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Sergio Givone
e l’antropologia del cambiamento

Lunedì 11 gennaio 2021 si è tenuta una videoconferenza di presentazione dei temi affrontati dall’ultimo numero della rivista Testimonianze, intitolato «Antropologia di un mondo in cambiamento». È stato possibile seguire la diretta, come di consueto, sulla pagina Facebook e sul canale YouTube della rivista.

Manifesto presentazione volume Antropologia.

La Rivista fu fondata nel lontano 1958 da Ernesto Balducci. Il numero appena pubblicato, pensato per promuovere una riflessione a più voci sui cambiamenti in atto nel «mondo globale» – a partire dalle suggestioni che Ernesto Balducci aveva a suo tempo evocato ne L’Uomo planetario – è diventato anche l’occasione per riflettere sugli effetti (in ambito psicologico, sociale, economico, educativo) della crisi provocata dalla pandemia che, in questo periodo, ha colpito (sia pure in modo diversificato) le popolazioni del pianeta. In un dibattito, dedicato soprattutto (come evidenziato dal titolo prescelto) ai temi di carattere antropologico, esistenziale e culturale relativi ai processi di cambiamento in atto, le analisi (proposte a partire da una pluralità di ottiche e di punti di vista) non potevano comunque prescindere dagli elementi di novità che l’attuale, drammatico, passaggio va producendo negli assetti di vita, nella mentalità, nelle relazioni sociali ed interpersonali in un contesto in cui la globalizzazione cambia segno e cambia verso.

Mauro Ceruti.

Giorgio Federici.

Sergio Givone.

Sara Mugnaini.

Severino Saccardi.

Hanno coordinato la videoconferenza Severino Saccardi, direttore di Testimonianze, e Piero Meucci. Sono intervenuti Mauro Ceruti, Giorgio Federici, Cristina Giachi, Sergio Givone, Sara Mugnaini, Stefano Zani e l’abate di San Miniato Dom Bernardo Francesco Giani. La videoconferenza è stata registrata ed è riportata all’indirizzo:

Facebook: Evento in diretta, Antropologia di un mondo in cambiamento. (da YouTube.com)

All’inizio della presentazione sono state proiettate le fotografie che illustrano il numero della Rivista. Queste immagini sono riportate nel video su YouTube:

Antropologia di un mondo in cambiamento. (da YouTube.com)

Il nostro intervento per la Rivista, “Quando la poesia parla dai balconi”, ha riportato le esperienze personalmente compiute con le realtà associative legate all’interesse per la fotografia e per la letteratura, la poesia in particolare.

“Tutto andrà bene”

Roberto Mosi segue la videoconferenza.

Riguardo a queste esperienze, riportiamo in questa occasione le notizie sugli incontri di vicinato con al centro la poesia, episodi che hanno dimostrato che la stessa poesia è avvertita dalle persone, in maniera diffusa, come un conforto e un ristoro anche in momenti difficili della vita. Ci è stato fatto dono di un CD preparato dal gruppo di vicinato di Firenze, di via Domenico Veneziano, in Oltrarno, che documenta gli incontri dalle finestre e dai balconi che sono stati tenuti nel corso della pandemia. Gli incontri si sono svolti ogni giorno (marzo-aprile 2020) alle 18; “I Balconari”, il nome scelto dal gruppo, che aveva per insegna la celebre scritta “Andrà tutto bene”, sullo sfondo dei colori dell’arcobaleno e il manifesto: “In quarantena? Si, ma non in silenzio!”

Da Testimonianze, Sanitari a casa di un paziente.

Da Testimonianze, Angiolo Pergolini suona dal balcone nell'incontro serale col vicinato.

Ad Angiolo Pergolini, pittore e musicista, il compito, ogni sera, alle 18, di far risuonare uno squillo di tromba per la riunione del vicinato e per dare inizio, dopo un brano di musica jazz o folk accompagnato dalla chitarra e dall’armonica, la lettura di una poesia scelta, nel corso di un lavoro comune, di giorno in giorno:

http://www.literary.it/occhio/dati/mosi_rob/2020/24-la%20poesia%20dai%20balconi/la_poesia_dai_balconi_nel_period.html

Le persone si sono alternate nella lettura dei testi al microfono e le registrazioni danno il senso di interpretazioni molto sentite, con un effetto speciale di eco nello spazio fra le case. Le poesie registrate nel CD sono oltre quaranta, con la scelta di testi di autori classici e di autori dei nostri giorni. Apre la rassegna, in maniera significativa, la poesia di Irene VellaEra l’11 marzo 2020”, della quale ne hanno parlato i giornali e che è stata ripresa, in maniera “virale”, dai social:

Era l’11 marzo del 2020,
le strade erano vuote, i negozi chiusi
la gente non usciva più.
Ma la primavera non sapeva nulla
e i fiori continuavano a sbocciare
ed il sole a splendere
e tornavano le rondini …

Il gruppo “I Balconari” di via Domenico Veneziano, a Firenze, ci consegna dunque il ricordo di un’esperienza preziosa, per la vita di vicinato, una dimensione sociale persa nella vita anomica della città, secondo il significato attribuito dal sociologo Émile Durkheim. Sarà interessante rilevare in futuro se si sia trattato di un vero e proprio recupero.

Straniero fra gli uomini

I giorni passano lenti sulla terrazza
aperta su uno spicchio di periferia,
gocce d’acqua sulle stalattiti della grotta.

Lo sguardo curioso insegue voli
nell’aria tiepida di primavera.

Ora lontani sullo sfondo delle case
raccolte sotto la Torre D’Arnolfo
o delle dolci colline di Fiesole

ora vicini alla balaustra di ferro
piena di fiori, gerani e garofani.

Ora conosco il nome di ogni specie
la veste delle loro piume, maschi

 

e femmine, il modo di far la corte
ora distinguo i loro versi di saluto
e di richiamo, il mattino e la sera.
Ora so come si alzano in volo
l’ondeggiare della traiettoria
nel vento, il fermarsi improvviso

ora non mi sorprende lo scontro
per primeggiare sul rosso dei tetti.

Ormai sono uno di loro sopra
la terrazza invasa dallo stridio
dei voli nel silenzio della città

ormai straniero tra gli uomini
ammutoliti dall’epidemia.

Da Testimonianze, articolo di Roberto Mosi.

© (Roberto Mosi)

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