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Un nuovo romanzo sulla vita della provincia

Locandina dell'evento.

Sogni e altiforni.

In una bella serata d’estate alla Cittadella di Piombino, aperta sul mare dell’Arcipelago toscano, si è tenuto un incontro dedicato al recente libro di Gordiano Lupi, editore de Il Foglio, e al film “Cattive storie di provincia” del regista Stefano Simone. L’incontro, nell’antica piazza dove all’inizio dell’Ottocento vi fu la residenza della principessa Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, è stato in pratica la prosecuzione della Festa per i venti anni di vita del Foglio Letterario di Piombino (9 agosto 2019), del quale Literary ha dato un ampio resoconto.

Banco dei libri de Il Foglio.

Fabio Canessa e Gordiano Lupi.

Si può dire che protagonista dell’incontro è stato il tema della vita in provincia quale emerge dal lavoro di Lupi, in un’epoca nella quale sembra che al centro della vita delle società vi sia la cultura urbana delle città.

La serata si è aperta con la presentazione di Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno, di Gordiano Lupi e Cristina De Vita, concorrente al premio Strega 2019, sequel del fortunato libro Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino, un romanzo d’amore che racconta la provincia e la nostalgia per il tempo perduto. Sul palco il critico e giornalista Fabio Canessa e l’autore-editore Gordiano Lupi.

Veduta di Piazza Bovio dalla Cittadella.

IL pozzo dell'antica famiglia degli Appiani.

A seguire è stato proiettato il film “Cattive storie di provincia” tratto da un precedente romanzo di Lupi, che racconta il quotidiano fra analisi di sentimenti e noir.

Il protagonista del romanzo è un ex grande calciatore, partito da una piccola cittadina di provincia – Piombino, appunto – in cui ritorna a giocare e ad allenare e soprattutto a vivere con il suo carico di noia e di rimpianti. Rimpianti mai del tutto confessati, neanche a se stesso, completamente incapace di amare come vorrebbe. Sullo sfondo affiorano le contraddizioni di un′epoca difficile e di una realtà sfaccettata e problematica come quella di Piombino.

Nella “Introduzione” al romanzo, Stefano Tamburini afferma: “A un certo punto della narrazione troverete una frase stupenda: Non potete togliermi il profumo del tempo passato. A me ha colpito perché è quel profumo che molti della mia generazione continuano a sentire pur sapendo che ormai quell′odore è andato perduto ma sono felici di trovare il modo di rinfrescarlo, perché aiuta a capire meglio anche gli odori nuovi, quelli che ammantano il non sapere come sarà il domani. Di ognuno nel particolare e nel complesso di tante comunità come quella rappresentata da Piombino e anche da Trani, dove ci sono l′altro stadio e l′altro scenario d′amore che si intreccia nella doppia narrazione di questo romanzo. A un certo punto Gordiano Lupi lo scrive chiaramente: Basterebbe poco, forse. Ma quel poco è troppo, per chi rimpiange un passato d′acciaio, per chi s′illude d′un presente di perduto acciaio, per chi ricerca un futuro che riporti in vita l′acciaio. Sostituite la parola acciaio con quel che nei tempi andati ha offerto lo slancio alla vita e alla crescita, economica e civile, di molte comunità e troverete lo sfondo su cui far rivivere anche tante altre storie mai scritte”.

Il critico Fabio Canessa.

Lo scrittore ed editore Gordiano Lupi.

L’incontro alla Cittadella di Piombino ha riguardato dunque la riflessione sulla “provincia” oggi, riflessione che invece di valorizzare gli aspetti positivi e innovativi che si trovano nella vita di questa cittadina di provincia come in tante altre, tende a ripiegarsi sulla contemplazione nostalgica del “tempo che fu”. E’ un ragionamento quindi sull’uomo locale mentre si dovrebbe ragionare intorno all’uomo planetario, come ci ha insegnato Ernesto Balducci.

Con il romanzo di Gordiano Lupi Sogni e Altiforni, la dimensione della provincia ritorna alla ribalta e viene fortemente sottolineata come a fare eco alle rivendicazioni dei nostri giorni, delle identità locali, particolari.

Il ritratto della principessa Elisa Baciocchi.

Può essere comprensibile ma, in un certo modo, mi sorprende specie per il fatto che la riflessione riguarda una città come Piombino, una città di porto aperta ai traffici marittimi, allo scambio di uomini e culture.

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