetto visibilmente mobile ed esultante, come sollecitato da un vivace e tenero zefiro. Puntuali e sintetiche quanto esaustive la prefazione di Dalmazio Masini e la postfazione di Elena Zucchini. E così, trasvolando da E non basta al cielo, Noi, Risveglio, Io vivo, Il bacio etc. fino ad arrivare a Quante stazioni, Il tempo, Per sempre etc., l’autrice, prendendoci per mano, ci accompagna nel percorso della felicità
così com’è veramente, intessuto d’entusiasmo, apprensione, ebbrezza, gioia-dolore e infine sublimazione alchemica del riscoperto elisir di lunga vita.

Carmelo Consoli:
Diciamo subito che Il libro è già esplicativo nel suo titolo, sia di una accurata ricerca stilistica del linguaggio espresso in una classica metrica, sia di una intenzione di profonda esplorazione sentimentale. L’autrice è pienamente e felicemente riuscita a concretizzare il suo proposito in entrambi i casi esprimendosi in modo raffinato e musicale e arrivando al nucleo primigenio dell’amore da dove poi si è fatta germoglio, linfa vitale, concepimento di sé stessa nella simbiosi con l’altro e per l’altro. Versi palpitanti che si riallacciano al grande e spesso inflazionato universo della poesia d’amore ma che non ne ereditano alcunché di negativo come potrebbero essere ad esempio un mieloso romanticismo manieristico o uno stereotipo di sudditanza femminile all’uomo, assumendo invece i toni di una dolce e profonda dignità e un rigore autoimposto che non scalfiscono l’intensità del sentimento e che si pongono e ci pongono nel contesto e sulla punta del cuore fondamentali tematiche esistenziali.

La poesia si snoda su apparenti visioni, considerazioni, esternazioni con degli incipit quasi sempre giocati sull’attimo presente, riflessivo, confidenziale dell’autrice. Gli inizi delle strofe contrassegnati spesso da un verbo, un avverbio, una preposizione o congiunzione dettano i ritmi di una composta iniziale emozione che posi si dipana via, via in tonalità sempre più partecipate di respiro, rinascita, sogno, affondando in un humus pulsante e creativo espressione vivificante di luminosità quotidiane, di stagioni, terre, flora, fauna, profumi, acque (i disegni, opere della stessa autrice, che abbelliscono la raccolta, sono una diretta testimonianza dell’habitat in cui si colloca il suo pathos poetico).

Ogni lirica si innesta su ideali quadretti di cromatismi e fragranze, a lei pittrice peraltro congeniali. A volte è il mare, altre la luna, la neve, il temporale, l’estate o l’erba parietaria, il profumo della fragola a dettare i ritmi dell’emozione o ad esserne conseguente sbocco.

Scrive l’autrice nella lirica iniziale “Spalanco le mie braccia incontro al sole / divento terra verde e rigogliosa / su cui nasce la rosa / fiammeggiante nel vento dell’altura. / Scrivo una nuova rotta avventurosa / sul giornale di bordo”.

Ed è questo l’avvio, premessa-promessa, di un solco salvifico che si sviluppa in 49 poesie dove l’amore ci appare contenitore raffinato e composto di testimonianze, emozioni, fragranze, cadenze, ritualità, luminescenze temporali che fanno di questo libro un’esemplare prova di come il sentimento cardine dell’esistenza si nobiliti e segni rinascita, speranza, sicurezza. L’amore come orizzonte salvezza, confine da oltrepassare quando il cuore indugia alla tristezza, alla nostalgia, al dolore.

Ci si addentra nella lettura piacevolmente e ci vengono incontro “Risvegli”, “Apparenti vibrazioni”, ”Profumi d’estate”,”Azzurre voci”, “Parole fruscianti” ed altre poesie in cui l’emozione d’amore è sapientemente contenuta e atto finale, come ad esempio quando scrive “Sono i pensieri vele dentro un viaggio / verso incantate rive, / finché vivrai sarà tra le mie braccia”, da “Apparenti vibrazioni”.

In altre liriche la richiesta d’amore si fa invece pressante, diretta, come nel caso di “Accarezzami, “Amami”, “Riempimi di sole”, “Come vorrei” . Recita Tiziana Curti ”Accarezzami piano, che’ l’occhio della luna ci sorveglia, / nel silenzio è rumore anche il respiro / o un battito di ciglia” e ancora ”Amami dolcemente anche se tremo / perché il cielo s’annuvola di nubi / Amami per follia / o per compiacimento” e chiude “Amami perché ti amo” ed infine la passione che prorompe nel “Il bacio”, e nella “La bocca amata” liriche anche per diretta ammissione dell’autrice e diventa la canzone scelta e condivisa con l’amato “Talismano / per gli attimi distanti / dove il sole non filtra”.

Questo libro è anche denso di un abile, rigoroso esame della vita e del vissuto, cosa che l’estrema dolcezza e musicalità dei versi abilmente nasconde, pervaso sempre come è da una luce che rischiara le penombre, i dubbi, le sofferenze e questa luce è l’amore come iperbole purificante, la presenza forte e discreta dell’altro, i suoi occhi, le sue labbra, le mani, il nome (“E’ dolce la pronuncia del tuo nome / Sette lettere come stelle illuminano”), afferma la poetessa.

Il lettore della poesia di Tiziana Curti rimane favorevolmente influenzato dalla sua accurata metrica, mai comunque leziosa o forzatamente costruita e sempre invece gradevole e congeniale al sentimento ed anche dal ritmo imposto ai versi che sa dare degno risalto alle parole ondeggiando tra la calma ragionata delle riflessioni, quella inquietante delle solitudini, lo stupore partecipativo delle visioni, dei ricordi, la travolgente adesione alle passioni.

