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Amazzonia
oceano di alberi

 

di Márcia Theóphilo

 

 

all’Accademia Mondiale della Poesia
di Verona

Nell’ambito del Salone del Libro di Poesia di Verona, promosso dall’Accademia Mondiale della Poesia dal 9 al 10 giugno 2012, si sono avvicendati importanti momenti letterari e culturali. Fra gli altri, domenica 10 giugno 2012, presso la suggestiva cornice del Palazzo della Gran Guardia, Sala Buvette, Loggiato (Piazza Bra), si è tenuta la presentazione del libro Amazzonia oceano di alberi di Márcia Theóphilo, prefazione di Mario Luzi, Edizioni Tracce 2011, collana I Cammei, Premio Speciale Camaiore e Premio Montale 2012 per la poesia. Ha presentato la scrittrice e giornalista Daniela Quieti e ha coordinato Nicoletta Di Gregorio, presidente delle Edizioni Tracce.

da sx: Nicoletta Di Gregorio, Márcia Theóphilo e Daniela Quieti.

Márcia Theóphilo ha affascinato tutti con un canto lirico che si fa voce dei miti della foresta, delle grandi visioni d’acqua, di vento, delle metamorfosi degli elementi, in sintonia con la polifonia dei suoni della natura di cui interpreta il grido di dolore in difesa della sua biodiversità e sopravvivenza contro la deforestazione, l’inquinamento, l’invasione del cemento.

L’autrice, candidata al Nobel per la letteratura e Testimonial dell’Unesco per la biodiversità, in quest’opera,con grande sensibilità ambientalistica, dedica una sentita ed emblematica lirica alla città dell’Aquila colpita dal sisma, creando un ponte ideale fra due paesaggi identitari tanto diversi ma accomunati nella stessa tragedia di perdita e distruzione.

Dall'introduzione di Mario Luzi:

“Ogni presenza è testimone del suo permanere e del suo tramutare e trasformarsi nelle ore e nelle vicende della luce - e da ogni dove si leva la parola e il suo commento (alberi, fiori, animali, voci di uccelli, frutti, luoghi, rumori, ondeggiamenti d’acqua, fruscii di vento). La vitalità ininterrotta e simultanea di tutta la foresta parla a se stessa da ogni sua creatura - il linguaggio è al di là dell’umano e questo è testato e significato dalla sensibilità tesa, dalla sapienza duttile di Márcia Theóphilo che ha concertato questo poema prevalentemente arboreo. E la stessa durata del corposo poema è in questo caso un tributo alla illimitatezza e alla perennità dello scenario e del tema della foresta amazzonica. Eppure questa celebrazione del mondo integro e primario nella fantasia dei suoi stessi abitanti è un mitico canto di memoria viva al cospetto della sua perdita e della sua progressiva rovina. La poetessa che ha ordito sull’emozione immanente della forza e della esuberanza la sua tela costante e variabile allo stesso tempo è anche una spettatrice impietosa del deperire di quell’universo ad opera della speculazione spregiudicata e delle conseguenze nefaste della “civiltà” moderna che ha coinvolto anche quelle regioni. Márcia Theóphilo ha agito su due fronti con pari generosità: quello della antropologia che ha pratica in studi delle parole indias e in analisi del fenomeno, catastrofico per le popolazioni indigene, e quello poetico del grande canto su una realtà umana e un ordine naturale distrutti e, ahimè, prossimi a essere cancellati”.

da sx: Márcia Theóphilo e Daniela Quieti.

Da una recensione di Daniela Quieti:

“Memoria emotiva e culturale, mondo ancestrale e contemporaneo si fondono nel lirismo celebrativo di un eden tropicale inviolato che assiste alla sua progressiva rovina. L’impegno a preservarne il patrimonio dalle minacce di una civilizzazione esasperata dove i più indifesi, i bambini di strada, vivono in un ben diverso scenario, ispira tutta l’opera di Màrcia Theóphilo. La sua casa è il pianeta Terra, la poesia la sua preghiera che, leggera, giunge all’anima profonda della foresta dove il popolo sa descrivere le sfumature e i significati del verde in sedici modi diversi.

“Distrutti gli uomini che erano capaci di scorgere sedici modi d'intendere il verde, distrutta ogni possibilità d'incontro con loro – dice la poetessa in un’intervista – resteremo per sempre esseri umani per cui il verde è solo verde. L'umanità avrà guadagnato in velocità di movimento, ma chi può dire che il movimento sia più prezioso di questo colore”.

Márcia Theóphilo è nata a Fortaleza, in Brasile. Ha studiato in Brasile e in Italia dove ha conseguito il dottorato in antropologia. Tutta la sua opera si ispira alla foresta amazzonica, ai suoi popoli, ai suoi miti, ai suoi alberi ed animali e all’impegno di salvarne il patrimonio naturale e culturale dalla distruzione. Dal 2009 è Membro Onorario dell’Accademia Mondiale della Poesia.

Manifesto dell'evento esposto nella piazza di fronte al Municipio.

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Nel pomeriggio di lunedì 11 aprile 2012, nella splendida Sala degli Arazzi del Municipio di Verona, Daniela Quieti, in qualità di giornalista, ha presenziato alla cerimonia conclusiva di premiazione del 3° Concorso nazionale di poesia via sms "Dietro il paesaggio", promosso dall’Accademia Mondiale della Poesia in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune.

La Giuria del concorso “Dietro il paesaggio”.

L’iniziativa, patrocinata da: Parlamento Europeo, Commissione Nazionale Italiana Unesco, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Veneto, Provincia di Verona, Vodafone, Accademia Kronos, Ufficio Scolastico Territoriale, FAI Fondo Ambiente Italiano e WWF Oasi, ha registrato l’adesione di numerosi partecipanti nelle varie sezioni.

Giorgio Pasqua e Nicoletta Di Gregorio.

Presenti alla cerimonia l’Assessore alle Politiche Giovanili Alberto Benetti, il Presidente dell’Accademia Mondiale della Poesia Giorgio Pasqua, la poetessa e antropologa brasiliana Márcia Theóphilo Presidente della Giuria, il Direttore Vodafone per il Nord-Est Marco Ferrero, Annalisa Tiberio dell’Ufficio Scolastico Territoriale e il Procuratore Capo del Tribunale Militare del Nord Italia Enrico Buttitta.

da sx: Giorgio Pasqua, Márcia Theóphilo e Daniela Quieti.

Tra i maggiori riconoscimenti conferiti, il primo premio è andato a Nicoletta di Gregorio, presidente delle Edizioni Tracce di Pescara, e il premio speciale della giuria al noto poeta Davide Rondoni. Il titolo del concorso rende omaggio al poeta Andrea Zanzotto, recentemente scomparso, che al paesaggio ha dedicatola sezione della sua prima raccolta del 1951 “Dietro il paesaggio”, e si ispira alla Convenzione Europea del paesaggio, sottoscritta nel 2000 a Firenze dal Comitato della Cultura e dell’Ambiente del Consiglio d’Europa.

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