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Caravaggio in Sicilia
al Museo Pepoli di Trapani

 

 

Dal 14 dicembre 2007 al 31 marzo 2008 si è svolta, a Trapani al Museo Pepoli, la mostra L'Immagine del Divino sull'opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio, è stata visitata da oltre 80.000 persone.

Il 31 marzo si è chiusa al pubblico la mostra su "Caravaggio a Trapani". Molti si sono chiesti: perché proprio a Trapani? Purtroppo non tutti conoscono la vita di questo straordinario ed unico artista che immortalò il male ed il dolore, la paura e la crudeltà: abituati alla conoscenza libresca di Caravaggio, se proprio non si è patiti dell'arte in genere, si rischia di non sapere neppure dei suoi vagabondaggi e delle sue fughe, a causa del suo carattere violento: io tento anzi azzardo l'ipotesi sostenuta da altri, di una feroce invidia dei suoi contemporanei per la sua arte senza eguale, e che le provocazioni alla sua indole focosa fossero una tattica per eliminarlo; ma non sono riusciti a distruggere quei capolavori che l'artista lasciava nei luoghi dei suoi numerosi rifugi.

I volti dei suoi personaggi non hanno tempo: tolti i costumi dell'epoca si pongono fuori dalla storia dell'uomo, storia che sembra essere stata definita con i colori della nostra Sicilia – colori forti, decisi –, tratti doloranti, occhi disperati o sguardi furbi ed ambigui come sono quelli dei I Bari, famoso dipinto che i visitatori hanno potuto ammirare emozionandosi.

 

I Bari, 1596 c., olio su tela cm. 90x120, Kimbell Art Museum, Forth Worth (Usa)

Dovremmo ringraziare il Professor Maurizio Marini che ha intuito che il San Francesco ritrovato in una parrocchia di provincia e sotto una coltre di degrado altro non era che il San Francesco di Caravaggio. Da esperto, Marini ha capito che si trattava di un capolavoro.

Per tornare ai "Bari", esposto pure a Trapani, ci sembra opportuno narrare la sua storia: è stato comprato da Sir Denis a un'asta per 50.000 €, avendo questo intuito che dietro quella copia dei "Bari" di Caravaggio si nascondeva un'altra versione del grande pittore. A Trapani in mostra c'è stato pure il dipinto della Risurrezione di Lazzaro: dolore, stupore, incredulità nei volti dei personaggi, infatti mai nessun pittore aveva reso l'eccezionalità della resurrezione con toni e colori così ricchi di veridicità per i fatti narrati nel Vangelo da risultare sconcertanti e censurabili dai contemporanei dell'artista.
 

 

Estasi di San Francesco, 1595 c., olio su tela cm. 92,5x128,4, Wadsworth Atheneum, Hartford (Usa)

Pittore moderno quindi il Caravaggio, anche se cinque secoli ci separano da lui: forse è la sua vita avventurosa che ci affascina e ci smarrisce insieme, ma è la sua arte che anticipa la crudeltà del tempo futuro in un'epoca in cui si tendeva a subblimare ogni forma di espressione specialmente quella pittorica ma nello stesso tempo avvertiamo il male che ci accomuna per la perfidia trasversale che i secoli si appresteranno ad offrirci.


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