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Si alla vita, no alla droga: Mostra-Convegno

per sconfiggere solitudini e recuperare una migliore qualità della vita

Antonio Grobi, conosciuto artista pittore di Frascineto (Cosenza), sceglie un tema forte e incisivo, per avviare la sua nuova mostra di pittura, abbinandola, per l’inaugurazione, ad un evento convegno ben organizzato: Si alla vita No alla droga è un grande invito, in difesa della Vita e decisione d’abbandonare tutto quello che l’avvelena, la deteriora e l’inquina.

Il Maestro Grobi, per sviluppare il tema, ci offre, anzitutto, la sua Arte pittorica, che celebra il corpo e la nudità delle sue forme, l’eros che è capace di esprimere, ovvero l’abbandono e l’inedia, nella quale la persona cade quando viene maltrattata o essa stessa non si dona la giusta considerazione e cura. Eros e Thanatos si confrontano sulla tela, opponendo vitalità e stagnazione, voglia di vivere e inebetimento della bellezza fisica e esistenziale, allorché viene accolta oppure aggredita, deturpata e ghiacciata, frenata nella voglia di vivere. Le linee del nudo artistico del Maestro Grobi si caricano allora di grande espressività e vivacità, quand’esse non vengono assalite dal malessere esistenziale, espresso dalla rassegnazione e dalla tristezza dei volti. Il mal di vivere, che scava e incupisce i volti, viene comunque vinto dalla forza dei colori nitidi e pieni di luce, che rimettono l’energia dello slancio vitale nella circolarità comunicativa, auspicata dalla parte di disegno che raffigura la sintonia di coppia, di quando l’uomo e la donna, nelle varie espressioni del ciclo di vita, riescono a comprendersi e incontrarsi, lasciando sullo sfondo solitudine e chiusura nichilistica.

Una pittura che celebra il risveglio della corporeità e per recuperarne la bellezza deturpata, riportandola sulla strada del progetto della vita, che si manifesta quando si sceglie di affrontare le avversità e i dispiaceri, le difficoltà legate al vivere la quotidianità, i problemi che, inevitabilmente, la vita porta con sé, invece che subirli, lasciandosi schiacciare e abbattere da devianti percorsi di piacere perverso, assecondando tossicità e incapacità di dire e esprimere l’energia racchiusa nel No, a favore della crescita. Una pittura e un’arte figurativa, quella di Antonio Grobi, che si carica di simbolismi e metafore e che non rifiuta, come modello di apertura alla vita, l’apporto del linguaggio verbale, la parola che si carica di colorazioni affettive e emotive, per come negli indirizzi dei contributi critici, filosofici e letterari, ricevuti.

A sx. il M° Antonio Grobi e lo psicologo Pasquale Montalto.

A Frascineto una grande festa culturale, fra artisti della pittura, della scrittura, della politica, della fenomenologia quotidiana, ma anche sollecitazione a raccogliere le istanze di cambiamento che da più parti e insistentemente, in questo particolare momento storico, s’affacciano sulla scena sociale del nostro vivere l’esistenza. Incontrarsi nella reciprocità del confronto e per raccogliere le sfide della vita, rilanciando un forte in sua difesa.

L’iniziativa si avvia, questo è un altro fatto importante, dalla provincia e dalla periferia del territorio calabrese, anche per sottolineare il valore e l’importanza del luogo, in termini di tendenza usurpativa da parte dei poteri centrali e dominanti. Una periferia oggi pronta a far risuonare la solitudine e l’abbandono, la chiusura al dialogo, nella quale si trova e spesso viene lasciata, in condizione d’abbandono e annichilita, mortificando l’intelligenza e i movimenti del cuore e dell’anima, che aspirano a vincere il buio in cui sono costretti a ristagnare, per recuperare la verità e la bellezza che ogni luogo porta con sé. E qui è la grandezza di quest’invito, grande per la portata umanistico-culturale che esprime, perché accorcia le distanze tra le varie realtà degli ambiti territoriali, ingiustamente spesso ritenuti periferici, e per questo tralasciati e penalizzati, per inseguire ciò che è già centro d’attenzione. Queste sottolineature, sono fatte per farci sempre più apprezzare la vita, rimanendo attenti alle sue richieste e a quello che, a volte in silenzio e sottovoce, ci chiede, anche come aiuto e per poter portare bene avanti la progettualità del progresso civile, richiamando ognuno alla responsabilità del compito che si trova a svolgere.

Lo psicologo psicoterapeuta Pasquale Montalto durante il suo intervento.

