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Irina Zanin
l’artista ricercatrice del quarto valore

Considerazioni di Ferruccio Gemmellaro

20 luglio 2017

Ritratto in terracotta patinata 2017

Ipposauro. Monografia 93-2013- versione in bronzo.

Locandina parigina.

Definirla ceramista, scultrice o pittrice, potrebbe rivelarsi riduttivo per questa plasmatrice della materia, la quale, modellata, fa sortire la credibilità d’infondervi l’alito vitale.

Nelle sue opere, infatti, c’è l’essenza dell’espressionismo, meglio dire l’anima che ogni artista va alla ricerca per imprimervi quello spirito che va di là della rappresentazione visiva.

Figlia di terra veneziana, nutrice questa delle arti, vive e opera a Meolo; ad appena diciannove anni scopre se stessa quale artefice della ceramica ed ecco che fonda un laboratorio, o fabbrica come si preferisce, la fucina di una personale parabola di successo produttivo ma, innanzitutto, di prestigiosa raffinatezza.

Dalla ceramica alla scultura, dove non trascura l’alto-bassorilievo, il velo che le separa è frangibile e qui le sue creature assumono le forme doviziose e armoniche di tratti cromatici e di scintille smaltate e madreperlate, e ancora fogge di vetro e di ossidoriduzione (rame e argento).

Nasce così Mater in terra refrattaria e ossidoriduzione rame, argento e madreperla, figura di donna il cui viso pare proteso ad aspettarsi un bacio, quell’effusione che tutta l’umanità deve alla propria madre universale, la Grande Dea, la creatrice ancestrale che l’uomo ha voluto soppiantare con l’imposizione maschile.

Nella Separata, infatti, in terracotta smaltata, l’espressione del viso assume la contrarietà per quell’antica emarginazione, che tanti mali avrebbe recato e foriera di nefaste conseguenze che le donne ancora oggi sopportano.

La formula concettuale della Mater si omologa in Rosalisa, ingobbi e cotto patinato, ma qui l’espressione della giovane donna è singolare, dovuto al misticismo che irradia, da interpretare quale sfida delle nuove generazioni a che i loro compagni di vita ringuainino per sempre la tradizionale arma del solipsismo.

Il talento della Zanin va quindi oltre i comuni valori di una realizzazione artistica, per un innato intellettualismo tropologico che riesce magnificamente a instillarvi, merito tuttavia del tecnicismo e dell’abilità ideatrice di simulacri.

L’Ipposauro in terracotta e versione in bronzo, tra le sue raffigurazioni zoomorfe, rappresenta, infatti, un giovane uomo che inforca una moto trasfigurata in equino.

Il motociclista trasporta sulle spalle un canide la cui testa sovrasta quella dell’umano, adagiandovisi in una metaforica perfezione scenica speculare, così richiamante entrambi gli appartenenti a uno stesso regno.

La galleria scultorea conta un’inarrestabile teoria d’immagini religiose, femminili e di personaggi noti.

Con un ultimo lavoro, ritratto in terracotta patinata, in cui ha omologato una raggiante specificità, l’autrice ottiene di infondere nel fruitore l’identica emozione che essa aveva provato innanzi al modello ispiratore.

Irina Zanin espone dal 1993 sia in personali sia in collettive in Italia e all’estero.

Dal 20 al 22 ottobre prossimo sarà a Parigi al “Carrousel du Louvre” per conto della “Art Gallery Loreta Larkina”

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