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La Raccolta “Il profumo dell’iris”
e il giardino del piazzale Michelangelo

È stata particolarmente suggestiva la visita, domenica 12 maggio 2019, al Giardino dell’Iris, aperto dal 25 aprile al 20 maggio, per parlare e consegnare alla Fondazione che lo gestisce, la recente pubblicazione dedicata a questo splendido fiore, che è il simbolo della città di Firenze, presente nel gonfalone: “Il profumo dell’iris” di Roberto Mosi (Gazebo Libri). Il libro riporta nella quarta di copertina, la poesia, L’erta dei Catinai, dedicata alla meraviglia di questo fiore:
 

Iride, una madonna fiorentina,
promise amore al giovane
che dipinse un fiore così perfetto
da ingannare una farfalla.
Da lei ebbe nome iris,
il simbolo di Firenze.

Dopo l’erta dei Catinai
si apre la vista su Firenze,
città di bellezza elegante
preziosa come il profumo
dell’iris, dal tono austero,
riservato. Si concede solo
a chi la ama, la sa apprezzare.

 
Scorcio del Giardino dell'Iris.
L'autore nel Giardino dell'Iris con la raccolta Il profumo dell'iris.

Anche nell’occasione di questa visita, è stata straordinaria la visita al coloratissimo giardino, pieno di visitatori stranieri e fiorentini. Il Giardino dell’Iris al piazzale Michelangelo nasce nel 1954 con lo scopo di dare ospitalità ad un Concorso Internazionale annuale per le migliori varietà di Iris, il ‘Premio Firenze’. Il Concorso rese possibile allestire la manifestazione nella città di Firenze, ritenuta la sua sede naturale per il legame che essa ha sempre avuto nella storia con questo fiore, tanto che nel suo gonfalone, come emblema, è un’Iris rossa in campo bianco (e non un giglio come erroneamente si crede).

L’allora assessore alle Belle Arti e Giardini, Piero Bargellini, intuita subito l’importanza dell’iniziativa, si adoperò fattivamente a che il Comune la sostenesse e riuscì a far assegnare ai promotori il terreno posto sul lato est del Piazzale Michelangelo, il cosiddetto ‘Podere dei Bastioni’, dando quindi loro la possibilità concreta di bandire, nel 1954, il primo Concorso Internazionale dell’Iris. Specialisti, botanici, ibridatori, orticoltori provenienti da diverse nazioni estere visitano e operano nel Giardino per l’interesse scientifico che esso riveste in quanto importante riserva di germoplasma del genere Iris.

Le Rampe con le cascate d'acqua.

Il Giardino, su progetto iniziale dell’architetto Giuliano Zetti e inaugurato nel maggio del 1957, si era, nel frattempo, arricchito di donazioni fatte da molti coltivatori stranieri ed anche di una vasta collezione di Iris storiche del Memorial Garden di Montclair (New Jersey, USA). Nel 1967, nella zona più bassa, fu costruito un laghetto per ospitare nel terreno acquitrinoso circostante le Iris giapponesi e Louisiana.

La superficie del Giardino, di circa due ettari e mezzo, tenuta a oliveto e con vista sul bellissimo panorama offerto dalla città di Firenze, è suddivisa da vialetti selciati in pietra serena, piazzole, scalette e scalinate perimetrali in zone che ospitano: mostra permanente di Iris barbate alte e da bordura inviate per le varie edizioni del Concorso Internazionale Iris barbate intermedie e nane, giapponesi, louisiana, specie spontanee piante ornamentali di vario tipo.

Ingresso al Giardino dell'Iris.

Particolare delle Rampe con le cascate d'acqua.

Merita ricordare che la visita al Giardino dell’Iris, al piazzale Michelangelo, è stata anche l’occasione per salire al piazzale a piedi, per le Rampe, un sentiero realizzato, al momento del grande intervento urbanistico di “Firenze Capitale”, dall’architetto Poggi, fino a poco tempo fa invase da una prorompente vegetazione e in questo periodo recuperate con un eccezionale restauro architettonico e delle condotte idrauliche, che danno vita oggi ad un impressionante scenario di cascate.

Una visita, dunque, straordinaria nel nome dell’iris, accompagnato dalla raccolta di poesia “Il profumo dell’iris”, che a breve sarà presentato alla Libreria Salvemini (3 giugno, ore 17,30) con l’illustrazione della video – poesia del critico d’arte Virginia Bazzechi (https://www.youtube.com/watch?v=RBxsN5TNLAo).

Video del critico d'arte Virginia Bazzechi (YouTube)
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