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Il nr. 535-536 della rivista.

Uno “speciale” della rivista “Testimonianze”
su Dante

Busto di Dante in via Santa Margherita presso la “Casa di Dante”.

Lapide sulla casa di Dante posta dal Comune.

Importante riunione del Consiglio di “Testimonianze”, di Firenze, il 19 maggio 2021 per varare la presentazione di un numero straordinario della rivista fiorentina, fondata da Ernesto Balducci, su Dante dal titolo “Dante. Quando la poesia si fa universale”. È stato deciso che il programma delle presentazioni si articolerà in tre momenti. Il primo di carattere generale, un altro dedicato ai “luoghi di Dante”, un terzo rivolto al tema sulla “universalità” della Commedia.

Roberto Mosi con la sagoma di Corso Donati opera del pittore Enrico Guerrini.

Soddisfazione per questa realizzazione della Rivista, nell’incontro online: un numero di oltre 320 pagine, con i contributi di cinquanta autori di diverse qualifiche ed esperienze, illustrato da 80 fotografie e disegni, diviso in tre parti: a) Quando la poesia si fa universale; b) Perché ci parla ancora; c) Echi Danteschi. Un contributo, dunque, notevole in questo anniversario dei 700 anni dalla scomparsa del sommo poeta: un video ripercorre alcuni passaggi importante dell’opera (indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=juxoaOQWKq8 ).

Testimonianze n. 535-536: Dante Quando la poesia si fa universale. (da Youtube.com)

Il direttore Severino Saccardi ha ricordato: “Pur non essendo la nostra una rivista specificamente letteraria, con la sua ispirazione e tradizione umanistica, può, tuttavia, parlarne con un timbro e con un taglio del tutto particolari. I molteplici contributi di questo volume riguardano la vita, i temi e l’universalità dell’opera di Dante, che ne fanno «un poeta del mondo»: il ruolo di Firenze come città-simbolo (che risalta anche nella travagliata vicenda biografica del grande poeta); il rapporto di Dante con Verona e con la Romagna; la dimensione dell’esilio (che abbiamo già affrontato nel nostro volume dedicato alle Figure dell’esilio); il tema della rilevanza «planetaria» di un messaggio, che risalta sia sul piano contenutistico e simbolico, sia per la risonanza che la poesia dantesca ha avuto presso tante culture e tradizioni letterarie (dalla grande letteratura russa a quella latinoamericana) e che ha trovato riscontro anche nelle molte e diverse traduzioni del testo dantesco in tante parti del mondo.”

Il direttore di “Testimonianze” Severino Saccardi.

Lapide in via dei Magazzini con la testimonianza di Dino Compagna.

Fra gli articoli presenti nel numero della rivista, ci possiamo soffermare sull’intervista del Direttore al filosofo Sergio Givone per il quale: “Quella di Dante potrebbe quasi definirsi come una «inattualità» ancora attuale. Egli è evidentemente uomo del suo tempo, ma la permanenza e la diffusione internazionale della fruizione della sua poesia sono lì a ricordarci la forza di un messaggio e di una voce, come quella del grande poeta fiorentino, che sono autenticamente umani; e la dimensione che egli fa rivivere (anzi, fa vivere eternamente) nella Commedia, è tanto più umana quanto più autenticamente divina.”

Il filosofo Sergio Givone nel corso di un incontro online.

Nel mio bel San Giovanni, il battistero di Firenze.

Di Sesto Carrai, professore di Letteratura italiana presso la Scuola Normale superiore di Pisa, l’articolo che illustra come “Dante si fa collocare «sesto fra cotanto senno» dai poeti della classicità che egli considera suoi maestri: Omero, Virgilio, Ovidio, Orazio e Lucano. C’è chi ha visto nei richiami classici, espliciti e impliciti, della Commedia una prefigurazione della cultura umanistica, ma Dante attinge ai poemi latini da uomo del Medioevo, mirando a collocare l’eredità degli antichi nell’ambito del mondo cristiano. In tal senso va intesa anche la ripresa del mito di Orfeo ed Euridice al quale il poeta sembra richiamarsi nel suo viaggio ultraterreno, ma dal quale egli si discosta con la tacita riscrittura cristiana del mito stesso.”

