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“Nelle case della gente”
di Mirko Tondi

Nell’ambito delle attività culturali dell’Associazione Deliri Progressivi di Firenze, è stato presentato, a cura di Chiara Novelli, lunedì 7 settembre 2015 alla Casetta del Buon Vino a Firenze, il libro dello scrittore Mirko TondiNelle case delle gente” (Porto Seguro Editore) assieme agli scrittori Massimo Maniezzi e Maria Gloria Messeri in veste di lettori/attori e Gianni L’Abbate che ha interpretato alla chitarra le citazioni musicali del libro.

Il libro “Nelle case della gente” inizia con un prologo dell’autore. Poi una prima parte. Lo studio di un romanzo di Roth. Una parte seconda. Lo studio di un romanzo di Conrad. Una parte terza e una quarta. Brevi approfondimenti su una letteratura che ha come tema centrale quello del padre. Poi la parte quinta e, a seguire, l’analisi di un romanzo di Paul Auster. Accompagnerà, a chiusura, una postfazione. Prologo e postfazione sono creature dell’autore, parti integranti della sostanza narrativa di cui si compone il romanzo dello scrittore Mirko Tondi, intitolato: “Nelle case delle gente”, edito dalla PSEditore di Firenze.

da sx.: Gianni L'Abbate, Chiara Novelli, l'autore Mirko Tondi, Maria Gloria Messeri e Massimo Maniezzi.

Si inizia con la descrizione di due mani. Sono quelle del protagonista, che pur vivendo per il lettore nel silenzio nominale della sua identità, ci conducono attraverso le pagine del libro alla ricerca di un iniziazione interiore per la quale il protagonista deve immergersi nella sensorialità tattile, propria del Sé bambino, e nell’abitudine fisica degli oggetti di memoria che la casa contiene.

È così che il romanzo ci trattiene, per trascinaci in una riflessione di specchi dove la voce narrante si scopre contenuto del vissuto dell’uomo la cui l’ansia di controllo costringe a vivere nella sola zona possibile, quella del già accaduto e dei suoi cimeli che divengono analisi di rielaborazione continua e costante della propria natura mutila, ricerca nella impossibilità di costruire un padre interiore positivo e creante, materiale vitale in cui l’analisi ambientale e letteraria porta, coscienza della demolizione di ogni ruolo, morte inferta alle consuetudini migliori per l’incapacità di essere, individuo bloccato alla crescita da un confronto con un genitore imprevedibile, la cui impossibilità a offrire certezze ha deviato il corso dello sviluppo dell’ educazione sentimentale, fermatasi nella zona grigia dell’amore/odio, vissuti al tempo stesso.

Viaggio di confronto col padre reale dove vediamo il mondo del protagonista subire le conseguenze del gioco di quest’ultimo, del suo modo di usare il denaro, del rapporto col lavoro per procurarselo, come fosse la puntata a una roulette grande come la vita, per procedere poi, in modo parallelo, a momenti che si svelano ricostruttivi attraverso la meticolosa ossessione di paragone e analisi con alcuni autori del campo artistico e letterario, e la cosa, contribuisce a fare dell’opera un romanzo di formazione.

In questi momenti si incontrano le tappe energetiche della personale rinascita del proprio Sé padre; tali scrittori, come sarebbe l’intenzione del protagonista diventare, sono eletti al ruolo di padri putativi su cui dare la scalata alle vetta della propria visione, della propria ambizione, a loro volta figli, occhio che riconosce per essere, da quell’indifferenziato dove l’adolescenza paterna, lo ha lasciato.

Età di latenza fragile e stupita del bene e del male che accade quella dell’uomo, sentimentalità non ancora maturata in intensità e tempo, si arrende quindi alla vita, dal passato al presente, che nonostante tutto continua a raccontarsi e a promettere molti possibili futuri, mentre l’unico elemento indispensabile emerge: confronto, nudo, col trauma ferito a cui l’umanità e la famiglia, costringono, nella dolorosa certezza di un amare che, nonostante tutto, resta l’unica Via verso un possibile battesimo dell’identità.

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