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Magico Carnevale

8 marzo 2009 - Giardini di Villa Ferri - Rocca Estense
San Felice sul Panaro (Modena)
Ideazione e direzione: Mario Lasalandra
Scenografia e logistica: Alfredo Reggiani
Personaggi: Gruppo Figuranti Volontari del Magico

Ogni opera che non si limiti a trasmettere una notizia o un'informazione, ma intenda comunicare suoni, immagini e parole adatti a suscitare nel pubblico sensazioni, emozioni e sentimenti, per sua natura non si avvale soltanto degli strumenti che gli sono propri, ma tende a dare potenza al messaggio richiamando esperienze e ricordi dalla memoria di coloro cui il messaggio è rivolto. E' così che lo spettatore viene coinvolto fino a diventare esso stesso parte del risultato finale, facendo sì che a quanto tutti vedono e sentono ognuno aggiunga qualcosa di suo, di direttamente evocato dalla propria memoria, così che l'emozione gli appaia come qualcosa che gli viene da dentro, dal proprio intimo, e non già come qualcosa di indotto che non trova riscontri nell'esperienza personale.

E' naturale che se il tema dato è quello della guerra, i sentimenti suscitati siano carichi di angoscia e di disperazione.

Foto Club Eyes BFI

E' così che un bimbo che avanza con le mani alzate fra il fumo delle esplosioni diventa immediatamente "quel bambino", quello visto tante volte in una fotografia relativa alla distruzione di Varsavia, e di conseguenza quel bimbo diventa l'immagine di tutti i bambini martoriati vituperati uccisi in tutte le guerre.

I reduci straccioni e derelitti, il cui aspetto contrasta con le divise pulite e ordinate che li hanno preceduti sulla moto col side-car, fanno ritornare alla mente le lunghe colonne delle disastrose ritirate, vissute personalmente o viste tante volte nei filmati o nei quadri.

Gli sfollati con le loro povere masserizie, i sacchi e le valige di cartone, diventano immediatamente le file di profughi, quelli del passato come quelli di oggi, visti nei telegiornali.

E il sangue rosso vivo sui bianchi camici degli infermieri e dei dottori fa rimbalzare negli occhi quello delle prime foto a colori che giungevano della guerra in Viet Nam.

Infine il corteo delle donne velate, a mostrare i ritratti dei loro cari, come nei funerali mai celebrati dei desaparesidos, o come nelle ricorrenti immagini odierne, sono l'improvvisa scossa che riporta al quotidiano.

Foto Club Eyes BFI

Ma ogni immagine non è più soltanto sé stessa, o la rappresentazione della tragedia che evoca, diventa il simbolo di tutte le tragedie che in essa si rispecchiano e si riconoscono.

Dopo di questo, con un tempismo frutto di un'accurata sceneggiatura, di tante prove e di un'accorta regia, quando l'angoscia ha spinto l'emozione fino al punto in cui non potrebbe che ripiegarsi su sé stessa, il tema diventa improvvisamente quello della pace, il quadro muta radicalmente e i sentimenti si fanno di sollievo e di speranza.

Antonio Guicciardi intervista Mario Lasalandra, direttore della manifestazione (Foto: Studio Meletti)

Il simbolo della pace portato in trionfo, le bianche colombe, i fiori colorati, i bambini, le ragazze, la musica, tutto contribuisce a squarciare il nero sudario in cui tutti i presenti erano stati avvolti, e permette ad ognuno di trarre un respiro di sollievo.

Infine l'ironia dei manifesti elettorali, senza nulla togliere alla possibilità di giudizio sui fatti reali, stempera i residui di tensione e riporta la rappresentazione nell'ambito di una manifestazione popolare che non si propone come una semplice distrazione o un apparato consolatorio, ma come motivo di incontro fra la comunità locale ed il mondo circostante e occasione per proporre riflessioni sui temi dell'esistenza.

Foto Club Eyes BFI

In tutto questo l'apporto dei fotografi, giunti numerosi da luoghi anche lontani, ricopre un aspetto fra i più importanti: le considerazioni sul tema della manifestazione si allargano ad un pubblico molto più vasto di quanto sarebbe stato se la manifestazione avesse avuto un aspetto locale; le fotografie scattate, al di là della riproposizione nella premiazione del concorso che il circolo fotografico di San Felice ha organizzato, viaggeranno autonomamente per altre strade, inducendo tanti sconosciuti a meditare sul tema proposto, e la loro meditazione, per quanto piccola possa essere, aggiungerà qualcosa a quanto è stato fatto e lo trascinerà nel tempo anche quando i riflettori si saranno spenti sull'Evento Magico.

Ora i figuranti possono disperdersi tra la folla, che dapprima fa ala al corteo e poi diventa corteo essa stessa nell'inevitabile confusione che va generandosi per la simultanea presenza dei fotografi, a caccia dell'inquadratura più accattivante o significativa, e della gente, che vuole vedere da vicino questo o quel gruppo di figuranti.

Foto: Studio Meletti

Foto Club Eyes BFI

I problemi che inevitabilmente pone una tale situazione sono ampliamente ricompensati da un fatto straordinario e non sempre possibile in ogni rappresentazione: l'eliminazione della barriera che separa l'attore dallo spettatore, barriera che per sua natura induce un'atmosfera di freddezza che pesa sul risultato. Eliminata tale barriera non vi sono più confini all'emozione se non quelli personali di ciascuno.

Dopo la sfilata per raggiungere la settecentesca Villa Ferri il corteo è rientrato alla Rocca Estense, e la manifestazione si è conclusa con uno spettacolo pirotecnico di moderna concezione, realizzato sul ritmo di musiche moderne quali il Bogie ed il Rock.

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La manifestazione ha potuto svolgersi anche grazie all'impegno organizzativo del Comune di San Felice sul Panaro e del Foto Club Eyes BFI; e al sostegno economico di: Impresa Bianchini Costruzioni; Cooperativa Muratori di S. Felice; Acetificio Pontiroli; Banca Popolare di S. Felice; LAPAM; FIAF; Canon EOS; Datatrade e Dotti Fotografia.


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