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Personale di Felice Giannelli

Ho visitato la mostra del pittore Felice Giannelli, che si è tenuta al Centro Espositivo Culturale San Sebastiano a Sesto Fiorentino, dal 6 al 20 maggio 2017, centro gestito da Liberarte, associazione di cui Felice è uno dei dirigente del settore Arte.

Sabato 13 maggio 2017 si è svolta, nell’ambito della mostra, una serata di letture di testi di poesie.

Gianni Calamassi con Felice Giannelli.

Particolare della sala espositiva.

Nature morte: frutta protagonista.

Ritratti sullo sfondo

E’ facile avvicinarsi alla pittura di Felice (artista autodidatta) perché il suo sguardo è quasi completamente dedicato all’osservazione della natura, con l’occhio attento al particolare, al quale riesce a dare la stessa luce che lo anima.

Come scrive di lui Patrizia Fattori: “A chi piace dipingere la realtà nella sua pienezza, è perché ama i soggetti che sceglie, quindi si tratta di una scelta oculata, che deriva da un’affezione, da un ricordo, da un turbamento, da un’emozione,”

L’artista mostra un’alta sensibilità cromatica e un senso formale realistico, riuscendo a rifarsi a composizioni che, se non hanno la complessità delle nature morte del XVIII secolo del francese Jean-Baptiste-Siméon Chardin o dello spagnolo Luis Eugenio Meléndez, nella loro attualità rivelano la bellezza delle cose semplici, con l’occhio che chiude lo sguardo su un limone, una mela, un grappolo d’uva, che occupano l’intera scena, niente si frappone al godimento dell’immagine, niente che possa collocarlo accanto ad altri oggetti della mensa.

Gli animali.

I diversi ti osservano.

Il suo impegno non relega la creazione ad un ruolo puramente estetico, perché sarebbe banale ed inutile, l’arte per l’arte cessa di essere arte, sempre che lo sia mai stata, ma Felice la usa come mezzo di comunicazione, in modo che questa sia inserita nel contesto sociale che stiamo vivendo.

L’artista non guarda solo alla natura, alla quale richiama l’osservatore, ma guarda quello che l’uomo scarta, getta via, perché il consumismo e il rinnovamento tecnologico ne determina la durata della vita: biciclette incidentate, vecchie auto abbandonate e arrugginite, auto di cui la vegetazione si appropria per consumarle e tornare in possesso di quanto il progresso tecnologico ha sottratto alla natura.

Uno sguardo ai suoi ritratti ci fa pensare alle differenze, che dal quadro con i loro occhi vivi ci osservano: diversi per i diversi, quasi opere di denuncia a cui solo l’amore del pittore dà lo slancio in modo da inserire l’opera nel contesto sociale, in quanto questa fornisce all’osservatore la completa comprensione del messaggio dell’artista.

Non è necessario nessun mediatore culturale per apprezzare la sua opera, questa non rimane chiusa nell’ambito intellettuale: non si è alienata la possibilità di essere compresa da tutti.

I ritratti ti osservano.

La natura è presente con i suoi fiori.

La stessa cura che l’artista dedica agli uomini, la dedica agli animali: li osserva, li interpreta con la sua padronanza del colore e della luce, talvolta ricorrendo ad una quantità di colore che assume il significato di una sottolineatura.

Felice Giannelli si lascia guardare senza fraintendimenti, ti propone la sua osservazione con gioia e naturalezza, ed attende solo il tuo compiaciuto sorriso di apprezzamento.

5 giugno 2017

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