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I meandri della bellezza italiana
            Parma. Il Complesso Monumentale della Pilotta e i grandi esteti

Francesco Mazzola detto il Parmigianino - Schiava turca - 1530.

Nel centro della città di Parma, tra il piazzale della Pace e il Lungoparma, si erige il magnifico Palazzo della Pilotta, così chiamato dal passatempo nobiliare col gioco della pelota che si svolgeva nei cortili in occasione di ospiti illustri.

Uno sport sferistico, questo, di provenienza basca, altrimenti detto, infatti, “palla basca”, e diffusosi in Spagna, nei suoi territori europei e oltre; erede della pallacorda, questa nella memoria della Rivoluzione francese, si gioca di norma in campo chiamato sferisterio.

In Italia, si ha lo Sferisterio di Macerata; riadattato oggi per teatro e concerti, è una imponente architettura neoclassica, progettata nel 1823 da Ireneo Aleandri e aperta dopo sei anni, idonea a contenere fino a tremila spettatori

Tornando al Palazzo della Pilotta di Parma, dell’edificio si ha notizia dal 1545, costruito e modellato in epoca ducale, anche se l’aspetto di una imponente corte, allora dei Farnese, ebbe a modellarsi dal 1580.

Il complesso racchiudeva alcuni edifici poi posti in comunicazione con il “Corridore”, un grandioso passaggio ideato da Francesco Paciotto, che collegava la Rocchetta Sforzesca e il Giardino dell’Oltretorrente e in seguito ampliato da Ranuccio I verso più settori.

Durante l’età dei Borbone, Don Filippo istituì l’Accademia delle Belle Arti con una collezione dalla quale si sarebbe sviluppata la Galleria Nazionale, accumunando la Biblioteca Palatina, il Museo Archeologico e il Museo Bodoniano.

Dopo il bombardamento del 1944, furono creati dei nuclei attorno ai cortili e oggi si hanno in un capo e nell’altro il Cortile della Cavallerizza e il Cortile del Guazzatoio, questo già adibito al gioco della pelota e dal nome della monumentale vasca qui costruita nel 1755; in linea trasversale si hanno il Cortile della Rocchetta e il Cortile di San Pietro Martire

Dal 2016, l’intera struttura ospita in unicum, dopo la loro separazione operata a seguito dell’Unità italiana, il Teatro Farnese, questo situato nel cuore del complesso, il Museo Archeologico, il Medagliere Borbonico, la Sala del Trionfo, la Biblioteca Palatina, la Sezione Musicale, il Museo Bodoniano e l’incanto della Galleria Nazionale.

Non è pertanto semplice contenere in un solo articolo stampa la descrizione d’ogni meraviglia in seno alla Pilotta.

Il Teatro Farnese fu ultimato nel 1618, in appena un anno, nell’area adibita a sala d’armi per l’addestramento a cavallo, sorto per volere di Ranuccio I Farnese, il quarto duca, quattro anni prima della sua scomparsa. Egli lo volle realizzare per onorare in modo spettacolare la visita di Cosimo de’ Medici. La visita non ci fu ma l’inaugurazione avvenne, postuma al duca, nel ’28 per il matrimonio del duca Odoardo Farnese con Margherita de’ Medici.

Trascurato dai Borbone e malridotto, continuò, tuttavia, ad essere visitato dalla nobiltà e dagli intellettuali europei, pur se la duchessa Maria Luigia avesse incaricato Nicola Bettoli di costruire il nuovo teatro, il Regio, oggi identificato in via Garibaldi.

Danneggiato dai bombardamenti del 1944, nei giorni nostri il Teatro Farnese è sfarzosamente riaperto al pubblico, a seguito dei lavori di ripristino avviati dagli anni Cinquanta, che hanno riportato al recupero le capriate del tetto, le gradinate, le Gallerie, e le artistiche decorazioni in stucco e paglia, suscitando ammirazione.

Il Museo Archeologico Nazionale sorse nel 1760 per opera del duca Filippo di Borbone, recuperando i reperti dagli scavi della Veleia Romana, la cui esplorazione fu da lui avviata, ed è stato l’unico del genere nell’Italia settentrionale.

Qui, tra un dovizioso altro, si ammirano la bronzea “Tabula alimentaria traianea” (per prestiti ipotecari), la più grande iscrizione bronzea nel mondo romano, e un frammento tardorepubblicano della “Lex Rubria de Gallia Cisalpina.

Maria Luigia lo arricchì con oggetti, statue, ceramiche, papiri e sarcofagi di provenienza mediterranea e lo rinnovò con i ritrovamenti del teatro romano parmense allora scoperto.

Oggi, il museo racchiude la storia del territorio, partendo dalla sua preistoria, e il collezionismo locale, in un riassetto enciclopedico che il visitatore non può perdere.

