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E l'ultimo libro edito da Crocetti

  Il poeta Nevio Nigro e la prof. Carla Zullo.

Il 31 gennaio 2009 a Torino presso la Fondazione "P. Ferraris" si è svolta la presentazione della nuova raccolta poetica Incontri (Crocetti editore, 2008) del poeta Nevio Nigro. L'opera è stata presentata dalla prof. Carla Zullo (docente ordinaria di Letteratura all'Università di Torino) che nel suo intervento ha detto, tra l'altro:

«Come un vecchio lupo di mare dopo ogni naufragio, Nevio Nigro non si consegna al silenzio della rinuncia e riprende il viaggio sostenuto dalle memorie care, in compagnia della sua ombra, il suo doppio fedele, emblema del sogno che sempre lo accompagna, senza cui – dice – non potrebbe vivere. La sua è una condizione propria del poeta, il Wanderer schubertiano, instancabile viandante, straniero e spaesato nella luce del giorno come sempre il poeta quando cammina con passi di terra tra gli uomini sordi alle sue sommesse parole. Questa in alcuni casi la memoria del poeta che non dimentica, che rievoca un passato che si fa presente e vivo nel sogno, diventa pietas, un atto di rispetto e amore che difende dall'offesa del tempo le care immagini di coloro che hanno lasciato un segno nella nostra vita. Il poeta ne ricorda i gesti modesti e consueti, le parole affettuose, le piccole manie, in una lirica dal tono e dall'andamento colloquioale, in cui sono frequenti assonanze e rime che le conferiscono un ritmo musicale come di un canto sospeso (tra un passato rimpianto e un futuro atteso).»

Nel fondo a sinistra il poeta Nevio Nigro.

Un libro chiuso
nella mano bianca,
col dito dentro
per tenere il segno,
una giacca celeste di pigiama,
un fazzoletto nella tasca destra:
"Nevio sei tu?"
chiedeva, e premuroso,
richiudeva la piccola finestra.

L'alta persona,
l'occhio azzurro e chiaro,
giovane ancora il viso,
la voce forte
diventata dolce:
qualche parola adatta
ed io capivo
che mi capiva ...

Lo studio coi suoi libri,
cornici alle pareti,
ricordi, croci, onori,
quel quadro suo
col tocco e l'ermellino,
la piccola bandiera,
fotografia del nonno:
barba e argento ...

Ricordi di una vita
tutta quanta trascorsa
in un amore.

La sua mano macchiata
accarezzava una fotografia scattata
in fretta.

A sera ritornai,
solo un momento,
quasi portato da un'ispirazione,
ma non portato da un
presentimento.

Era stanco
Di corsa salutai.
Te.
La poltrona rossa.
Il tuo pigiama.
La mamma era in faccende
e la guardai.
Io me ne andavo:
tu eri avviato
a ciò che non pensavo.

Le tue parole
in quella dolce sera.
Arrivederci.

Non ti vidi più.
Anzi ti vidi,
ma non eri tu.
Il tuo silenzio
in quel mattino triste.
Le mie parole
gettate nel nulla:
non pensai ...
t'ho fatto ...
ti devo ...

Soffrire.
E poi risollevarsi lento:
non più pensare.
Ti rivedrò.

Non so il giorno,
né l'ora,
ma lo so.
Accompagnami intanto
con la tua vecchia mano,
con la tua mente giovane,
con la tua voce
sempre vicina.

Arrivederci.

«La chiusa della lirica esprime la conquistata serena certezza in un Dio che salva anche i cuori pieni di dubbi e di ombra, che rende luminoso il buio inaccessibile dell'oltre, che profuma la notte che giunge: l'ultimo sogno è quello che conforta nell'ultima attesa.»

II tuo rosso dono,
Signore,
profuma la notte
che giunge.

Rende luminoso
Il buio inaccessibile
dell'oltre.

Ed il giorno
ritorna.
Ritorna.

da: Invecchiando

La sala della Fondazione "P. Ferraris" dove si è svolta la presentazione del libro.


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