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D’Io
di
Michelangelo Marsili

Roberta Degl’Innocenti
Firenze, 20 Febbraio 2013

Mercoledì 20 Febbraio 2013, alle ore 16.30, presso l’Auditorium della Cassa di Risparmio di Firenze in Via Folco Portinari n. 5, si è svolto l’evento culturale del mese di febbraio 2013 che prevedeva la presentazione del libro di poesie D’io di Michelangelo Marsili (Edizioni Masso delle Fate, Assessorato alle Politiche Sociali). A parlare del libro Lia Bronzi, Presidente della Camerata dei Poeti, e Silvia Ranzi, critico letterario e d’arte. Letture dell’attore Andrea Pericoli.

da sx: Andre Pericoli, Michelangelo Marsili, Lia Bronzi, Silvia Ranzi e Carmelo Consoli.

Allestita anche una interessante mostra di pittura di Agnese Di Florio.

L'artista Agnese Di Florio.

Alcune note biografiche dell’autore:

Michelangelo Marsili è nato a Firenze il 7 novembre del 1973, ha frequentato le scuole della città fino al diploma conseguito al Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci. Iscritto all’Università di Bologna si è laureato nel marzo del 1999 in Scienze Ambientali nella sede distaccata di Ravenna. Dall’anno 2000 vive a Scarperia (Firenze) e dal 2001 svolge la professione di Guida Ambientale Escursionista. La presente opera D’IO rappresenta la prima raccolta di poesie. I componimenti abbracciano un arco temporale che va dalla fine dell’anno 2005 all’inizio del 2009.

Lia Bronzi e Silvia Ranzi.

Prima di iniziare la serata, come di consuetudine, sono stati chiamati a leggere un proprio testo alcuni poeti. Per l’evento di febbraio: Anna Balsamo, Simonetta Lazzerini Di Florio e Roberta Degl’Innocenti.

Successivamente la Presidente della Camerata dei Poeti si è espressa sul sull’autore, entrando nel merito del significato, della forma e del linguaggio del libro.

Di seguito l’intervento di Silvia Ranzi:

L'autore Michelangelo Marsili.

Roberta Degl'Innocenti,

… (…) La Raccolta poetica di Michelangelo Marsili è stata composta in un arco di tempo che va da 2005 al 2009 per offrirsi nella definitiva redazione dal titolo laconico e significante D'IO”: sintesi emblematica di un'individualità creativa ed indomita che già al suo brillante esordio si impone per ricercata originalità. Il motto in apertura, “Amo il mare perché c'è la terra”, rappresenta nella sua esemplare concisione l'ispirazione lirica da cui è animato l'autore nel superare la dialettica degli opposti dalla molteplicità verso l'unità, o “armonia segreta”, su cui si radica il sentimento panico nei confronti dell'epifania del reale.

Il “fare poesia” diviene una sorta di via sapienziale verso un naturalismo primigenio costituito da polarità di compensazione che se da una parte riecheggiano il pensiero occidentale sulle tracce dell'antica filosofia greca presocratica, dall'altra accolgono le ascendenze del pensiero orientale Zen che invoca lo stato meditativo di veglia entro le coordinate cosmiche di cielo e terra, yin e yang, alla ricerca della sintonia universale originaria.

Muoio così / per un istante / nell'infinito essere / vivente

Il verseggiare nella sua quintessenza svela la volontà del poeta di mediare l'esperienza del reale attraverso il filtro irriducibile dell'identità personale che si spalanca al mistero fenomenologico dell'esistenza sotto la guida dell'intelletto e l'orientamento dell'intuizione nella fedeltà imprescindibile al “vero”.Ne consegue uno stato di coscienza che risveglia l'appartenenza al valore dell'inviolabilità della vita in tutte le sue forme, evocando nella condizione dell'essere mortali un anelito alla trascendenza, non dichiarato, ma suggerito nel ricomporsi dell'uomo con la sua storia segreta, cantabile e naturale. Gli orizzonti visivi su cui si stagliano i frammenti lirici appartengono alla fisicità organica di scenari marini, fluviali, terrestri: percorsi, contemplati, secondo cromatismi lessicali geomorfi e biologici dai profondi richiami spirituali.

Nacqui tra due fiumi. / Uno di sasso l'altro di limo.

