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La Festa del 1° maggio 2018
sulla “Via degli Dei”

Musica e poesia

La musica e la poesia sono state le protagoniste della festa che, per tradizione, si tiene il 1° maggio nella casa di “Giovanni”, posta vicino al Castello del Trebbio, nella terra amata dai Medici, lungo la “Via degli Dei”, il sentiero che attraversa l’Appennino partendo da Bologna per raggiungere Firenze. Alla festa partecipano, come da consuetudine, amici che giungono da Firenze e dal Mugello, famiglie con i figli, giovani e anziani.

Castello del Trebbio
La casa di "Giovanni" dove si è svolta la festa,

Dopo una splendida grigliata e una sontuosa porchetta, è stato il momento delle canzoni e della musica, della poesia, un incontro molto atteso, condotto con sapienza e competenza da Teresa, cantante accompagnata dal suono della fisarmonica, della batteria, della chitarra e dalle voci, in coro, dei presenti. Questi momenti sono sempre magici anche per la ri-scoperta di un linguaggio vivo, musicale, incisivo.

Si è iniziato con gli stornelli toscani (“L’amore è come l’ellera”, “Ho seminato un campo d’accidenti”, …) poi le canzoni di lotta e di lavoro (“Benchè che siamo donne”, “Se otto ore vi sembran poche”, …), della Resistenza (“Fischia il vento”, Bella ciao”, …), ecc.

Teresa e gli amici musicisti.
Roberto Mosi mentre legge la poesia.

Per la poesia, sono stati recitati testi di Salvatore di Giacomo ( “Marzo”, “Pianefforte ‘e notte”, …).

Dalla raccolta “Florentia” (Gazebo Libri) Roberto Mosi ha recitato poesie dedicate al lavoro.

Le Giubbe Rosse

Il salotto buono di Firenze
appare in bianco e nero,
i colori delle storie di Vasco:
le tute blu arrivano da Rifredi
la polizia è schierata, sbuca
dai portici la camionetta,
picchiano forte i manganelli,
si grida in coro pane e lavoro.

Le Giubbe Rosse sono sbarrate,
i poeti scomparsi.
La musica è delle sirene,
i versi le urla degli operai.

A metà del pomeriggio sono arrivati tre giovanissimi viandanti, con zaini stracolmi e sacchi a pelo, partiti quattro giorni prima da Bologna. Sono stati prontamente rifocillati e si sono poi uniti all’orchestra, bicchieri di Chianti in mano, per cantare con vigore “Fischia il vento”.

Lasciando a sera la casa di “Giovanni”, ognuno di noi era felice, per il modo in cui era stata festeggiata la festa del lavoro, per il pomeriggio di musica e poesia, di amicizia, per il protagonismo dei giovani, momenti che fanno bene soprattutto nell’epoca di grande incertezza che stiamo attraversando. La musica e la poesia hanno i loro meriti.

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