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Lo stigma degli artisti

Francisco Goya, Saturno che divora i suoi figli 1821-23,
Museo del Prado, Madrid.

Un individuo al quale piace scrivere, e vede i suoi lavori pubblicati, è considerato scrittore e come tale - così come per registi, pittori, poeti, artisti in genere - se ispirato, può trattare argomenti d’interesse psicologico e psichiatrico; insomma, per usare un termine breve ma oltremodo concernente, può produrre opere che riguardano lo stigma.

Attenzione, però, tornando al produttore artistico-letterario, ove elabori figure di particolare influenza psichica, non per questo assume il ruolo dello psicologo o dello psichiatra, a meno che non lo sia professionalmente.

Sta a questi ultimi, infatti, analizzare l’opera e i suoi protagonisti, vedi Kafka (Il Castello - La metamorfosi…), Pirandello (Così è se vi pare - Sei personaggi in cerca d’autore…) e Hitchcock (Psyco - La finestra nel cortile…).

Per stigma s’intende il marchio della diversità, il segno distintivo quasi sempre oggetto di intolleranza e di discriminazione, nonostante progressi culturali, politici ed etici.

Quando a carico degli artisti, però, il giudizio comune si acquieta e lo stigma viene considerato perlopiù bonariamente, come una manifestazione che a essi si addice.

C’è dell’altro: affermare che in un artista alberghi una sorta di eccentricità o follia è del tutto falso.

Molti artisti, tuttavia, si atteggiano a essere stravaganti per partito preso, ossia in virtualità e qui si potrebbe annoverare la stravaganza del marchese Salvador Dalì, i cui vezzi suscitavano polemiche anche tra i collezionisti, poiché il comportamento faceva distrarre dal concreto valore delle produzioni surrealiste.

L’eccentricità, la follia, lo stigma, ove si manifestino in realtà, appartengono a una dimensione autonoma rispetto alla potenzialità creativa e, pertanto, appare meglio il riflettere che il soggetto ritrova nell’arte la quiete al suo malessere, una sorta di psicoterapia.

Van Gogh si sarebbe tagliato l’orecchio, atto quale punta di un grave iceberg che covava nell’animo e che lo avrebbe condotto all’internamento, anche se non avesse elaborato quelle magnifiche composizioni; si dedicò decisamente all’arte quando si ritrovò abbandonato dalla sua amata Sien che a lui preferì il richiamo alla prostituzione.

Ligabue si sarebbe trascinato a vivere in quella maniera, anche se non fosse stato un naïf di grande fama. La sua instabilità si sarebbe avviata, o almeno aggravata, dopo la disgrazia della madre e dei tre fratelli, morti per intossicazione alimentare, per la quale mantenne per sempre l’odio verso il patrigno che lo riteneva responsabile; le sue accese tonalità impresse sulle tele determinerebbero l’allegoria della sua psiche.

Caravaggio covava un istinto di impetuosità caratteriale, che lo avrebbe trascinato all’omicidio e alla conseguente sentenza di pena capitale, inducendolo a cercare riparo nelle fughe e nelle ospitalità di fortuna. A nulla valse per l’ottenimento del perdono la supplica d’essere investito del cavalierato di San Giovanni in quel di Malta, dove, purtroppo, commise un secondo grave reato dovuto alla sua focosità; fu espulso dall’Ordine con la qualifica di “membro fetido e putrido” e imprigionato a La Valletta donde riuscì a evadere. Si spense nel sanatorio di Porto Ercole in Toscana. Ai posteri, malgrado la travagliata esistenza, ha tramandato straordinarie opere universali.

Che dire, infine, della schizofrenia di Dino Campana, il poeta dei Canti Orfici, già con sintomi ad appena quindici anni, forse depresso a causa di un congenito senso d’isolamento per quel morboso attaccamento che la madre nutriva per il fratello più piccolo; lei stessa, compulsiva, soffriva di mania deambulatoria. Il poeta si spense per setticemia, probabilmente per infezione contratta durante un maldestro tentativo di fuga dall’ospedale psichiatrico, presso Scandicci.

Francisco Goya, infine, rissoso e fortemente passionale, dovizioso di amanti, durante il suo soggiorno romano, commise il crimine di rapire una giovane trasteverina, per cui fu un perseguitato dalla polizia. Colto verosimilmente da sifilide, che lo avrebbe paralizzato e condotto alla morte, sebbene in tarda età, trascorse un periodo di esistenza ossessiva, imprimendo sulle pareti domestiche immagini terrificanti, le cosiddette Pinturas negras. Fra tutto questo, ha creato opere che lo hanno elevato a essere un pioniere d’arte e il più grande pittore della Spagna.

Alienazione e capacità artistica, pur questa egregia, dunque, possono coabitare.

C’è però un dettaglio che trova qualche corrispondenza in campo scientifico; la patologia dell’ipertiroidismo incrementerebbe nell’individuo una produzione artistica (troppi ormoni pare comportino sovreccitazione simile a una sorta di droga) ma se ciò avviene, è perché questo individuo già possiede in seno una prevedibilità o capacità creativa. Da aggiungere che se l’ipertiroidismo importante non è curato o è trascurato, l’individuo è incline a crisi di vero squilibrio dell’umore, di alterazione emotiva, così come già rilevato nel 1825 dal medico C. H. Parry.

Occorre però evidenziare un concetto alla base del movimento culturale dell’Omologismo: affermando che un creativo (scrittore, poeta, pittore, regista…) ove riesca a produrre impulsivamente un’originalità o un segmento artistico supremo non è perché ubbidisce agli impulsi del subcosciente o dell’inconscio, sia questo individuale sia collettivo, ma risponde agli stimoli che gli arrivano dal Transinconscio, oltre l’inconscio, una sfera ancora insondabile e che potrebbe indurre a false interpretazioni sull’equilibrio psichico dell’artista.

Più chiaramente, nel pensiero omologistico, l’espressionismo di un artista comune si manifesta attraverso le proprie soluzioni alle pulsioni-richieste che percepisce sia dal Subconscio (prima risposta) sia dall’Inconscio (seconda risposta); duplici responsi di connotazione questi che appartengono alla sfera del Mondo-Questo, ovvero, di patrimonio collettivo (dimensione mondoquestistica), troppo spesso tangenti o addirittura secanti un insignificante manierismo, un luogo comune.

Ove l’artista riesca invece ad esprimere una terza risposta connotativa alle pulsioni che il lui sgorgano, cioè desunte dal Mondo-Altro o Transinconscio, crea un’opera non comune, dal sapore utopistico, ovvero, di straordinaria singolarità, sua, solamente sua, mondoalteristica: in questa sfera di mera creatività impulsiva può essere collocato il bipolarismo di Alda Merini.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo cha nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta \...\

A.M. da “Vuoto d’amore”1991

31 gennaio 2021

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