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Connettersi con la Natura
al tempo della pandemia

La pandemia ha ripreso ad infliggere pesanti colpi nella nostra società già all’inizio del nuovo anno, i dati mostrano, come noto, un andamento dei dati sulle persone contagiate in forte aumento, in maniera esponenziale. Crediamo che da questo giunga una spinta a ricercare un nuovo rapporto con la Natura, a frequentare percorsi che portino ad una migliore conoscenza e ad un maggiore rispetto dell’ambiente.

Copertina Navicello etrusco.

Copertina del Terzo paesaggio.

Animati da questo spirito, domenica 2 gennaio 2022, io ed un gruppo di amici abbiamo organizzato un vero e proprio safari fotografico nella città,al centro e in periferia, per riprendere con le nostre macchine quella vegetazione spontanea che nasce in spazi più o meno estesi, in luoghi che sono fuori dalle cure dell’uomo. Una poesia di qualche tempo fa, riportata nella raccolta “Navicello Etrusco”, (Il Foglio, 2018) video trailer: https://www.youtube.com/watch?v=-dn2XMqax0E esprime lo spirito “libero” di questi luoghi, nei quali la Natura mostra una grande vitalità.

Navicello etrusco. Per il mare di Piombino.

Cigli erbosi

"Frammento indeciso del giardino planetario, il Terzo paesaggio
è costituito dall’insieme dei luoghi abbandonati dall’uomo.
Questi margini raccolgono una diversità biologica
che non è a tutt’oggi rubricata come ricchezza". Gilles Clément,

Erbacce lungo la ferrovia.

Erbe spontanee sul marciapiede.

Erbacce presso la ferrovia.

Erbacce presso i binari del treno.

Al margine della città
i cigli erbosi della strada
i bordi dei campi dove nasce
un’erba strana, senza nome
l’aiuola dismessa, indecisa
sulla sua natura,
indefinita sul suo destino.
Zone libere
zone che sfuggono al nostro controllo,
meritano rispetto per la loro verginità
per la loro disposizione naturale all’indecisione.
La diversità
trova rifugio su il ciglio della strada
l’orlo dei campi, un acquitrino
o un piccolo orto non più coltivato
un piazzale invaso da erbacce
o il margine di un’area industriale
laddove non ci sia l’intervento dell’uomo.
Residui dove nascono cose nuove,
idee nuove, forze nuove. No.
Potrebbero nascere
ma non è detto che nascano.

Giardino abbandonato.

Il giardino di una villa abbandonata

Erbe e fiori sul muro della ferrovia.

Cosa si intende per “Terzo Paesaggio”? Con l’espressione “Terzo paesaggio”, Gilles Clément indica i “luoghi abbandonati dall’uomo”: i parchi e le riserve naturali, le grandi aree disabitate del pianeta, ma anche spazi più piccoli e diffusi, quasi invisibili: le aree industriali dismesse dove crescono rovi e sterpaglie; le erbacce al centro di un’aiuola spartitraffico… Sono spazi diversi per forma, dimensione e statuto, accomunati solo dall’assenza di ogni attività umana, ma che presi nel loro insieme sono fondamentali per la conservazione della diversità biologica. "Le sfide poste dal Terzo Paesaggio sono le sfide della diversità".

Il libro "Manifesto del Terzo Paesaggio" (Edizioni Quodlibet 2014) ne mostra i meccanismi evolutivi, le connessioni reciproche, l’importanza per il futuro del pianeta. È un’opera che apre un campo di riflessione aperto anche ad implicazioni politiche.

Erbe e fiori.

l'agave imprigionata dalle erbacce.

Dalla spedizione con gli amici del 2 gennaio, ho raccolto una serie di scatti che riporto uniti al presente resoconto. Le fotografie mostrano sguardi di tipo diverso sul mondo del Terzo Paesaggio, dalle erbe cresciute fra le crepe dei muri o gli interstizi fra le pietre del selciate, a quelle rigogliose dei giardini abbandonati o fra i sassi dei binari della ferrovia. È un modo nuovo di avvicinarsi, con l'insegnamento di Gilles Clément, alla Natura, per gettare sguardi “più lunghi” secondo una prospettiva che va dal particolare all'universale, capace di cogliere le varie forme della diversità e di equilibrio fra l'uomo e la Natura.

Al termine della giornata di safari fotografico ci siamo sentiti più ricchi, vicini alle considerazioni che Richard Mabey faceva alcuni anni or sono nel libro “Elogio delle erbacce” (Edizioni Ponte alle Grazie, 2011).

Ne riportiamo, concludendo, alcuni stralci:

L'erba invade ogni angolo della villa.

Vegetazione.

“Quando intralciano i nostri piani o le nostre mappe ordinate del mondo, le piante diventano erbacce. Quella vegetazione non aveva nulla di bello o affascinante, non richiamava i fiori selvatici della poesia bucolica... Eppure pulsava di vita, una vita primitiva, cosmopolita… Queste piante erano avvolte da un’aura magica, come se l’incantesimo dell’“area dismessa” rendesse tutto possibile.

Naturalmente, “tutto dipende da cosa si intende per erbacce”. La definizione è la storia culturale dell’erbacce. Come, dove e perché classifichiamo come indesiderabile una pianta fa parte della storia dei nostri incessanti tentativi di tracciare i confini tra natura e cultura, stato selvaggio e domesticazione.

Per certi versi questo libro [“Elogio delle erbacce”] è l’invito a considerare queste piante fuorilegge per quelle che sono, capire come crescono e perché le riteniamo un problema. Per altri versi è una storia umana. Le piante diventano erbacce perché è così che la gente le etichetta.

Le erbacce rompono i confini, sono la minoranza apolide che sta a ricordarci che la vita non è poi così ordinata, ed è proprio da loro che potremmo imparare a vivere – come accadeva un tempo – a cavallo delle linee di confine della natura.”

Roberto Mosi.
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