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Il Minotauro
nel Labirinto di Campiglia Marittima

“Raccontare Campiglia”

Locandina della manifestazione.

Raccontare i vicoli misteriosi.

Sabato 28 luglio 2018 in piazza del Mercato a Campiglia Marittima, provincia di Livorno, si è tenuta la serata finale del concorso letterario Raccontare Campiglia, con la presentazione della relativa Antologia di racconti pubblicata dalle edizioni Il Foglio. Il libro, curato da Umberto Bartoli, contiene scritti ispirati dal paese di Campiglia, dalla sue gente e dalla sua storia.

Raccontare nella Piazza del Mercato.

Umberto Bartoli presenta l'autore Roberto Mosi.

Roberto Mosi.

I quindici autori che si sono cimentati nel compito di Raccontare Campiglia attraverso la loro penna e la loro fantasia e che sono stati pubblicati, sono sia scrittori già esperti sia esordienti. Eccoli con il titolo della rispettiva opera tra parentesi: Patrice Avella (Historia obsidionis Campillia), Francesco Ditta (Un amico in fuga), Francesco Elia (La rivolta del cuore), Rita Gallarate (Viaggio di un segreto), Antonella Giannarelli (Le ricette di Matilda), Luciana Grandi (Un tesoro sotto gli occhi), Cristina Janssen (Nedo), Luca Marconcini (Affetti Collaterali – Parte 2) Ortensia Martinez Fucini (Una cipolla rossa e uno scrittore toscano), Roberto Mosi (Vicoli di Campiglia, miti e misteri), Renato Nesi (Benvenuta e la luna), Anna Maria Scaramuzzino (I colori dell’odio), Giovanni Scaramuzzino (Un paese da oscar), Vincenzo Trama (The night of 2000 pigs of Satan), Rosalba Zucco (Fil rouge) e infine, fuori concorso, Umberto Bartoli con My name’s Bix.

Il premio assoluto è andato ad Anna Maria Scaramuzzino con il racconto “I colori dell’odio” che i componenti della giuria hanno giudicato il miglior racconto valutato per la storia, la scrittura, l’attinenza con il tema dato. Storia che narra dell’abbandono forzato del paese natio per farvi ritorno dopo una serie di vicissitudini.ù

Raccontare: la piazza, la giuria e l'orchestra.

Particolare il racconto di Roberto Mosi dedicato all’impronta labirintica – per le origini medievali – del borgo e quindi particolarmente adatto per ambientare una storia dedicata al mito di Teseo e alla sua ricerca del Minotauro per i meandri del Labirinto di Cnosso. Protagonisti della storia, la macchina fotografica e la curiosità della nipote dell’autore, Anna, scatenata nella ricerca del Minotauro nei vicoli di Campiglia. Si propone una rapida occhiata alla parte finale del racconto (“Vicoli di Campiglia, miti e misteri”).

Il Minotauro e il labirinto di Campiglia.

“E’ mattina presto, sono seduto nella loggia della casa davanti al giardino, è già caldo e sulla tavola davanti a me sono distesi i disegni, le fotografie per la mostra che penso di realizzare a Firenze nella sala del Circolo degli Artisti. Anche questa volta sto lavorando intorno ad uno dei miti più celebri, l’impresa di Teseo che si avventura nei meandri del Labirinto nel palazzo di Cnosso, in mano il filo di Arianna, per affrontare e uccidere il mostro, il Minotauro.

Sento muoversi una porta, un fruscio, forse è il gatto. Due manine si appoggiano sulle mie spalle, mi abbracciano. E’ Anna, la mia nipotina, che si è svegliata, vuole, come sempre, farmi una sorpresa. Si mette a sedere sul tavolo fra le fotografie, i disegni, le matite, i libri. Vuol sapere tutto del mio lavoro, del mito del Labirinto, chiede di Arianna, se era bella, quanto era lungo il filo di lana, se il Minotauro era veramente così spaventoso. Mi fa piacere raccontare, inseguire le domande, le sue risate. Mi viene spontanea la domanda:

“Perché stamani non facciamo a meno di andare al mare? Vieni con me a Campiglia, con la tua macchinetta, e mi aiuti a cercare i posti dove meglio si potrebbe nascondere il Minotauro.”

