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Libertà e Fatalità in Ciano a Firenze

LIBERTÀ e FATALITÀ nella drammatica vicenda di Luciano Piotto è il tema presentato da Rino Piotto lunedì 10 aprile 2017 a Firenze nella Sala Gigli del Palazzo Pegaso. L’invito è stato ufficializzato dal Presidente del Consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani, con l’organizzazione di Paola Lucarini, presidente dell’Associazione Culturale Sguardo e Sogno.

Paola Lucarini presenta l’autore padovano.

Rino Piotto l’anno scorso aveva presentato a Firenze il suo libro “Vai Ciano: Muri e Tasi ! La Vita Trasformata”, che aveva suscitato un notevole interesse, quest’anno è stato invitato a dare seguito sviluppandone un aspetto saliente, riferito alla tragicità della morte di Luciano Piotto, fratello del nonno dell’autore, avvenuta il 19 settembre 1916 in Valsugana sul massiccio del Grappa.

Santino di Luciano Piotto,

Copertina del libro

Cosa sono la LIBERTÀ e la FATALITÀ ?

Possono sembrare due concetti piuttosto astratti che sovrastano e condizionano l’essere umano, eppure sono due dimensioni che lo regolano e lo definiscono nel suo percorso esistenziale.

La LIBERTÀ lo rende protagonista, l’uomo si sente per così dire onnipotente, può muoversi in ogni direzione e raggiungere ogni suo obiettivo. E’ la sua primavera in fiore, una crescita come la natura, è l’Universo in espansione. E’ lo Yin secondo la filosofia cinese antica.

La FATALITÀ invece lo rinchiude prigioniero come in una gabbia, l’uomo è impotente di fronte al destino, può muoversi solo secondo un copione già programmato. E’ oggetto e non soggetto di un meccanicismo che lo costringe sulla difensiva. Si deve difendere come d’inverno dobbiamo difenderci dal freddo. E’ come la contrazione dell’Universo, lo Yang nella filosofia cinese.

L’intervento di Rino Piotto a Firenze.

Dall'intervento di Rino Piotto: Libertà e fatalità si sfidano e si scontrano in un duello mortale, poi si rincorrono verso un illusorio orizzonte irraggiungibile, ma non inesistente, dribblando durante il percorso “segnali inascoltabili”, e alla fine della corsa, passando dal Divenire all’Essere, c’è l’incredibile scoperta che sono una cosa sola.

Destino già scritto? è la domanda che viene spontanea leggendo la vicenda drammatica di Luciano.

Il fratello di mio nonno Alessandro partendo per la Grande Guerra aveva lasciato la sua abitazione con un chiaro presentimento: “Mi a me casa no a vedarò pì !” (Non rivedrò più la mia casa!) e il 28 giugno 1915 ha inviato una lettera personale a “Genitori, fratelli, sorelle, famiglia unita” annunciando la sua morte in combattimento. Eppure sarebbe morto quindici mesi più tardi. C’è quindi una sorprendente anticipazione del suo inconscio su ciò che la realtà svelerà quando il futuro si fa presente.

Significativo il passaggio: “Luciano, perché lo fai? Torna indietro! Il destino è già scritto e tu non ritornerai più fra di noi ! Ma a che serve dirlo?

Lo sanno tutti, Luciano per primo. Tutti lo sanno, tutti lo accettano in silenzio. Vai Ciano: Muri e Tasi!”.

Sembra esserci fra i suoi famigliari una generale rassegnazione al momento della partenza di Luciano per la guerra, una sorta di sottomissione impotente alla fatalità che sovrasta anche la madre Catterina: “Ciao, ciao Ciano, ciao Ciano” singhiozzava piangendo e appoggiandosi sulle spalle delle altre donne, che avevano compreso il dramma di una mamma che percepisce chiaramente il momento in cui vedrà per l’ultima volta uno dei suoi figli..

La guerra, l’inutile strage, pretende le sue vittime e ruba perfino i sogni di un ventenne e quelli di sua madre che avverte il dramma del destino. E lo accetta, non per scelta ma per ubbidienza a qualcosa di più grande che sovrasta i desideri umani, che le ruba il figlio prediletto”.

