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“Giubbe Rosse” Caffè storico letterario - Firenze
“Pianeta Poesia” Franco Manescalchi
in collaborazione incontri letterari di Massimo Mori
Poesia performativa e multimediale
a cura di Liliana Ugolini

Giovedì 14 Dicembre 2006, ore 17:00
Massimo Mori
Oggetto transazionale ed empatia nella pratica performativa

Massimo Mori, scrittore, performer, mailartista, costruttore, voce in movimento, poeta totale, possiede anche un eloquentia pacata e ragionata molto gradevole da ascoltare e molto essenziale da capire. Così la sua “ conferenza” è stata un parlare nella dimensione “altra” del gesto, della poesia in azione, del dire in un altro linguaggio non meno denso della scrittura. Dal libro Performer curato nelle interviste e nei commenti da Stefano Lanuzza sono riportate queste parole di Massimo Mori: «La tradizione interculturale dell’attività performativa è essenzialmente riconducibile alla psicanalisi, all’antropologia, alla sociologia e anche alle scienze naturali dove la dimostrazione scientifica di laboratorio rappresenta, decisamente, un aspetto dell’azione performativa. Il territorio performativo riguarda la preliminare necessità di definire le forme specifiche in cui l’esecuzione si svolge, tracciarne la mappa o l’estensione spazio-temporale. In questo territorio spazializzato e temporale, vera e propria topologia, si manifestano le differenze e i tratti comuni caratterizzanti la performance

Nel corso della serata è stato presentato un video girato durante un Festival in Canada dove in pratica venivano mostrate le performances interpretate da Massimo Mori in una astrazione “concreta” col messaggio del corpo, del gesto, dell’oggetto-scrittura, dei suoni, linee, intuizioni.

L’interesse del pubblico è stato molto alto tanto che le persone si sono avvicinate a Massimo Mori per non essere disturbate dai soliti e benvenuti “rumori di tazzine e cucchiai” che hanno gioco nello spazio “Giubbe Rosse”. Riporto ancora una dichiarazione di Massimo Mori tratta sempre dal libro Performer: «Nello specifico del mio lavoro, la distinzione fra poesia e teatro è comunque superata da una pratica che realizza nella performance non la risultante, la sommatoria, dei generi e delle diverse tecniche; ma un’opera di poesia totale che non è più possibile disarticolare nelle sue componenti e tanto meno separabile dallo stesso performer. Il quale può così affermare “Io sono l’Opera”…».

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