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I meandri della bellezza italiana:
            il poema dei mesi al Buonconsiglio

Trento, Buonconsiglio Torre Aquila- ph FG

Il castello del Buonconsiglio a Trento è noto per il XIX Concilio svoltosi dal 1545 al successivo ’63, in cui si succedettero ben cinque papi, convocato per trovare una salda e unanime risposta alle dottrine fuorvianti del calvinismo e del luteranesimo. Un concilio, però, che a detta del teologo Paolo Sarpi, avrebbe prodotto effetti contrari alle attese.

Il castello, in temi moderni, è citato per essere stato il patibolo austriaco degli irredentisti Cesare Battisti e Fabio Filzi (impiccati), Damiano Chiesa (fucilato), giustiziati nel prato interno sotto le mura, oggi indicato quale Fossa dei Martiri.

Il castello fu eretto su di un dosso indicato con Malconsey, già area di un castro romano, ma dal 1300 la sua denominazione mutò in Buonconsilii, Buonconsiglio appunto, un oronimo ben più augurale, alla stregua del latino Maleventum (già Maleonton in osco-sannitico) svoltosi in Beneventum e successivamente nell’italiano Benevento.

Un arco di tempo che aveva fatto attraversare il maniero dalla raffinatezza romanica a quella gotico-veneziana, non trascurando il barocco.

Nel suo risvolto artistico, dunque, nella cosiddetta Torre Aquila, in origine eretta a difesa del lato orientale, il principe vescovo Georg von Liechtenstein, discendente della casa austro-morava, verso la fine del XIV secolo, ebbe l’illuminata idea di commissionarvi un ciclo pittorico in affresco, che racchiudesse tutti i mesi in una scenografia rappresentativa delle architetture, della natura, delle attività, della quotidianità e altro concernenti la civiltà a lui contemporanea, oggi definita tardomedievale.

L’artista autore pare rimasto purtroppo nell’anonimato anche se si cita un certo Maestro Venceslao giunto a Trento al seguito del vescovo principe. La sua opera, comunque sia, è tra i capolavori della pittura gotica europea in tema profano ed è una eccellente testimonianza sociale, quale omologo in quel tempo di un documentario filmato nei nostri giorni.

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Ne descrivo qui una sintesi quale assaggio di questa raffinata rarità incastonata nella mappa artistica nazionale.

In tutte le riquadrature appare il simbolo dell’astro solare con annessa una didascalia in carattere gotico per descrivere la costellazione relativa al mese; il pensiero del visitatore non tarda a richiamare le dantesche reiterate “stelle”, associando il ciclo di Torre Aquila a un poema. Non solo, l’autore vi ha posto l’emblema della continuità temporale, utilizzando la volta celeste quale fascia del creato e della sua disciplina.

Ed ecco Gennaio con la neve, materia di giochi per le donzelle, la moda invernale con le sopravvesti pellanda o guarnacca e le calze-brache, i cacciatori con i loro equipaggiamenti.

In questo mese, l’autore vi ha impresso immediatamente l’immagine di un castello, identificato con quello di Stenico, dovizioso d’ogni dettaglio architettonico, nel voler lasciare ai posteri la struttura ricorrente nell’epoca.

Febbraio fermenta di tornei, in cui si evidenzia la cavalleria con armi, barde, armature, vesti, senza trascurare le acconciature e i copricapi femminili.

Marzo era dipinto su una parete lignea che avvolgeva occultando la scala a chiocciola della torre, andata distrutta da un incendio.

In Aprile è raffigurato il villaggio particolareggiato di pozzo, orti, strade, mulini e il lavoro dei campi con i relativi strumenti e utensili. Un microcosmo che in Trentino era basato sulla Regola, una sorta di ordine territoriale e comunitario.

Maggio è il mese del Calendimaggio, una festività allegorica sul risveglio della natura, immediatamente foriera di corteggiamenti amorosi e di incontri conviviali, questi magistralmente descritti con le portate d’alimentazione.

Giugno è tempo di alpeggio, della malga, della lavorazione dei latticini con zangola e fascèra, ma anche ideale per la musica e la danza.

In Luglio le cicogne nidificano sui tetti mentre i contadini, in tunica e con stivaletto detto calceo, sono intenti alla fienagione, in complanare con i pescatori e i falconieri.

Agosto è la stagione in cui preme la raccolta dei frutti dagli alberi, la mietitura, l’aggiustamento dei recinti, l’addestramento dei falchi. La pausa pranzo è costituita da importanti tagli di pane a mo’ di piatto, su cui appoggiare la pietanza, oppure da zuppe e focacce.

Settembre scorre con l’inizio di attività venatorie, sia per gli uomini sia per le donne e a esse sono riservati gli uccelli da preda; i cani sono selezionati tra i bracchi e gli spinoni. La stagione in cui si risistemano i recinti e sul desco appaiono frequentemente le rape.

Ottobre porta con sé l’uva da torchio, dalle vigne ordinate in coltivazione a pertica, e fu giusto Georg, il committente di questo ciclo “cinematografico”, a emanare le norme per una vinificazione di qualità. Quali strumenti sono ricorrenti la bigoncia (recipiente a doghe di 50lt), l’ammostatoio (grosso pestello per il mosto) e il mastello. Il vino preferito dai signori è il bianco aromatizzato; ai servi e contadini è riservato il succo della seconda, se non della terza, pigiatura allungato con acqua.

Novembre è per eccellenza dedicato alla caccia signorile, in cui nobili, battitori e canattieri (responsabili dei cani) si mobilitano per l’inseguimento degli orsi. Giorni in cui si macellano i maiali, piccole ricchezze dei quali non si butta nulla e, pertanto, la loro permanenza in città, la vendita e la macellazione sono sottoposte allo Statuto della città di Trento.

Nel riquadro di Dicembre, infine, l’artista ha voluto cantare in questo suo poema l’insiemistica della città con il castello, un’area dinamica di trasporti, commerci e di mulini, un tripudio pittorico all’uomo e alla sua piccola ma grande patria.

Una opera pittorica, quindi, in gotico europeo, per essere ben ammirata e fruita dai posteri, una fortuna artistica tramandataci ma che non avrebbe certamente portato fortuna al suo committente.

In quei tempi di onerose scelte tra Papato e Impero, il principe vescovo Georg von Liechtenstein si era posto sotto la protezione imperiale. Cacciatosi però in contrasto con Federico IV, fu prescelto d’essere investito della porpora cardinalizia dall’Antipapa Giovanni XXIII, Baldassarre Cossa.

Georg non accettò per offrire, invece, obbedienza a Papa Martino V, Oddone Colonna.

Le vicende politiche, infine, lo costrinsero a fuggire in esilio e nel castello degli Sporo in Sporminore (antica Spaurn), dove aveva cercato scampo, la sua esistenza terrena, un riflesso di luci tra ombre, ebbe termine per un ipotizzabile veneficio.

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