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Allo Stadio con Umberto Saba (e la Fiorentina)

Omaggio al Calcio Storico

Mi colpisce la passione che il poeta Umberto Saba nutre per il calcio. Scrisse Cinque poesie per il gioco del calcio, inserite poi nella sezione del Canzoniere intitolata Parole [1933-34]. Il giovane Umberto si avvicinò a questo sport quasi per caso, dopo aver ricevuto da un amico il biglietto per una partita della Triestina; più che le dinamiche tattiche o la fama degli atleti, l'attenzione del poeta si concentrò sulle emozioni umane e le reazioni psicologiche degli eventi di gioco, in linea con la tematica introspettiva ed analitica propria della sua poesia.

Recentemente sono andato, idealmente, con Umberto Saba allo Stadio di Firenze per assistere alla partita fra la Fiorentina e la Sampdoria, partita quanto mai combattuta, a tratti emozionante, con la Sampdoria in testa di un goal al novantesimo, raggiunta poi dalla Fiorentina nei tempi supplementari: un pareggio finale che ha fatto esultare tutto lo stadio.

Le due squadre e sullo sfondo le bandiere della Sampdoria.

Ingresso in campo dei giocatori con i pulcini della Fiorentina

Fotografi al lavoro.

I tifosi della curva Fiesole.

Sotto la porta della Sampdoria.

Gioia della Fiorentina per il goal.

È stato particolare seguire le diverse fasi della partita con la macchina fotografica, una Olympus. Con il teleobiettivo sono state colte scene di tensione, di gioia, con scene acrobatiche di salti collettivi dei giocatori delle due squadre davanti alla porta, per colpire il pallone in arrivo dal calcio d’angolo.

Nella mente ben presente la famosa poesia di Umberto Saba, “Goal”.

Goal

Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non vedere l’amara luce.
Il compagno in ginocchio che l’induce,
con parole e con la mano, a sollevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

La folla - unita ebbrezza- par trabocchi
nel campo: intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
Pochi momenti come questi belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.

Presso la rete inviolata il portiere
- l’altro- è rimasto. Ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasta sola.

La sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
Della festa - egli dice - anch’io son parte.

Anche in questa occasione, il pensiero è andato ad un altro periodo, lontano nel tempo, nel quale il poeta era presente nella città. Proprio in Firenze all’alba della Liberazione, nel 1944, si trovava infatti Umberto Saba, appena sfuggito ai rastrellamenti antisemiti.

Arriva il pallone.

Parata.

Il calcio d'angolo.

Il portiere sgomento

Sampdoria all'attacco.

In una celebre poesia, Teatro degli Artigianelli, egli raffigura la crescente speranza dei fiorentini in quei giorni di fortissima emozione e di ritrovata libertà.

Teatro degli Artigianelli

Falce martello e la stella d'Italia
ornano nuovi la sala. Ma quanto
dolore per quel segno su quel muro!

Esce, sorretto dalle grucce, il Prologo.

Saluta al pugno; dice sue parole
perché le donne ridano e i fanciulli
che affollano la povera platea.
Dice, timido ancora, dell'idea
che gli animi affratella; chiude: "E adesso
faccio come i tedeschi: mi ritiro".
Tra un atto e l'altro, alla Cantina, in giro
rosseggia parco ai bicchieri l'amico
dell'uomo, cui rimargina ferite,
gli chiude solchi dolorosi; alcuno
venuto qui da spaventosi esigli,
si scalda a lui come chi ha freddo al sole.

Questo è il Teatro degli Artigianelli,

quale lo vide il poeta nel mille
novecentoquarantaquattro, un giorno
di Settembre, che a tratti
rombava ancora il canone, e Firenze
taceva, assorta nelle sue rovine.

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