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L'arte di Manuela Toni

Manuela Toni informa di un mondo polistratificato, densissimo di cointeressenze. A partire da un quadro i temi, le tecniche, i cromatismi, potrebbero inverarne altri dieci.

Un classicismo di base sottintende e plasma, incastonati nello stesso tempo e mallo materico, immagini di una natura “patiens” e sofferente, liberata da reazioni chimiche compulsive, dove i tre regni – minerale, animale/umano, vegetale – si stemperano in una catarsi permanente, si ergono anche in palinsesti di etere sublime.

Ogni tema, ogni soggetto, fornisce ambiti onirici ed esistenziali.

Neotrittici e polittici contenenti nuovi spazi semantici e semiologici evidenziano grandi fardelli metapsichici dove l’autrice fa risaltare ritmi censurati, come in una poesia.

La scelta del mondo spirituale, con ricadute positive, trasmette una sintassi in mescolanze misurate fra pittura, scultura e affresco.

L’osservatore deve cogliere ogni complicità fra l’autrice e i suoi soggetti con un’approfondita analisi, dopo un’acuta osservazione “sine qua non” sarebbe impossibile percepire una maieutica, sicuramente riverberata nei rapporti parentali e col mondo.

Manuela Toni è suadente anche quando i suoi quadri eccedono in tematiche da psicoanalizzare, coadiuvate da un materico senso di pragmatismi integrali.

Materiali riciclati: ferro, rame, legno, ed un uso premeditato di vetro, un uso atto a completare una concezione di vita freudiana con risvolti pirandelliani, nutre in modo incalzante un fiato polmonare stemperato ogni tanto da ironiche posture dell’occhio, nei visi, e, nelle ceramiche metafisiche informali post-moderne.

Nulla deve andare perduto: da vecchie imposte di casolari rustici, lastre metalliche, radici personificate, pur senza mai irrompere nell’eccesso.

Quanto può sembrare eccesso, viene imbrigliato nei crismi di stilemi canonici e perfettibili dove emergono tratti di una personalità integrale e densa di allusioni filosofico linguistiche.

L’artista in loco “prima inter pares”, non vuole sfidare nessuno, ma rassicura di essere stata allieva di una notevole maestra d’arte, quale Liliana Santandrea, e, ci lusinga molto, la sua competenza nel saper condurre un filo-guida che permanentemente è come un ordito di una tela indissolubile dove i telai, non trovano soste né ripensamenti, anche di fronte al dubbio segue un immediato parametro variabile complementare di un susseguirsi di elementi, fino a creare uno spartito di musicalità, dove lirica, filosofia e immagine si sostanziano ed ogni oggetto si rigenera come l’araba fenice si reincarna dalle proprie ceneri.
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Arte
 
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