Se dovessi dare una collocazione, una ideale affinità a questa poesia con quella di altri autori nel panorama sterminato della lirica d’amore, che va da Dante Alighieri a Goethe, da Emily Dickinson a Neruda fino a giungere ad Alda Merini direi che essa mi riconduce proprio a quest’ultima a una dolce e ferma Alda come si esprime nelle raccolte “Tu sei Pietro” o “ La volpe e il sipario”, salvaguardando, come si deve in questi casi, le singole personalità degli autori e le contestualità storiche. Queste sono raccolte, lontane nel tempo per opposti sensi, ai momenti manicomiali più crudi della grande autrice, quando dice ad esempio “Sul tuo volto vorrei tessere amore finemente / una gualdrappa per le molte guerre, / quelle di amore che tu non mi hai fatto, / o tiratore d’arco, più veloce del canto“, oppure “L’ora più solare per me / quella che più mi prende il corpo / quella che più mi prende la mente / quella che più mi perdona / è quando tu mi parli” e ancora ”Ascolta, il passo breve delle cose / assai più breve delle tue finestre / quel respiro che esce dal tuo sguardo / chiama un nome immediato: la tua donna / E’ fatta di ombre e ciclamini / ti chiede il tuo mistero / e tu non lo sai dare”.

L’ultima parte di questo libro ci presenta un’autrice rigenerata per quel confine a cui accennavo a inizio commento, finalmente raggiunto, liberata e sollevata quasi dal suo peso d’amore tra sonetti e madrigali, fragranze di rose, magnolie e odore d’aurora ed in grado di dipingere (del resto,come già accennato e come sappiamo, è abile, talentuosa pittrice ) una Genova ventosa di maestrale, di carrugi ombrosi e stretti / di case con le porte sopra i tetti/” e con quel “Noi che veniamo … che ci riporta emotivamente al magico mondo musicale di Paolo Conte.

Pertanto ritengo questo libro una prova poetica di talento e notevole spessore, in cui un indovinato mix di contenuti dialogici partecipativi, riflessivi, sentenziali, uniti ad una attenta esaltazione dell’elemento naturale, con totale adesione ad esso, come scenario emozionale e ad un linguaggio poetico composto e raffinato ci danno alla fine una visione sospesa ed aurea dell’amore, proprio come quel cerchio d’oro disegnato dal raggio di una lampadina che l’autrice descrive nell’omonima poesia che ritengo una delle migliori della raccolta e dove recita ”Tra te e me c’è un angolo nascosto / dove l’anima prova a distaccarsi / impercettibilmente” e dove chiude “Stasera il raggio della lampadina / disegna un cerchio d’oro, / su noi uniti, nell’aria che s’affina”.

Dopo gli interventi critici di Duccia Camiciotti e Carmelo Consoli, molto apprezzati anche dal pubblico, ed altre letture di poesie, è stato il turno dell’autrice che si è espressa ringraziando Lia Bronzi per l’invito alla Camerata e per le bellissime relazioni dei critici. Tiziana, visibilmente commossa, ha poi chiamato l’amica Roberta Degl’Innocenti per ringraziarla.

Roberta ha risposto prontamente, recandosi subito al tavolo, e abbracciando Tiziana. La commozione delle due poetesse si è subito trasferita al pubblico in un momento di condivisione importante e comunque tutto il pomeriggio si era già svolto in un clima di grande serenità.

Francesco Vocino, giornalista di "Toscana Tv"

Il pittore Alfredo Correani, l'autrice Tiziana Curti e Roberta Degl'Innocenti.

Roberta Degl’Innocenti, del Consiglio Esecutivo della Camerata dei Poeti, ha poi parlato del suo rapporto con Tiziana e di come sia riuscita a stimolarla anche per portare avanti in maniera continuativa la pittura e delle serate fatte insieme per la poesia ed anche di una futura che si svolgerà il 25 di febbraio alla Libreria Chiari. Roberta si è poi espressa sul libro Alle radici del canto che aveva lei stessa presentato più volte …(…)… La poesia di Tiziana ha una forma classica e segue la metrica in maniera rigorosa ma alla quale aggiunge un tocco di modernità per il linguaggio, le parole, le metafore e la rende quindi estremamente godibile …(…)…. Non ci dimentichiamo che Alle radici del canto inizia con Mettiti come sigillo sul tuo cuore (presente nell’epigrafe) e quindi con il Cantico dei Cantici. Il libro di Tiziana è un canzoniere d’amore ma ha un valore universale che esula dal privato. Tante sono le implicazioni che si possono trovare: il sogno, la natura in ogni sua forma, la sensualità, la musicalità del verso … (…)… La Degl’Innocenti ha poi ricordato la poesia Quante stazioni, letta a due voci in diverse occasioni. La poesia è una contrapposizione fra la ragione e il cuore che dialogano fra di loro e Roberta ha chiesto a Tiziana se si sentiva di leggerla in quel momento, insieme, come le altre volte.

Prima della conclusione della serata si è aperto il consueto dibattito con il pubblico presente e sono intervenuti con pareri favorevoli: Francesco Vocino, giornalista che, tra l’altro, conduce un programma su Toscana Tv, Roberto Cellini, Presidente del Centro d’Arte Modigliani, del quale anche Tiziana è socia, Anna Maria Guidi, poetessa e scrittrice, Anna Balsamo, Vice Presidente emerita della Camerata dei Poeti.

Lia Bronzi, presidente de La Camerata dei Poeti" e la poetessa e critico Duccia Camiciotti.

Quindi una serata di successo per questo primo incontro dell’anno 2011.


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