Il Medagliere Borbonico, tra le più importanti raccolte numismatiche della penisola, supera il numero di ventitremila unità. La collezione originale fu trasferita a Napoli e nei cinque anni successivi al 1765 fu ricostituita con gli esemplari estratti dagli scavi di Veleia.

La duchessa Maria Luigia, poi, oltre a donare le sue collezioni private, elargì parte delle proprie finanze per nuovi acquisti.

Tra gli ultimi arrivi c’è da segnalare il patrimonio dei solidi aurei emessi tra il 353 e il 402 dC a Parma, rinvenuto nel 1962.

La Sala del Trionfo ci racconta come il Ducato dalla sua nascita abbia dato grande respiro alle arti decorative. I Farnese, infatti, adottarono l’arte e gli esteti romani e fiorentini mentre i Borbone, dal loro arrivo a metà del Settecento, abbracciarono il Rococò francese (rocaille).

La Sala ci offre la suggestione degli armadi farnesiani affiancate alle consolles dorate del Petitot e “Il Trionfo da tavola” di Damià Campeny, da cui prende il nome l’esposizione.

La Biblioteca Palatina scaturì dalla scia illuministica, tenacemente voluta dal ministro Guillaume du Tillot e realizzata dal duca Filippo di Borbone con inaugurazione nel 1769, nell’intento di una biblioteca di pubblica utilità.

Fu ancora Maria Luigia d’Asburgo che, divenuta Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla, a incrementare spazi e patrimonio e oggi si contano ottocentomila volumi e una collezione unica di incunaboli e manoscritti, un tesoro librario splendidamente contenuto nelle grandi sale disegnate da Petitot e Bettoli.

Tra gli arredi, pare che la duchessa sorvegli tuttora la biblioteca dalla sua Erma scolpita da Antonio Canova nel 1821.

La sezione musicale, istituita nel 1889, si avvale di oltre centosettantamila unità tra carteggi, libretti, pentagrammi manoscritti e in stampa, periodici e testi.

Essa è l’unica istituzione italiana specializzata, bibliografica musicale, investita giuridicamente di “Biblioteca pubblica statale”.

Nacque grazie alla combinazione di testi e manoscritti di musica provenienti dalla Biblioteca Palatina e dal Conservatorio, dagli Archivi dei Borbone, dall’antica scuola di musica, dal fondo Sanvitale e dai beni di Maria Luigia d’Austria.

Conta ancora il lascito di Ildebrando Pizzetti, l’Epistolario di Arrigo Boito, il carteggio di Verdi con la Casa Ricordi e un manoscritto autografo di una sinfonia di Giuseppe Verdi composta in età giovanile.

La Galleria Nazionale, il cuore del complesso, sorse per virtù dei Farnese che nel XVII secolo vi trasferirono la loro collezione da Roma; nel secolo successivo, però, Carlo di Borbone la trapiantò questa volta a Napoli.

Merito, infine di un secondo Borbone, Filippo, che assieme alla consorte Luisa Elisabetta di Francia, figlia di Luigi XV, volle risarcire Parma del danno subito con l’istituzione nel 1752 di una Accademia di Belle Arti per la quale confluirono nuove opere. La riconversione in museo è dovuta all’immancabile entusiasmo di Maria Luigia d’Austria, con l’apporto artistico di Bertoli e Toschi, ed esso si sarebbe modernizzato nell’ultimo scorcio del Novecento.

La collezione attuale della bellezza appare infinita al visitatore, distribuita tra la Sala Antelami, i Saloni Ottocenteschi, il Salone delle Colonne, la Sala Parma, Sale della Rocchetta, l’Ala Nord, la collezione Farnese e altro.

Tra le opere esposte, tutte di pari fascino, discriminiamo in un ordine cronologico “La scapigliata” di Leonardo Da Vinci (ca 1501), “La Madonna di San Girolamo” di Antonio Allegri detto il Caravaggio (1528), la “Schiava turca” di Francesco Mazzola detto il Parmigianino (1530), Guarigione del cieco nato” di El Greco (1576). “Capriccio con edifici palladiani” di Antonio Canal detto il Canaletto (1750), la statua di “Maria Luigia d’Austria in veste di concordia” di Antonio Canova 1810)”

A completamento di queste pagine, c’è da aggiungere che, all’esterno, al cospetto della Pilotta, nella centralissima via Garibaldi, sede del Teatro Regio, in corrispondenza del piazzale della Pace, è allestito un elegante museo storiografico e biografico su Maria Luigia fondato da Glauco Mario Lombardi (1881/1970) nel seicentesco Palazzo della Riserva, questo allora destinato ai servizi di rappresentazione della corte ducale.

Il sito, oltre alle testimonianze dell’augusta coppia Maria Luigia-Napoleone, raccoglie documenti datati tra il XVIII e il XIX, quali disegni del rinomato architetto Petitot, le opere di Paolo Toschi e una ricca oggettistica a prova della raffinatezza della corte parmense della duchessa e della sua parentesi napoleonica.

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