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Il “Museo della Follia” a Lucca,
curato da Vittorio Sgarbi

Ingresso della Mostra.

Vittorio Sgarbi.

Anch’io mi sono interessato in diverse occasioni al tema della follia, che compare in un mio breve romanzo Esercizi di volo, Europa Edizioni, in cui vi è un omaggio a Erasmo da Rotterdam, e in brevi saggi dedicati all’arte di Dino Campana. Come fotografo mi ha sempre affascinato il paesaggio di abbandono di alcune aree dell’ex manicomio di Firenze, in cui si avverte ancora la presenza di una umanità sofferente. Non mi sono quindi lasciato sfuggire l’occasione di visitare la Mostra itinerante “Il Museo della Follia” curata da Vittorio Sgarbi, allestita dal mese di febbraio al mese di settembre di questo anno, nei locali dell’ex Cavallerizza, piazza Verdi, a Lucca.

Pannello col volto dei folli.

Ricordo di Mario Tobino.

La Mostra, in questo passaggio toscano, è dedicata a Mario Tobino a cui è riservata una sezione speciale; Vittorio Sgarbi dichiara di avere un debito di riconoscenza nei confronti dello scrittore/psichiatra perché “Il primo libro che ho letto da ragazzo è stato Il figlio del farmacista, poi sono venute Le libere donne di Magliano e Gli ultimi giorni di Magliano”.

Raccomandazioni per il visitatore,

Una poesia di Alda Merini.

Il progetto del Museo della Follia è molto ampio, diviso in vari settori, ospita documenti, lettere inedite mai spedite scritte da pazienti di vari manicomi, ritratti di folli la cui visione è esasperata da un’angosciante immersione nella luce del neon, strumenti per interventi invasivi, ecc. Vi sono esposte opere d’arte che richiamano l’angoscia della follia, di Venturino Venturi, Silvestro Lega, Fausto Pirandello, Lorenzo Viani, Francis Bacon, Antonio Ligabue.

Quale la chiave di lettura di questo Museo itinerante, immerso in un labirinto dalle pareti nere, che ho visitato in un caldissimo pomeriggio d’agosto, con decine di ventilatori ringhianti come tanti mostruosi minotauri? Vittorio Sgarbi afferma che chi entra nel Museo “non deve cercare spiegazioni ma perdersi come si fa quando si entra in un labirinto. Il nostro intento, era ed è, per quanto possibile, annullare il senso di distanziamento oggettivo che genera una mostra, per rendere vivo il turbamento e il tormento di una umanità umiliata e offesa”.

Gaele Covelli, Le pazze di San Salvi (1919)

Francis Bacon Bishop.

Si può dire che l’intento, in effetti, è pienamente raggiunto, il visitatore esce dalla Mostra, sconvolto, turbato. È senz’altro colto il valore del rapporto fra arte e follia ma manca, o è appena accennato, il senso della speranza come ci ha insegnato Franco Basaglia, il folle è visto come un individuo solo, isolato, senza il possibile recupero di legami con la sua comunità, con la città.

Fotografia Ricordi.

Silvestro Lega, L'adolescente.

Si parlava prima della ricerca personale intorno al tema della follia. In questa occasione un possibile rinvio è al saggio comparso su Literary : “Dino Campana, un viaggio chiamato pazzia” un altro, come si diceva, al romanzo Esercizi di volo, Europa Edizioni, che presenta due diverse facce, da un lato il tentativo di un gruppo di “folli” liberati da antiche oppressioni, in omaggio alla ricerca di Franco Basaglia di dar vita, in comune, alla Festa della Follia presso il Castello di Salorno, in Alto Adige, con effetti mirabolanti, ispirandosi ad autori famosi, del calibro di Erasmo da Rotterdam e Ludovico Ariosto.

Da un altro lato, in maniera parallela, si svolge una storia diversa, quella di un paziente in cura dall’analista, perseguitato dall’ossessione di volare, di gettarsi nel vuoto e prendere a volare. L’analista gli suggerisce, come cura, di lasciarsi andare alla passione della scrittura, di scrivere, in particolare, sulle esperienze dei folli. Il protagonista, però, rimane solo e alla fine, disperato, si lascia andare ad un tragico volo.

Un video trailer riporta questa narrazione e un video realizzato dal pittore Enrico Guerrini rende la storia nella forma del fumetto.

Video di Virginia Bezzecchi. (YouTube)

Video del pittore Enrico Guerrini. (YouTube)

Un ultimo riferimento, è da dedicare infine – da fotografo – ad un video rivolto al paesaggio degradato di un’area dell’ex manicomio di Firenze “in cui si avverte ancora la presenza di un’umanità sofferente.

"Amor di follia" dal reparto Agitate. (YouTube)
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