Sembra che la straripante supremazia della fatalità sia il filo conduttore del testo, ma non è così. Luciano Piotto sceglie con convinzione e in piena libertà (o libertà apparente) di andare in guerra “In lui dominava il senso del dovere per la Patria perché così lo avevano plasmato a scuola, così rimbalzava con eco espansivo la propaganda del governo”.

Luciano quindi era convinto di fare una cosa giusta impugnando le armi. “Eppure una voce interiore, quel presentimento dell’io invisibile che va oltre la materia, mandava segnali inascoltabili. Erano come fuori dallo spettro percettibile del limite congenito dell’umana esistenza”.

L’attento pubblico fiorentino.

Ecco il “limite congenito”, elemento su cui mi sono soffermato anche in altri miei scritti, caratterizza quell’imperfezione che accompagna l’umana esistenza. E’ una condizione imperfetta che fa commettere errori, seppur in buona fede, come sottolineato nel libro: “perché la umana ragione ha il torto di voler capire “oltre”. E’ la mente che mente, fidati del cuore! gli suggeriva una voce interiore perché è la fede ispirata dall’io invisibile che sovrasta questo limite umano e riesce a comprendere oltre”.

Un altro elemento portante nella mia concezione esistenziale è l’io invisibile, cioè la componente spirituale del vivente, prigioniera nella sua materializzazione in questa vita terrena, che troppo spesso è inascoltata dalla ragione umana, ma che diviene dominante dopo il passaggio per la porta stretta, chiamata morte. “Le sue spoglie mortali erano diventate immobili, fredde e mute, ma il suo io invisibile incominciava a parlare più forte e più chiaro perché era stato liberato dal suo limite congenito. Gli diceva che la partita in questa vita terrena appariva persa perché il fallimento dei personali e collettivi progetti umani era evidente, ma lui (Luciano) aveva sempre giocato e continuava a giocar bene lo stesso”.

Alla conclusione dell’esperienza terrena l’io invisibile trova il suo pieno compimento. Ecco un altro significativo passaggio: “Per questo la patria, nella quale Luciano ha creduto in questa vita terrena, è stata una sorta di allenamento per meritare la vera Patria che tutti affratella. Dove in una dimensione universale il valoroso e intrepido soldato d’Italia non ha più il dovere di difendere una parte combattendo contro la parte avversa perché adesso tutti condividono la stessa dimensione in pace e armonia: passaggio felice dalla competizione alla condivisione”.

Secondo la mia interpretazione esistenziale la vita di ogni essere umano sarà redenta e “in cieli nuovi e terra nuova” tutto ciò che era stato fatto per amore non potrà andare perduto.

Sempre dal libro “Vai Ciano !”: “Perché solo dopo che la tua esistenza effimera sarà perduta, potrai ritrovare quella eterna e là anche tutti i tuoi sogni, che non erano stati realizzati (nell’esistenza terrena), troveranno compimento. Tutte le cose in cui hai creduto con amore, compresi anche gli umani errori, saranno fatte nuove e vere perché la tua vita sarà redenta, trasformata: quella che era la tua debolezza diventerà la tua forza”.

Nella dimensione trascendente, quindi, le due categorie dell’esistenza terrena, libertà e fatalità, vengono trasformate in una cosa sola.

Luciano diventa così l’eroe che riesce a cogliere durante questa vita terrena quei “segnali inascoltabili” che il limite congenito nega alla natura umana. Luciano ha netto il presentimento che partendo per la guerra vedrà per l’ultima volta la sua casa ed è in grado di scrivere, 15 mesi prima che il fatto accada, una Lettera autografa ai famigliari annunciando la sua morte. Come Cristo sa cosa gli accadrà e va coscientemente incontro al suo destino.

Luciano si erge a testimone dell’aldilà anche durante la sua esistenza terrena. Il suo Io invisibile non è prigioniero dell’imperfezione e dei limiti umani e riesce a leggere quei “segnali inascoltabili” che sono negati ai comuni mortali. E’ dunque alfiere della LIBERTÀ perché possiede nel tempo di questa vita terrena il passato, il presente e il futuro, che sono un’unica dimensione della Vita Trasformata nel tempo dell’eternità.

da sx.:Rino Piotto, Annarosa Piotto e Ornella Bergamin sul Lungarno davanti Ponte Vecchio.

da sx.: Rino Piotto, Ornella Bergamin, Annarosa Piotto e Giorgio Scalco a Palazzo Pegaso.

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