Lapide dedicata a Farinata nel primo cortile di Palazzo Vecchio.

Ci soffermiamo infine sul contributo di Pamela Beattie (traduzione dall’inglese di Simona Bertacco), docente associata di Studi medievali alla Università di Louisville (USA), che si sofferma sui numerosi elementi di contatto che emergono dalla lettura comparata della Divina Commedia di Dante, e in particolare del Purgatorio, e di Omeros del poeta caraibico Derek Walcott. “Il motivo della cura salvifica funziona come principio strutturante, che organizza la narrazione, i personaggi, le storie e i luoghi nei due poemi, e i due poeti si muovono sicuri tra il particolare e l’universale rivelando un approccio compatibile con la funzione pubblica della letteratura e della poesia in particolare.”

Torre della Pagliazza.

Vicoli e cortili interni.

La Torre dei Donati.

La Torre della Zecca Vecchia con la lapide dantesca.

Si rileva infine che l’autore di questo resoconto, Roberto Mosi, è presente nella pubblicazione con l’articolo “Camminando per le strade di Firenze”, che riprende il senso del suo ultimo libro pubblicato con le Edizioni Il Foglio: il racconto di sette passeggiate di un gruppo di amici per le strade di Firenze per riscoprire insieme a pagine emozionanti di poesia, i luoghi che videro Dante crescere come uomo, affermarsi come politico e poeta, fino alla condanna all’esilio. Si percorrono strade dall’antico selciato, a fianco di antiche chiese, case torri che si innalzano ancora nel paesaggio dall’impronta medievale, luoghi carichi di memorie. Per il gruppo di amici sono momenti di serenità, che sollevano, nei tempi della pandemia, dall’atmosfera da incubo che pervade la vita quotidiana. Si riscopre la città del Medioevo, dell’epoca violenta e straordinariamente ricca di Dante: le voci degli amici, nei commenti, nella lettura corale della poesia, si alzano in alto per le strade strette, in alcuni tratti, cupe, seguendo la musica delle terzine della Divina scandito da oltre trenta lapidi con incise nel marmo parole emozionanti del viaggio del poeta nell’Oltretomba.

La Badia, il Bargello e la cupola del Brunelleschi.

L'articolo di Roberto Mosi apparso su Testimonianze.

Scorcio di Palazzo Vecchio.

Le lapidi furono poste dal Comune di Firenze, in varie parti del centro cittadino, agli inizi del Novecento. Il percorso parte dalla Casa di Dante con i versi” Io fui nato e cresciuto / sovra ‘l bel fiume d’Arno alla gran villa. Inferno XXIII, 94-95 e termina al bel San Giovanni con riferimento ai primi versi del Canto XXV Paradiso, alla speranza di Dante, ex immeritus, di tornare al bello ovile e per una pubblica incoronazione a Firenze. E noi a distanza di tanti secoli dalla sua scomparsa, viviamo di questa speranza, siamo certi che ogni sera Dante ritorna a casa. Un video promosso dal Circolo degli Artisti “Casa di Dante” riporta i percorsi illustrati dal libro di Roberto Mosi (indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=JsVwCG7SsaU ).

Dante ogni sera ritorna a casa. Circolo degli Artisti: passeggiata nella storia guidata da Roberto Mosi.
(da YouTube.com)

Nell’incontro, dunque, ancora online, di alcuni giorni orsono del Consiglio della Rivista Testimonianze, è stato formulato un unanime augurio per un felice viaggio per questa nuovo numero, per il contributo culturale e spirituale che può portare per “sconfiggere le solitudini del nostro tempo e per guardare in modo nuovo, e pacificato, “all’aiuola che ci fa tanto feroci”.

Copertina del libro Ogni sera Dante ritorna a casa.
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