La spedizione è organizzata in un attimo e dopo appena un’ora siamo nella piazza del Popolo del paese, la piazza principale, con le nostre attrezzature, il cavalletto, le macchine fotografiche, un taccuino.

Anna si scatena nell’intrico delle strade, la perdo di vista, la chiamo a squarciagola con l’eco che mi raggiunge da tutte le direzioni; a momenti mi raggiunge alle spalle, continua a fotografare, a volte urla:

“Sta qui, sta qui il Minotauro!”

Mi piace stare al gioco e nelle parti del borgo con l’aria più misteriosa, mi apposto con la mia macchina reflex e fotografo da tutte le posizioni, sdraiato per terra in maniera radente, verso l’alto sugli scampoli di cielo, di fronte sulle ombre che si allungano dalle grate nei muri piene di ragnatele.

Mentre siamo in via Beccasole, una via che riesce a conquistarsi un raggio di sole, un boato dall’alto ci sorprende, Anna mi abbraccia, comincia a gridare sconvolta:

“Il Minotauro, il Minotauro !”

Poche parole per rassicurarla, il Minotauro non esiste è una storia inventata nell’antichità per impressionare la gente; il boato che abbiamo sentito viene dalla cava di pietre attiva oltre la collina sopra Campiglia: è stato senz’altro lo scoppio di una mina per fare cadere un costone di roccia. Il Minotauro rappresenta, in definitiva, le paure dell’uomo, il rimorso che egli prova, forse nel nostro caso, il senso di colpa per l’abbattimento di un’intera collina: una ferita nello splendido del paesaggio delle colline sopra Venturina.

Mi rendo conto che le mie parole non riescono a rassicurare del tutto Anna. Ci riesce, invece, un grande gelato del bar gelateria, nella piazza del Popolo.

Prima del pranzo nella nostra casa di via delle Caldanelle, presso il Golfo di Baratti, Anna è in grado di riversare sul computer le foto dalla memoria della sua macchina. Ora scorrono davanti ai nostri occhi. Sono meravigliose, Anna è stata brava. Nel modo di riprendere l’atmosfera delle strade del centro del paese, è riuscita a dare bene il senso di luoghi abitati dal mostro, della sua ricerca di nascondersi negli anfratti del borgo per poi assalire Teseo o chi di noi si mette sulle sue tracce. Sono certo che alla prossima mostra al Circolo degli Artisti di Firenze, farò, anzi, faremo un figurone. Siamo felici, alziamo le braccia al cielo come quando vediamo allo Stadio, dalla curva Ferrovia, segnare la Fiorentina.

Passa però ancora un’immagine, l’ultima, sul computer, il sottopassaggio della Scala Santa, in forte salita sotto le ombre del soffitto a travi nere: sullo sfondo un muro bianco illuminato dal sole, sul quale si allunga l’ombra di un uomo con l’enorme testa di toro. Un momento di silenzio, poi il nostro urlo:

“Il Minotauro esiste!”

Un vicolo di Campiglia.
Il vicolo sottoportico di Campiglia.

Un pubblico numeroso e partecipe era presente la sera del 28 luglio 2018 nella piazza del Mercato del Borgo. Nei giorni seguenti abbiamo scoperto molti del pubblico aggirarsi nei vicoli intricati del Centro, con l’Antologia (Aa. Vv. “Raccontare Campiglia 2018”, a cura di Umberto Bartoli, edizioni Il Foglio, pagg.230, euro 15) sotto il braccio, impegnati a ricercare, con fare circospetto, le tracce del Minotauro.

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