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La poesia e la musica del sassofono
al Palazzo del Pegaso

Il programma dell'incontro.

ISassofono.

Straordinaria edizione dell’appuntamento di febbraio “In concerto”, organizzato da Paola Lucarini per l’Associazione “Sguardo e Sogno”, al Palazzo del Pegaso di via Cavour, a Firenze, sede del Consiglio regionale della Toscana.

Sala dei Gigli di Palazzo del Pegaso.
Dalle vetrate è visibile il Palazzo Medici Riccardi.

Il Palazzo si presenta come una galleria d’arte, arricchita da opere di artisti e da esposizioni periodiche. In questo periodo è presente nelle sale del Palazzo il prezioso materiale proveniente dal Museo dei Mezzi di Comunicazione di Arezzo, direzione scientifica di Fausto Casi, dalle macchine storiche per il cinema e per la riproduzione dei suoni, alle prime telecomunicazioni, agli strumenti per la scrittura e il calcolo.

L’appuntamento “In Concerto” di febbraio, ha preso vita nella Sala dei Gigli del Palazzo del Pegaso, davanti ad un folto pubblico: filo conduttore dell’incontro è stato rappresentato dal sassofono del musicista Gabriele Nardoni, che ha eseguito musiche di F. Sinatra, D. Schostakowitsch, P. Simon, E. Morricone. Paola Lucarini ha curato la presentazione degli interventi, indicati nel programma della serata.

Il nuovo libro di poesie “Il profumo dell’iris” è stato al centro dell’intervento di Roberto Mosi (Edizioni Gazebo, 2018, presente alla Libreria Salvemini di Firenze). La raccolta di poesie è illustrata su You Tube dal video del critico d’arte Virginia Bazzechi

Roberto Mosi ha proposto un breve percorso di incontro con le poesie del libro, partendo dal componimento “Opus Magistri Jocti”, dedicato allo splendido “Polittico Baroncelli” di Giotto, presente nella Basilica di Santa Croce. È seguita la poesia “Le Murate” che rievoca la storia di una parte nevralgica di Firenze, prima destinata al carcere cittadino.

Le Murate

… E venne il tempo della città
che divorò il carcere,
penetrò nei cortili, nelle celle,
per sempre spalancate.
Nella piazza le voci,
la musica dei giovani,
il fruscio delle pagine dei libri.

Mostra dei vecchi strumenti di comunicazione.

Lettore di musica a nastro.

Il percorso poetico è proseguito con la poesia dedicata al ricordo di una visita del poeta, con la nipotina Anna, alla Cupola del Brunelleschi.

La Cupola

Conta le persone in fila
in piazza Duomo,
corre avanti e indietro.
La musica del violino
la insegue.

Conta gli scalini,
quattrocentosessanta,
per salire
al ballatoio, alla volta
affrescata dal Vasari.

Conta i diavoli
del Giudizio Universale.
Le bocche spalancate

divorano schiere
ignude di dannati.

Conta affannata
i gradini dell’ultima
rampa
avvolta fra le ali
della Cupola.

Conta dalla balaustra
ai piedi della Lanterna
i luoghi della sua vita
nel paesaggio di strade
e colline.

Chiama al telefono,
felice, la mamma.

Grammofono.

Quadro di Mario Luzi.

Statua di Pinocchio.

La scalinata di Palazzo del Pegaso.

Dopo “Piazzale Michelagelo” (“Il sole tramonta / alle venti e tredici / il venti di agosto. / Si sale al Piazzale / per il Monte alla Croci …”), è stata recitata la poesia “L’erta dei Catinai” con l’accenno a “il profumo dell’iris”, che da il titolo al libro.

L’erta dei Catinai


Un mazzo di fiori
sulla mensola del tabernacolo
della Madonna dei Ricci
ai piedi dell’erta dei Catinai.

Un mondo di sensi ritorna.
La folla sale e scende,
carri, barrocci carichi
di terrecotte, catini, orci.
Cavalli, coppie di muli,
asini incespicano per la salita.

Tra la folla, le lavandaie
portano cesti di biancheria

lavata nelle acque dell’Ema,
profumata dai fiori dell’iris.

Iride, una madonna fiorentina,
promise amore al giovane
che dipinse un fiore così perfetto
da ingannare una farfalla.
Da lei ebbe nome iris,
il simbolo di Firenze.

Dopo l’erta dei Catinai
si apre la vista su Firenze,
città di bellezza elegante
preziosa come il profumo
dell’iris, dal tono austero,
riservato. Si concede solo
a chi la ama, la sa apprezzare.

L’incontro con il pubblico partecipe, entusiasta non poteva non finire con una nota poetica di allegria, dedicata, questa volta, alla nipotina Marta.

Roberto Mosi e Paola Lucarini.
Uno strano convoglio


Sul prato dei sogni di Marta
non danzano fate benigne,
ti svegliano spesso i dolori
di pancia, piangi appoggiata
sul vaso fra il water e il bidet.
Ti tengo la testa fra le mani,
passerotto bagnato, il capo biondo
ciondoloni.

Parte ogni volta uno strano
convoglio, io davanti, tu dietro,
la nonna Giovanna e il gatto
Arturo, tutto assonnato.
Le braccia sono stantuffi,
tù tù, la partenza dal bagno,
le fermate, l’arrivo in terrazza,
si alza il coperchio, barabumba
il pannolino giù nel secchio.

Quanti viaggi, Marta, per i tuoi
venti mesi, il tù tù della cacca,
fra profumi, fischi e risate.

Proprio con questo “buffo” pezzo poetico si è concluso “In Concerto”, al Palazzo del Pegaso – poesia e note del sassofono. Una serata da ricordare.

Poesia e sassofono.

Macchina da scrivere.

articolo


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