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La pittura al tempo della pandemia.
Quali colori?

Locandina della mostra.

Il pubblico.

Il Circolo degli Artisti “Casa di Dante” di Firenze ha inaugurato dopo il periodo del lockdown, sabato 6 giugno 2020, la Mostra “Collettiva d’Estate”: “… e siamo di nuovo qua!”. Questa riapertura rappresenta senz’alto un atto di coraggio dopo i tre mesi di blocco completo delle attività, in una città che lentamente incomincia a muoversi, a riprendersi.

Persone felici di rivedersi dopo tanto tempo.

Avvertenze all'ingresso.

L’inaugurazione, nel pieno rispetto delle regole di questo difficile momento, è avvenuta all’aperto con il corretto distanziamento fra le persone, nella storica piazzetta prospiciente il Circolo, fra le antiche torri che videro il giovane Dante Alighieri, alla presenza di numerosi soci e persone interessate all’evento, che sarà ricordato nel tempo con il presidente, Franco Margari, sulla porta dell’istituzione a portare il saluto e ad illustrare i caratteri della Mostra.

Campo di iris e papaveri.

La mostra.

Partecipano all’esposizione trenta pittori; rimarrà aperta fino al 2 luglio 2020. Il lunedì è il giorno di chiusura. Nella visita alla Mostra – con accessi scaglionati – mi hanno colpito i colori squillanti dei quadri, come si può vedere dalle fotografie, molti riferiti a soggetti campestri, animati come dal desiderio di riappropriarsi del fiorire della natura sulle colline di Firenze, solo immaginato di lontano, negli spazi domestici nel periodo del lockdown.

Il profumo dell'iris” di Roberto Mosi.

La misura di un cuore.

L’iris, simbolo della città, è il fiore tipico di questa fioritura nella stagione della primavera. La silloge “Il profumo dell’iris”, Gazebo Libri, da noi pubblicata due anni orsono (video presentazione: https://www.youtube.com/watch?v=RBxsN5TNLAo), celebra questo fiore, fioritura che quest’anno abbiamo rivissuto solo con l’immaginazione (Erta dei Catinai):

Il profumo dell'iris di Roberto Mosi (da youtube.com)
Erta dei Catinai

Un mazzo di fiori
sulla mensola del tabernacolo
della Madonna dei Ricci
ai piedi dell’erta dei Catinai.
Un mondo di sensi ritorna.

La folla sale e scende,
carri, barrocci carichi
di terrecotte, catini, orci.
Cavalli, coppie di muli,
asini incespicano per la salita.

Tra la folla, le lavandaie
portano cesti di biancheria
lavata nelle acque dell’Ema,

sopra i panni splendono
mazzi di giaggioli.

Iride, una madonna fiorentina
promise amore al giovane
che dipinse un fiore leggiadro
così perfetto, da ingannare una farfalla.
Da lei ebbe nome Iris,
il simbolo di Firenze.

Dopo l’erta dei Catinai
si apre la vista su Firenze
città di bellezza elegante
preziosa come il profumo
dell’Iris, dal tono austero,
riservato. Si concede solo
a chi la ama, la sa apprezzare.

In questo periodo poi si può visitare la Mostra di Tomàs Saraceno “Aria”, a Palazzo Strozzi, che rimarrà aperta, dopo l’interruzione di tre mesi, fino al 1° novembre 2020. Merita un’attenta visita, anche per il particolare significato che assume nell’epoca che stiamo vivendo.

La mostra di Tomàs Saraceno.

Il cortile di palazzo Strozzi e le installazioni.

Tomasa Saraceno è un artista argentino, visionario e poliedrico: la sua ricerca unisce arte, scienze naturali e sociali, invita a cambiare il nostro punto di vista sulla realtà e a entrare in connessione con elementi non umani come ragni, piante le onde magneti che provengono da altri mondi e che diventano protagoniste delle sue installazioni e delle metafore del cosmo.

Ragnatela e riflessi.

Ragnatela e riflesso dell'autore che fotografa.

In un percorso di opere “immersive” ed “esperenziali”, tra il cortile e il piano Nobile, la Mostra esalta il contesto storico e simbolico di Palazzo Strozzi e di Firenze, attraverso un originale e profondo dialogo tra Rinascimento e contemporaneità: dall’uomo al centro del mondo all’uomo come parte di un universo in cui cercare una nuova armonia.

Riflessi sulle installazioni.

Una ricerca dunque ricca delle esperienze del passato, di cui avvertiamo oggi fortemente il bisogno: le fotografie riprese nel cortile rinascimentale di Palazzo Strozzi introducono a questo tipo di impegno che parte dai contrasti fra le forme sferiche e lineari, il colore grigio della pietra serena delle colonne e il bianco della calce dei muri, i riflessi lucenti dei cristalli e le ombre di passaggio dei visitatori.

Il cortile di palazzo Strozzi con le installazioni di Tomàs Saraceno.
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