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L’Infinito di Leopardi

nel Panottico delle carceri delle Murate

È stata inaugurata venerdì 18 ottobre 2019 a Firenze la mostra “Giacomo Leopardi. Il senso dell’infinito” del pittore Impero Nigiani che si concluderà il 26 ottobre con un reading poetico. Nel catalogo della mostra si afferma che la Mostra “è lo sposalizio tra Impero Nigiani e Giacomo Leopardi; il dipinto si unisce alla poesia: un ponte tra pittura colta e i versi eruditi.”

La piazza.

L'edificio di sera.

Il senso dell’infinito è un corpus di quindici lavori ad olio, otto disegni e cinque incisioni. Quanto mai suggestiva l’ambientazione della Mostra, che ha colpito particolarmente il numeroso pubblico presente all’inaugurazione, nel Panottico del Complesso monumentale delle Murate.

L'intervento artistico davanti all'edificio.

Il percorso per le guardie.

Il Complesso monumentale delle Murate si trova in un quadrilatero compreso tra via Ghibellina, via dell'Agnolo e viale della Giovine Italia. Comprende un ex monastero quattrocentesco che ha svolto funzioni carcerarie dal 1883 al 1985; due piazze (piazza delle Murate, ad est, e piazza della Madonna della Neve, ad ovest), una via (via delle vecchie Carceri), un ampio cortile destinato a parcheggio e una cappella (Cappella della Madonna della Neve). Al piano terra si trovano attività commerciali, ristorative e ricreative, luoghi di aggregazione, locali espositivi, residenze d'artista, uffici pubblici e un'area dedicata alla formazione digitale. Ai piani superiori sono stati realizzati appartamenti di edilizia popolare.

Le mura del carcere.

Un lato del panottico.

L'interno e la Mostra.

Le sbarre del carcere.

Da un lato della piazza della Madonna della Neve, si apre l’edificio che presenta all’interno la forma del Panottico. Questo tipo di architettura, come è noto, risale al disegno ideale di carcere progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham: una struttura per la quale a un unico sorvegliante viene permesso di osservare da una torre centrale tutti i detenuti senza che essi sappiano se in quel momento si trovano o meno sotto gli occhi della guardia carceraria. Il termine “panottico” risale alla mitologia greca, in cui Argo Panoptes gigante dai cento occhi era considerato il guardiano per eccellenza.

Il lucernario del Panottico.
Severino Saccardi, direttore di Testimonianze, con Roberto Mosi.

È stato quanto mai suggestivo, sentire riecheggiare, dalla voce dell’attrice Ornella Grassi, la poesia composta da Leopardi a Recanati duecento anni orsono, per la volta del Panottico, per le celle vuote, per sempre abbandonate, che fanno da contorno allo spazio centrale.

Quadro di Nigiani. Studio della casa di Recanati. A Silvia.
Il Risorgimento. L'esterno. Particolare di una porta. Porta di accesso alle scale.

L’Infinito

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.

Ho avuto un po’ la sensazione che il pubblico presente abbia vissuto il senso profondo della lirica, si sia sentito chiuso come i carcerati di una volta nelle celle, con lo sguardo fermo sui segni ancora vivi della vita del carcere, ma gli occhi della mente aperti versi orizzonti lontani, in alto oltre i vetri del lucernario che copre il Panottico: e mi sovvien l’eterno, / e le morti stagioni, e la presente / e viva, e il suon di lei…

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