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“Eco Teatro”,
lo spettacolo sulle colline di Firenze

Fra gli spettacoli teatrali organizzati nel corso dell’estate da gruppi amatoriali, riveste un carattere particolare l’incontro che realizzano puntualmente ogni anno, nella seconda metà del mese di luglio, Gabriella e Stefano nella loro casa di Casa al Vento, una località alle pendici di Monte Senario – l’antico Monte Asinaio, sopra il paese di Bivigliano – a venti minuti di macchina da Firenze.

Quest’anno è andato in scena (sabato, 20 luglio 2019) lo spettacolo “Il Ponte”, musiche da Debussy, Tchaikovsky ed altri autori classici, testi da Eliot e Beckett e altri, che esprimono l’aspirazione del passaggio – il “ponte” come metafora – dal male al bene, della rinascita, dal freddo dell’inverno ai colori della primavera, dell’ascesa, dalla pianura all’alto della montagna, dalla realtà al mito.

Eco Teatro prima della notte.

Il pianeta Marte ll'orizzonte.

Gli spettatori della serata, un gruppo di amici giunti anche da lontano, che per tradizione si ritrovano al tramonto del sole al Teatro denominato “Oklahoma”, un gruppo curioso, amante del teatro, del cinema, della poesia e … della golosa avventura del dopo spettacolo, realizzata con una strepitosa partecipazione comunitaria.

Gli attori, una comunità di dilettanti entusiasti, devoti al regista-condottiero, pronti a seguirlo nelle più stupefacenti avventure, dalla scena teatrale alle riprese cinematografiche.

Il saluto di Venere.

Camillo e Flavio: inizio spettacolo.

Il luogo dello spettacolo, alle pendici della collina. Il pubblico siede sul prato degradante, di fronte al palcoscenico - non è un vero e proprio palcoscenico ma una serie di strutture che su spazi a più livelli, rievocano i luoghi della rappresentazione: quest’anno, gli spalti di un castello, il passaggio di un ponte, il tutto immerso fra gli alberi del bosco.

L’ora dell’inizio, tardi, dopo che si sono allungate le prime ombre della notte, le cicale si sono chetate, discende per ogni dove un profondo silenzio, interrotto, a tratti, dal fruscio del vento fra le foglie degli alberi e dal gracidare delle rane nel vicino laghetto.

Camillo e Flavio e gli spettatori sul prato.

Il ponte: Simonetta e Renato e Gabriella.

Infine Stefano, il regista-condottiero, l’anima del teatro Oklahoma, di una sensibilità e competenza profonda, per la musica, le scene, il testo, le dinamiche della regia, la scelta di ricorrere alle molteplici forme della multimedialità; competenze che sabato passato si sono rivelate ancora una volta strategiche per l’originale copione che è stato composto e animato.

Credo che quest’anno si sia potuto ancor più apprezzare come il principale attore della serata sia stata la Natura, con le diverse vesti di luce e di colore acquistate di momento in momento, le scelte del regista per mettere in risalto il ruolo della Natura, nello spirito dell’“Eco Teatro” (“Eco Theater”). Da parte nostra, in compagnia della fedele macchina Olympus, con teleobiettivo, si è voluto fissare le diverse fasi dello spettacolo, catturando, cosa non facile, le immagini all’oscurità della notte.

Simonetta, la fanciulla della leggenda.

Renato recita Eliot. Sullo schermo La terra desolata.

Prima dell’inizio dello spettacolo, un enorme tendone nero copriva la scena e sopra il tendone appariva una fetta di cielo sempre meno azzurra fino a diventare scura, con il passaggio lontano di satelliti e di scie di aerei, con l’apparire di stelle e pianeti, Venere e Marte.

Quando è scoccato il momento dell’inizio, il prologo con uno strattone, ha fatto crollare il telone e ha urlato:

“Signori e Signore, entriamo nel mondo del Teatro. Benvenuti!”.

Sullo schermo la rinascita della natura.

Lo schermo e la scena.

Ecco apparire il sentiero che porta al Castello, gli spalti e le sale, il passaggio del “Ponte”. Arrivano Camillo e Flavio che introducono la storia e parlano della ricerca di un passaggio per il Castello… e poi le altre scene, sul palcoscenico e nel film proiettato sullo schermo, con gli amici-attori, alcuni con vestiti sfavillanti di rosso, che parlano a voce bassa, come emozionati dalle ombre del bosco e dai suoni della natura, l’improvviso stormire delle foglie delle piante, il gracidare di una rana, la ripresa del canto di una cicala.

Alla fine, improvvisa, la luce della luna, prima debole e poi sempre più forte, arrivata alla fine – che sfacciata! - a prendere gli applausi, insieme agli attori alla ribalta. Magia dell’“Eco Teatro”!

Eco Teatro La luce della luna invade la scena.

Gran finale, la luna sempre più grande.

Applausi per gli attori, alla ribalta e per la luna.

Il regista e gli attori sono stati quanto mai bravi, a ricreare per brani e per cenni, l’atmosfera dell’incontro con la Natura, con una proposta equilibrata ed efficace. Un vero e proprio dono per il pubblico che è stato preso per mano a scoprire le diverse pagine di un “sogno”, risonanti di un linguaggio dagli accenti musicali ed ecologici, un tipo di dono del quale si avverte oggi quanto mai il bisogno, per gli anni critici che stiamo vivendo noi insieme alla Natura.

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