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Dal 23 al 28 settembre 2008 a San Vito Lo Capo (Trapani) si è svolta l'XI edizione del Cous Cous Fest. Circa dieci anni fa ho partecipato a una delle prime edizioni. L'incanto dei profumi e degli aromi, le donne e i bambini negli stands adornati con i colori delle loro terre di provenienza che si affacciano sul Mediterraneo, tutti indaffarati a servire i visitatori e con sorrisi e gentilezza ci porgono i piatti colmi di cous-cous condito con ingredienti vari: pesce, pollo, carne, verdure e ortaggi, spezie. In questi aromi l'anima del loro mondo, la speranza e la paura, le delusioni e le amarezze e noi pubblico festante la loro àncora per la pace.

Oggi, alla luce degli eventi, riporto quanto ho scritto dieci anni fa, due composizioni diverse da come le avrei potute scrivere oggi, perché non saprei più parlare di speranza o aprire varchi a soluzioni. Il silenzio sia meditazione e fratellanza, lo sguardo amico e la mano tesa a chi non ha sostegni adeguati e nel cuore tanta voglia di pace... e a noi il loro sorriso sempre più sofferto ma con la speranza mai sopita dell'attesa d'un tempo che si faccia riscatto per quanti hanno avuto meno fortuna e scarse possibilità per andare avanti e sopravvivere alle guerre e alle ingiustizie.

Le donne del Mediterraneo

Hanno cuore di granitica roccia
le donne del Mediterraneo,
e nascondono nel canto di conchiglia
le ferite dei gabbiani stanchi
che si avvinghiano alle ultime fortezze,
mentre sognano le possenti ali
della giovinezza...
Incedono altere con la superba grazia
delle antiche regine
le donne del Mediterraneo:
dee della pace ed Erinni
nel procacciare il cibo per la prole
nel silenzio inanimato della calura
che acceca e ferisce
le pupille febbrili
e spacca le montagne protese
nell'atroce dubbio
del deserto e delle dune,
ma non intacca i cuori di granitica roccia
delle donne del Mediterraneo,
che narrano ancora
col sorriso dell'enigma
la vita che non si estingue,
perché tessono tele con lacrime e sangue
per avvolgere corpi profanati
dall'odio e dall'incuria.

Mare Nostrum

Come una morsa ci stringe
questo mare
che fu nostro| Come minaccia
lo sentiamo coi venti di guerra
come letto di morte
lo vediamo quando le pupille
velate ci costringono
immagini profanate
in sequenze violente,
determinate
dalla follia dell'uomo!
Intanto nuovi orizzonti
nel rosso sangue del tramonto
si delineano, e tracciano ancestrali
percorsi
nell'oblio squarciato della memoria,
che simile ad una febbre
ci assale.
ed è così
che si rimane sospesi, mentre
il reale tace e si distrugge,
e il sogno si dilegua
nella dimensione eterna
della pace!

da: Conversazioni per una poesia, IlaPalma, Palermo 2000.
Premio "Aeg - provincia regionale di Cefalù 1999"


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