Servizi
Contatti

Eventi



Sala dei Consoli

“L’effimero e l’eterno”,
 la mostra al Palagio di Parte Guelfa
a Firenze

Locandina della Mostra fotografica.

L'insegna della Biblioteca.

È stata inaugurata il 15 gennaio 2020 alla Biblioteca fiorentina del Palagio di Parte Guelfa la mostra collettiva "L'effimero e l'eterno" del Gruppo “Camera Chiara” che raccoglie alcuni cittadini appassionati della fotografia. La mostra, con accesso libero, è aperta presso la Sala dei Consoli della Biblioteca e rimarrà aperta fino al 23 febbraio 2020. L’iniziativa ha fatto riferimento agli indirizzi proposti dal Laboratorio del Dipartimento Cultura della Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche.

Il Palagio di Parte Guelfa.

Sono esposte fotografie di Giovanni Cavazzuti, Antonio Desideri, Marco Fantechi, Raffaello Gramigni, Adriana Levi, Roberto Mosi, Lia Mucciarini, Elisa Ricci e Carlotta Salvadore. La cura dell’organizzazione della mostra è stata di Marco Fantechi.

Il pubblico in occasione dell'inaugurazione. Alle pareti le fotografie.
Il gruppo degli autori.
Roberto Mosi e il curatore della mostra Marco Fanteschi.
La Sala con il pubblico.

Il tema della mostra è apparso fin dall’inizio interessante e di un certo fascino. “Cosa è l’effimero? Cosa è l’eterno?”. Questi due concetti sono il punto di partenza per la ricerca fotografica degli autori. “I due termini possono essere ricondotti – si legge nella proposta degli organizzatori - ad una ridefinizione di valore: è effimero ciò che non ha consistenza e dunque vale poco, è superficiale, a tratti inutile; è eterno ciò che ha invece un grande valore ed una grande importanza data la sua “infinità”. Effimero ed eterno sono stati sempre accostati l’uno all’altro per descrivere la dicotomia della nostra vita: da un lato la quotidianità, fatta di momenti effimeri, dall’altra la natura stessa della vita che noi percepiamo come qualcosa di così duraturo da sembrare eterno, ma che paragonato all’infinità del tempo diviene solo un bagliore effimero.”

Il curatore illustra la mostra.

Esiste dunque una relazione intrinseca tra effimero ed eterno, tanto che uno trae senso dal rapporto con l’altro. È il racconto per immagini di questa relazione che costituisce il filo rosso che collega i singoli lavori fotografici esposti.

Un piccolo catalogo illustra la mostra. Interessante scorrere alcuni titoli delle opere, dai toni intriganti e poetici: “Fuggevoli riflessi”, “Luce effimera ed eterna”, “Isola di Montecristo … eterna presenza che scompare velata nella nebbia”, “L’effimero e l’eterno… o l’eterno effimero’”, “In volo tra l’effimero e l’eterno”.

L'opera di Roberto Mosi con Le api del Granduca.
L'opera di Elisa Ricci: In volo tra l'effimero e l'eterno.

Il lavoro di Roberto Mosi è ispirato alla scena delle api che ornano la base della statua equestre del granduca Ferdinando I de’ Medici, in piazza SS. Annunziata, opera del Giambologna. Nel cartiglio che guarda la Basilica, al centro, vi è l'ape regina, contornata, a cerchi concentrici sfalsati, dalle altre api dell'alveare, per cui rimane difficile contarne il numero senza confondersi. La simbologia è allusivamente molto chiara: il granduca al centro (l'ape regina) che non incute nessun timore, attorniato dal pacifico popolo fiorentino rappresentato dalle api operose.

Il lavoro di Roberto Mosi dal titolo “Le api del Granduca”, riporta quattro immagini, da un’ape ripresa da sola (un piccolo episodio, “l’Effimero”), all’ape regina attorniata dalle altre api (“l’Eterno).

Una poesia dell’autore fa riferimento alla piazza della SS. Annunziata e alla scena delle api (dalla raccolta “Il profumo dell’iris”, Gazebo Libri 2018; video trailer: https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=RBxsN5TNLAo ).

(YouTube.com)

L’Annunziata

Sulla strada di casa attraverso
piazza dell’Annunziata.
Novanta passi è lunga,
trenta le colonne, otto i bambini
in fasce, tondi bianchi di smalto,
sessanta le api per il Granduca.

Sotto la loggia degli Innocenti
la ruota, la prima figlia esposta
fu chiamata Agata Smeralda.

Sotto la loggia dei Serviti
lunga la fila dei poveri
per la minestra, sugli scalini
giovani fumano pensosi.
Nell’ombra corpi stesi
fra coperte, nel cassonetto
la donna cerca cose dal fondo.

Affresco della Sala dei Consoli.
Il soffitto della Sala dei Consoli.

articolo


ultimi articoli
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza