| ||||||||||||||||
Cartella arteI Disegni di MichelangeloManfredonia (Foggia)
Giusto in quegli anni, mentre s’ideavano e si realizzavano gli affreschi della Cappella Sistina, i francesi avevano invaso il Regno di Napoli e Manfredonia volle restare fedele agli Aragonesi di Spagna. Le ostilità con i gallofili avevano già comportato una guerra dal sapore intestino per la penisola; infatti, i veneziani, in conflitto con gli spagnoli, si erano insediati a Manfredonia, dove avevano compiuto uno scellerato depauperamento archeologico. La città, strenuamente difesa e tornata sotto la protezione spagnola, trascorse un lungo periodo di pace e prosperità grazie all’egida di Carlo V, re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero. Il Buonarroti, nel tracciare questi disegni, non poteva nemmeno vagheggiare che a distanza di ben cinquecento anni, nel nuovo millennio, essi sarebbero stati esposti a Manfredonia. Una città giovane, allora, così come la cappella della Maddalena in seno al convento di S. Domenico che oggi ospita le opere, innalzato a pochi anni dalla fondazione urbana, poco più di due secoli prima, per volere di Manfredi, l’eponimo.
Michelangelo non era da meno rispetto agli artisti d’epoca antesignani della body art, i quali apprendevano l’anatomia umana scrutando e misurando sezioni di cadaveri. Il Nostro aveva però una propria peculiarità che l’ha reso unico. Fu l’organo Journal dell’Associazione Medica Americana, a divulgare di recente la scoperta che Michelangelo rappresentava anatomicamente i corpi componendone le porzioni con sagome speculari degli organi interni. Si tratterrebbe di una sorta di antitesi al pensiero leonardesco poiché, stando a moderni esami computerizzati, pare che le labbra della Gioconda siano l’esatto profilo di un nudo integrale (maschile?) visto di schiena. Dal fatto, però, che questi disegni volanti, relativi a studi e a bozze, fossero stati male accreditati dal clero, o meglio sopportati solo nel tempo necessario, quanto bastava all’artista per tradurli in opera, se ne suppone la dispersione negli anni successivi di una congrua quantità, verosimilmente in odore di Inquisizione, questa elettasi a tutela della decenza e della moralità di popolo. Non dimentichiamo che, addirittura, sarebbero state fatte indossare le mutande ai nudi della Cappella Sistina. Il cosiddetto braghettaro, Daniele Ricciarelli, già allievo di Michelangelo, sarebbe stato incaricato da Pio V a sovrapporre le braghe alle nudità del Giudizio Universale.
Datati tra il 1510 e il 1511, entrambi i disegni appartengono alla collezione di duecentocinque fogli della museale Casa Buonarroti a Firenze. Il primo - mm 262x192 - in matita nera, è lo studio parziale del particolare di Adamo nella Cacciata dal Paradiso terrestre, il secondo - mm 157x218 - in matita rossa, racchiude studi sui particolari della Punizione di Aman. Del secondo esistono ancora due fogli “a sanguigna”, uno al British Museum e l’altro al Teyler di Haarlem in Olanda; il disegno definitivo su cartone fu poi traslato per incisione diretta sulla parete. Saggi questi, che nell’assieme avrebbero accompagnato l’artista a esprimere negli affreschi della Volta Sistina l’allegoria della Creazione (1512), la quale perviene all’apogeo retorico nell'uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio. |
| |||||||||||||||||||||
|