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Recital di poeti

nel Chiostro Grande della Ss. Annunziata
di Firenze

Piazza  Ss. Annunziata.

Chiostro grande della Ss. Annunziata.

Si è rinnovato il 27 marzo 2019 il tradizionale incontro di poesia nell’ambito della XVI Edizione “Il sacro nell’arte”, magistralmente organizzata da Silvia Ranzi e promossa dalla associazione ANLA/Onlus della Toscana. Unica la cornice dell’incontro, nella Cappella del Capitolo del Chiostro Grande del Convento della Ss. Annunziata, al quale si accede dalla omonima Piazza, una delle meraviglie della città di Firenze.

Silvia Ranzi ha introdotto e animato la serata, che ha visto anche gli interventi del critico letterario Carmelo Consoli e dell’attore Andrea Pericoli. Brani musicali sono stati eseguiti dal giovane e bravo cantante Francesco Rainero, accompagnato dalla chitarra acustica. Il titolo scelto per l’incontro: “La creaturalità: la ricchezza della biodiversità”.

La fontana del Tacca vista dal Chiostro.

Silvia Ranzi.

Nel corso del recital si sono succeduti venti poeti autori che hanno recitato ciascuno due poesie, intonate al tema della serata. Ricordiamo, fra questi, Laura Cecchetti, Grazia Coianiz, Simonetta Lazzerini di Florio, Maria Grazia Maramotti, Donato Massaro, Clara Nistri, Aldo Roda, Mario Sodi, Caterina Trombetti.

Francesco Rainero, il cantante.

Bassorilievo della Mula.

Da parte mia, ho presentato la poesia “Cigli erbosi”, dedicata al “Terzo paesaggio”, il paesaggio dei luoghi, una volta coltivati, abbandonati dall’uomo - possibile metafora di frammenti di umanità alla deriva – e tratta dalla raccolta “Navicello Etrusco” (Il Foglio Edizioni 2018).

Cigli erbosi

Al margine della città
i cigli erbosi della strada
i bordi dei campi dove nasce
un’erba strana, senza nome
l’aiuola dismessa, indecisa
sulla sua natura,
indefinita sul suo destino.
Zone libere
zone che sfuggono al nostro controllo,
meritano rispetto per la loro verginità

per la loro disposizione naturale all’indecisione.
La diversità
trova rifugio su il ciglio della strada
l’orlo dei campi, gli acquitrini
o un piccolo orto non più coltivato
un piazzale invaso da erbacce
o il margine di un’area industriale
laddove non ci sia l’intervento dell’uomo.
Residui dove nascono cose nuove,
idee nuove, forze nuove. No.
Potrebbero nascere
ma non è detto che nascano.

Carmelo Consoli, critico.

Roberto Mosi, poeta.

Ho presentato poi la poesia “L’Erta dei Catinai”, dalla raccolta “Il profumo dell’iris” (Gazebo Libri 2018), ispirata alla nuova stagione della Primavera e alla memoria, per Firenze, di questa “Erta”, una strada in fortissima salita, dalla quale passavano donne e uomini diretti, per i loro lavori, alla città dalla campagna, e animali da soma, in particolare muli, con il carico di catini, orci, tegole, embrici – utilizzati anche per la costruzione della Cupola del Brunelleschi - prodotti dalle fornaci dell’Impruneta. Per questo animale generoso, il mulo, merita ricordare il bassorilievo in marmo presente nel Cortile di Palazzo Pitti per onorare la memoria di una mula, una dei protagonisti nell’edificazione del grande edificio.

La Chimera etrusca.
L’erta dei Catinai


Un mazzo di fiori
sulla mensola del tabernacolo
della Madonna dei Ricci
ai piedi dell’erta dei Catinai.

Un mondo di sensi ritorna.
La folla sale e scende,
carri, barrocci carichi
di terrecotte, catini, orci.
Cavalli, coppie di muli,
asini incespicano per la salita.

Tra la folla, le lavandaie
portano cesti di biancheria

lavata nelle acque dell’Ema,
profumata dai fiori dell’iris.

Iride, una madonna fiorentina,
promise amore al giovane
che dipinse un fiore così perfetto
da ingannare una farfalla.
Da lei ebbe nome iris,
il simbolo di Firenze.

Dopo l’erta dei Catinai
si apre la vista su Firenze,
città di bellezza elegante
preziosa come il profumo
dell’iris, dal tono austero,
riservato. Si concede solo
a chi la ama, la sa apprezzare.

Al termine dell’incontro, la meraviglia de “Il Cantico delle Creature” di San Francesco d’Assisi recitato dall’attore Andrea Pericoli e, poi, uscendo dal Chiostro Grande, l’incontro, all’imbrunire, con la piazza dell’Annunziata e l’architettura di Filippo Brunelleschi. All’angolo della piazza, alla vetrina del Museo Archeologico, l’urlo “terrificante”, oltre la poesia, della Chimera etrusca.

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