Invito a difendere la vita, focalizzando l’attenzione del cuore e della mente, tra due polarità dell’esistenza, il Si e il No, perché, sempre, necessariamente, quando da una parte diciamo Si, dall’altra corrisponde un No. Tra queste e altre polarità, scorre l’esistenza del mondo intero, in una continuità che è la nostra vita e per come espressa dalla quotidianità d’ognuno. Ed è fondamentale occuparcene, per dare un fattivo contributo personale, perché la vita eviti e non cada nelle trappole e nelle trame oscure della morte: SI, allora, alla Vita, alla Pace, alla Moralità e all’Etica, all’Amore … NO, alla droga, alla guerra, alla corruzione, al dominio e all’inciviltà, all’odio, alla depredazione delle risorse della Terra (cfr: Movimento www.navdanya.org) che oggi, come mai, imperversano e soffiano sul collo di ogni alito di Sviluppo Evolutivo.

Riflettiamo su come la quotidianità comporti, ora dopo ora, continue scelte e decisioni, a volte da prendere nell’immediatezza del momento e senza l’aiuto di nessuno. In questo spesso siamo portati a dire, con più facilità, Sì, non alla vita ma alla comodità degli opportunismi, e per un fatto pseudo educativo, indirizzato a non scontentare l’altro, e per evitare lo sforzo della maggiore energia e determinazione, fiducia e stima, che richiede il poter dire No. Rendiamoci conto però che è proprio attraversi i NO, ricevuti, lasciando uno stato di frustrazione, o che si dicono o si danno, come semplice reattività o presenza significativa nell’impartire la regola, che è possibile crescere. Il bambino, l’adolescente, il giovane, la persona, che non accetta il rifiuto o che non impara a dice No, quando è necessario, è indirizzato ad una vita pigra e tendenzialmente masochistica. D’altronde, in termini di relazionalità oggettuale, quando il piccolo bambino trova la forza e la capacità di dire No al genitore, all’amichetto, all’insegnante, ecc., sperimenta per la prima volta la capacità del proprio Io di rendersi autonomo e libero e, successivamente, di potersi autodeterminare attraverso le scelte che compie nel corso della vita. E’ così che avanza e si costruisce l’identità personale, sociale, comunitaria e esistenziale di ognuno, su delle basi che possono essere sane o già viziate, false, falliche.

La droga, l’accettazione supina, riguardo a sostanze tossiche, alcool, tabacco, farmaci, o altro, testimoniano una condizione sintomatica, rispetto a qualche disagio che il soggetto sta vivendo. Spesso c’è una debolezza dell’Io di rapportarsi con la complessità del vivere, o di fronteggiare ansietà, conflitti o traumi. E’ per questo che la droga colpisce prima di tutto i fanciulli, gli adolescenti, i giovani, forze deboli cioè, dove la stessa condizione che si trovano a vivere diventa condizione di rischio, a causa dell’impreparazione, solitudine, una sorte di marginalità che a quell’età è possibile vivere, dovuta a difficoltà personali, dalla timidezza all’inibizione, ad una sensibilità reattiva che s’instaura in ambito familiare, dove possono sommarsi altri conflitti, dovuti a processi di separazione della coppia, disgregazione di certezze dell’Io, e che offrivano stabilità. Emarginante e deprivante può anche essere il contesto sociale e ambientale nel quale ci si trova a vivere. Certo … niente giustifica il ricorso alla droga.

I relatori al Convegno di fronte all'opera di Antonio Grobi.

E’ auspicabile che si raccolga l’urgenza e si dia avvio allo sforzo di attualizzare percorsi propositivi di prevenzione e di educazione alla condizione dell’essere giovane e dell’essere genitore, in un’attenzione politico- culturale e sociale capace di sposare e portare avanti, sviluppare, iniziative e creare strutture e servizi, luoghi dove poter scoprire valori e costruire progettualità, di formazione e lavoro, di cittadinanza attiva e rispetto dei diritti della persona … dove poter recuperare la bellezza perduta del vivere, seguendo una sana evoluzione psico-esistenziale e secondo ciò che è buono per le Leggi della Vita, secondo un insegnamento innovativo proposto dalla disciplina dell’Antropologia Personalistica Esistenziale, sviluppata da Antonio Mercurio e dalla libera Università Sophia University of Rome. Impegnarsi a creare condizioni per recuperare i valori sostanziali del vivere, della libertà, dell’amore, della verità, della giustizia, dell’etica.

Parte del pubblico presente al Convegno.
In primo piano a sx. l'artista  Alice Pinto e al suo fianco la moglie dell'artista Antonio Grobi.

Il Si alla vita è allora verso quel cambiamento di bellezza da tante parti oggi sentito e ricercato, ma finora solo beffeggiato, disconosciuto e infangato. Una Bellezza del tutto inedita e da inventare, che ci faccia sentire artefici di cambiamento e di creatività, per vivere da veri artisti, nelle varie dimensioni della Persona: territoriale-corporeo, sociale … e del cosmo intero,

Pasquale Montalto
Psicologo psicoterapeuta, sociologo, poeta e artista della vita

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