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Il Battistero e il Duomo.

Il regista Pupi Avati
incontra Dante per le strade di Firenze


Pupi Avati al momento dell'intervista.

Pupi Avati dietro la macchina da presa.

 

L’evento-notizia di questa settimana, è che il regista Pupi Avati sta per dare il via alle riprese su Dante Alighieri nelle strade di Firenze.

Pupi Avati, all'anagrafe Giuseppe Avati (Bologna, 3 novembre 1938), è un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore italiano. Nel luglio 2020 ha ricevuto il Nastro d'argento al Migliore soggetto per il film Il signor Diavolo; nel febbraio 2021 è uscito il film Lei mi parla ancora, interpretato da Renato Pozzetto e Stefania Sandrelli.

Nella intervista il regista ha dichiarato che “sarà la sua impresa più sacra, che darà senso a tutta la sua lunga carriera. Del poeta indagherò le difficoltà di un’intera esistenza e la sua fragilità per rendercelo più vicino” (si veda www.avvenire.it, 16 marzo 2021).

Roberto Mosi davanti alla Casa di Dante con il libro.

La piazzetta davanti alla Casa di Dante.

Ci fa piacere apprendere, sempre dall’intervista, che la sua ricostruzione dei tempi e dei luoghi danteschi, sarà attenta alle “atmosfere della Firenze trecentesca con le case dei Donati, degli Alighieri, dei Portinari”. Una scelta importante da parte di un regista così qualificato, celebre per la ricostruzione nei suoi film, di paesaggi sociali, umani, indimenticabili.

In consonanza con questo orientamento, possiamo dire, dal nostro punto di vista, che abbiamo condotto una ricerca su queste “atmosfere” soffermandoci a lungo nel sestiere al centro della città, dove il poeta trascorse la prima parte della sua vita fino a quando nel 1302 fu pronunciata la sentenza dell’esilio. Nella ricerca abbiamo incrociato i dati che conosciamo della sua vita e passaggi significativi delle sue opere, con il paesaggio che si presenta oggi nel sestiere di San Pier Maggiore, quello che fu il quartiere di Dante, intorno alla Badia Fiorentina e alla Torre della Castagna. In questo paesaggio emergono ancora le case torri (nelle quali le famiglie-fazioni, al momento degli scontri, si asserragliavano) con le pietre tagliate alla grossa, le occhiaie delle buche pontaie, l’antico selciato a grosse lastre di pietra, gli stretti, tortuosi passaggi fra un edificio e l’altro, le chiese, i conventi.

Il campanile della Badia fiorentina e la statua del marchese Ugo.

La Torre della Castagna e il campanile della Badia.

In questo ambiente, di ieri e di oggi, è ancora commovente essere sopresi dal suono della campana del campanile della Badia e riandare con il pensiero ai famosi versi della Commedia, alle parole di Cacciaguida, l’avo di Dante:

Fiorenza dentro la cerchia antica
ond’ella toglie ancora e terza e nona,
si stava in pace, sobria e pudica.

Par. XV, 97-99

La nostra ricerca ci ha portato a camminare a lungo per le strade del sestiere e i nostri passi sono stati scanditi, felicemente, dalle trentasei lapidi di marmo con i versi della Commedia, apposte nel 1907 dal Comune nei luoghi della memoria dantesca: abbiamo composto un resoconto di queste perlustrazioni, documentate da immagini fotografiche che sono state riportate da “Literary” nella rubrica “Occhio sull’autore”, a partire dal mese di novembre 2020, con l’articolo ”I versi di Dante scolpiti nel marmo, a Firenze” (indirizzo: http://www.literary.it/occhio/dati/mosi_rob/2020/44-i%20versi%20di%20dante%20scolpiti/i_versi_di_dante_scolpiti_nel_ma.html).

“I versi di Dante scolpiti nel marmo” (da Literary.it)

Da questo lavoro è emersa come naturale l’idea di comporre un libro, che recentemente è stato pubblicato dalla casa editrice Il Foglio di Piombino, Ogni sera Dante ritorna a casa. Sette passeggiate con il poeta. Nel libro il racconto delle passeggiate di un piccolo gruppo di amici alla scoperta del sestiere di Dante, una piccola brigata di amici, alla maniera del Decamerone; è oggi presente in libreria, a partire dalle maggiori librerie fiorentine e dagli scaffali dei libri nei supermercati Coop. La sua recente presentazione online è stata segnalata dal Calendario ufficiale dei 700 anni di Dante (https://www.700dantefirenze.it/eventi/presentazione-libro-ogni-sera-dante-ritorna-a-casa-sette-passeggiate-con-il-poeta/ ) .

Presentazione del libro “Ogni sera Dante ritorna a casa. Sette passeggiate con il poeta”
(da 700dantefirenze.it)

Di questa nostra ricerca ha fatto parte ultimamente, anche la ripresa video dei luoghi citati, nel tentativo di cogliere atmosfere, corrispondenze, angoli nascosti della città (come il vicolo dello Scandalo) da portare allo scoperto in questo anno dell’anniversario dantesco.

Lungo le strade fiorentine di Dante (da YouTube.com)

 È stato realizzato un primo video, breve (https://www.youtube.com/watch?v=Y6g9FvmITj4&t=4s), rivolto a cogliere l’atmosfera dei luoghi d’impronta medievale, alla sera, nella solitudine delle strade di una città colpita dalla pandemia, con l’eco struggente del suono della campana della Badia Fiorentina.

Dante ogni sera torna a casa. Circolo degli Artisti: passeggiata nella storia guidata da Roberto Mosi
(da YouTube.com)

Un secondo video, della durata di trenta minuti (https://www.youtube.com/watch?v=JsVwCG7SsaU ), riprende la passeggiata dell’autore dalla “Casa di Dante”, dove erano le case degli Alighieri, e si legge la lapide: io fui nato e cresciuto / sovra il bel fiume d’Arno alla gran villa (Inf. XXIII, 94-95) fino al bel San Giovanni, alla lapide con i versi: ritornerò poeta, e in sul fonte / del mio battesimo prenderò ‘l cappello (Par. XXV, 1-9), con la recita ad alta voce, nei luoghi delle soste, delle terzine della Commedia.

Un passaggio del vicolo dello Scandalo.

La lapide presso il Battistero.

La lapide sulla Torre dei Donati dedicata a Corso Donati.

Aspettiamo dunque con grandi aspettative l’arrivo del regista Pupi Avati nelle strade di Firenze e speriamo, a breve, l’uscita del suo film; ci sorprendono, infine, felicemente le parole che ha rilasciato alla fine dell’intervista di cui prima abbiamo parlato, volte ad esaltare l’umanità del personaggio Dante:

“Dante è un uomo penalizzato dalla vita e che dalla vita attende perennemente un risarcimento. Ma non lo avrà e morirà senza averlo avuto. È una di quelle vicende umane per cui si avverte la necessità di Dio, con la sua eterna misericordia e promessa di salvezza. Io credo che Dante Alighieri appartenga a questa schiera di afflitti, con la consapevolezza anche di aver compiuto qualcosa di straordinario che ha che fare con l’ineffabile. Una capacità poetica che non ha eguali nella storia delle letterature del mondo. Però, nello stesso tempo, il suo fine era anche soltanto quello di tornare a un suo “bar Margherita”, di vedersi riconosciuto dai suoi amici, di ritornare nel «bel San Giovanni» ed essere incoronato poeta. La richiesta che lui faceva alla vita era in fondo molto modesta, ma non l’ha vista esaudita. È morto in esilio senza aver neppure avuto la soddisfazione di veder pubblicati gli ultimi canti del Paradiso”.

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