Simonetta Lazzerini Di Florio.

L'attore Andrea Pricoli,

Le ricorrenti ed amate vacanze estive trascorse presso l'Arcipelago della Maddalena dall'infanzia all'età adulta segnano il fascino per l'aspetto “granitico e vitale” del naturalismo insulare che il poeta rivisita con limpida immedesimazione nell'atmosfera assorta dinnanzi all'inquieta vastità del mare:

L'isola mi attrae / fluttuante nido / su travagliato cielo marino.

Il mare diviene presenza fisica e al contempo metaforica, reiterata nei versi speculativi, acquistando varietà di connotazioni simboliche - mare dell'esistenza, della conoscenza, dell'amore - nell'ampia gamma delle vibrazioni emozionali al cospetto di una massa liquida da navigare, scrutare, sublimare come tramite per l'infinito o da assimilare per via analogica a stati di trasalimento interiore:

Così voglio viaggiare / nell'oceano del mio mare

Lo stato solido della materia, oggettivata da scelte lessicali iconiche, si inarca in paesaggi da conquistare – territorio sardo, ligure, toscano - su cui ritmare il passo, misurare l'ascesi faticosa dell' “homo viator” verso vette da raggiungere, sovrastando panorami inattesi da raccontare “idealizzando” in prospettiva. Michelangelo Marsili nel definire il processo creativo di distillazione lirica si autodefinisce un “Io carsico” nella significativa confessione interiore che segue : “...come una minuta dolina che accoglie l'acqua piovana dai cieli inquieti delle stagioni del vivere per trasformarsi in fiume sotterraneo che sgorgherà all'aria dalle concrezioni rocciose quale sorgente antica e nuova”.

.../là dove l'acqua / trasmuta / in divino.

La natura rivisitata risuona di echi spirituali di impronta etico-ideale nell'intento di restituire energia olistica alla vicenda umana, coronata dall'esperienza feconda dell'amore e dal valore prezioso dell'amicizia come attesta l'ultima sezione dedicata a volti cari e topografie affettive radicate nella memoria.

Dimentichi che amore / è trapasso / di luce riflessa

La condensazione analogica e la rarefazione astraente nella musicalità delle assonanze e rime interne è la cifra stilistica di un poeta come Michelangelo Marsili che ama il “levare” scolpito, diretto all'idea ermetica della parola assoluta, attinta alle pieghe del tempo, sfrondata dall'intento strettamente comunicativo, maggiormente votata alla purezza evocativa. Lapidarietà espressiva in piena sintonia con la poetica ungarettiana in cui la materia sentimentale si coagula in vissuti che si estrinsecano nella tensione all'essenza lessicale e sintattica nel suo valore salvifico e catartico.

Carmelo Consoli.

Anna Maria Guidi.

E' nella circolarità delle stagioni che il poeta ricompone la sua storia nei chiaroscuri dell'anima, nelle “alluvioni di luce”, “ nella guerra dichiarata tra vita e morte”, in voli estatici, rifuggendo da manipolazioni aprioristiche.

Per M. Marsili la natura non appare indecifrabile e matrigna secondo i dettami leopardiani e non attinge allo scandaglio naturalistico specchio del male di vivere alla Montale, ma diviene lo spazio deputato per rendere esperienziale un approccio sorgivo di ascesi nella modalità del peregrinare “conoscendo”, per alimentare quella saggezza che superi le divisioni schematiche e parziali verso una totalità biologica ed extrabiologica originaria. In apertura del libro, paradigmatico è il tributo espresso alla Cultura nel suo valore immortale ed irrinunciabile, dispensatrice di ricchezza spirituale per il genere umano, “eredità inalienabile” nelle parole del poeta “...frutto del futuro, senso dell'esistere per non girare a vuoto...”, nella condivisione collettiva dello scibile, quale monolite in costruzione della crescita umana.

Nel corso del bel pomeriggio l’attore Andrea Pericoli ha letto alcune liriche del libro in più volte e la serata si è conclusa, come di consuetudine con gli interventi del pubblico: questa volta da parte di Anna Maria Guidi e Roberta Degl’Innocenti.

Anche l’autore si è espresso in maniera colloquiale e accattivante in una serata molto apprezzata dal pubblico.

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