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Eugenio Bertin

Nativo di Polverara (Padova) vive e opera a Roncade di Treviso
Personale storica 1977 galleria “Città di Treviso” diretta dallo scultore Salvino Marsura
Opere acquisite in collezioni pubbliche e private, nazionali ed estere.

In questo valente artista, dal pensiero incastonato in uno scrigno impressionistico, l’ispirazione per una forma pittorica, che si armonizzi con il Realismo, appare decisa per il pronunciarsi seppur in un periodo non certamente agevole, che attraversa i decenni del fine millennio.

Sono opere il cui tema rincorre gli autentici aspetti di una terra dove Eugenio Bertin vive e produce.

Non si era ancora spenta l’eco sessantottina promotrice degli incombenti anni di piombo, ecco che il Nostro, come volersi opporre a una vacua tendenza di politicizzare l’arte figurativa, si propone straordinariamente con “Lo strillone” l’opera del 1975 che ne è il manifesto.

Realismo di un vissuto che si riconcilia, si distrae o, meglio, rinnega, senza alcuna ombra di enfatica retorica, una deformità sociale in atto, per ridare il giusto respiro all’intramontabile bellezza non solo artistica ma patrimonio poliedrico di un popolo, in cui ne sono chiare immagini “Il ballo in maschera” 1977, “Al circo” e “Alla fiera” 1978, e poi “All’arrivo I°”1978 e “Il trotto” 1980, in logica insiemistica con le sue laboriosità, vedi “Vieri in lagura”1981.

Un’iconografia che ritrae, dunque, una serena quotidianità degli avventori nel “Mercato a Riolo Terme” del 1976 e nei turisti accomodati fuori del bar in “Campo Santo Stefano a Venezia” del 1979.

Realismo, pertanto, fuori d’ogni idealità del tempo, politicamente inquinato, e che vuole, bensì, imporre quel bisogno risanatore di richiamare soggetti di una placida vita contemporanea, che una fazione di società voleva infrangere.

Dal Realismo al Naturalismo, la storia insegna come il travaso appaia spontaneo.

Eugenio Bertin, infatti, quale artista di mera cultura e intelligenza, afferra immediatamente il rischio di incorrere in una sorta di positivismo, che può travolgere la propria vocazione realistica, e così il suo pennello ritrova vigoria e bellezza nel ritrarre la natura, suscitando il consenso dei fruitori.

Ed ecco “Lungo il Sile” 1989, “Risveglio nella natura” 1999 e “Un ramo del Sile” 2010, minima campionatura di questo neo-interesse estetico nella pittura di paesaggio in cui si dona totalmente, interpretandola liberamente e in forma intima.

Nel nuovo millennio, in complemento, avverte l’incanto per le iconografie religiose e vi ritrova una inclinazione che lo accompagna a elaborare quattordici tavole della “Via Crucis” 2004, site oggi nella parrocchiale di Roncade Treviso, e prosegue con “La discesa dello Spirito Santo” e “Il Battesimo di Gesù nel Giordano” entrambi del 2009, destinati nella chiesa di Zerman di Mogliano Treviso.

febbraio 2019

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